
RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI
15 NOVEMBRE 2021
A cura di Manlio Lo Presti
Esergo
Allora gli dei capirono che dovevano crearsi dei sostituti: gli uomini.
ROBERTO CALASSO, La tavoletta dei destini, Adelphi, 2020, pag. 15
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SOMMARIO
La finta successione dell’Avatar del Colle
Gli USA spingono l’Ucraina alla guerra?
DWN: “Gli Stati Uniti avvertono l’Europa: la Russia sta valutando di invadere l’Ucraina”
Genieri inglesi in Polonia per rafforzare i reticolati…
Inferno alle Scuderie del Quirinale, forse la mostra più potente e visionaria degli ultimi anni
Pioggia di soldi per i centri anti-discriminazione. Così l’identità di genere rientra dalla finestra
Israele compie un “war game” di prepararazione alla “nuova variante letale del COVID-19”
USA posiziona ipersonici atomici Dark Eagle in Germania che beccano Mosca in 6 minuti
Terza Guerra Mondiale in Europa? Alta tensione in Bielorussia, Ucraina e Bosnia
Mattei, Cefis, Pasolini e l’appunto da distruggere
Cosa intendono per democrazia
Dove sono finiti 107 milioni di disoccupati americani in età lavorativa?
I giochi di Guerra degli USA nell’Est Europa potrebbero determinare un prossimo conflitto
DOPO IL TRAMONTO LE TENEBRE
PECCA FORTITER SED CREDE FORTIUS
La successione al Colle
Hanna Reitsch, il lungo volo della pioniera di Hitler
EDITORIALE
La finta successione dell’Avatar del Colle
Manlio Lo Presti – 15 novembre 2021
Abbiamo un’altra questione da seguire oltre allo PSYCHOVAIRUSS… Si tratta dell’elezione del presidente della repubblica della ex-italia.
Non facciamo i finti tonti. Il nome è già stato designato dall’asse infernale anglofrancotedescoUSAinglese. Uscirà allo scoperto, dopo un finto e combattuto dibattimento fra i partiti tutti invariabilmente ricattati e, soprattutto, individualmente, gran parte dei parlamentari in servizio.
Dal dominio francese, che ha imposto alla nuova entità geografica una piccola CASATA DI MERCENARI DELLA SAVOIA. I suoi componenti continuano prezzantemente a parlare francese ancora oggi, mostrando in varie manifestazioni pubbliche notevoli e ripeute incertezze nell’uso della lingua italiana! Dopo questo innesto artificiale finito molto male, siamo passati agli inglesi che hanno eliminato il regno delle due Sicilie servendosi di un pregiudicato ricercato da varie polizie sudamericane che hanno fatto nominare senatore e poi primo gran maestro della massoneria dell’Italia annessa al Piemonte e poi usando armate mercenarie ungheresi per far cadere la piazzaforte di Gaeta (1) e comprando il generale borbonico responsabile. Poi siamo caduti sotto il duro tallone degli angloamericani che hanno dettato la storia politica italiana millimetro per millimetro dal dopoguerra ad oggi, con la benedizione delle alte sfere vaticane. Adesso siamo duramente sottomessi all’asse anglofrancotedescoUSA. Non se ne esce! Ma con ignobile ipocrisia, l’intera rete di strutture disinformative (2) continua a farci credere che la ex-italia sia un alleato con pari dignità di altri all’interno della NATO e dell’Unione europea mentre sappiamo benissimo che il ruolo della penisola è quello di rimanere una colonia di terza categoria, con il compito di essere la sacca razziale dell’europa a causa della sua infelice e penalizzante posizione geopolitica!!!
Questi poteri esterni, soprattutto il Dipartimento di Stato americano, hanno imposto ininterrottamente i nomi dei ministeri estero, interno, tesoro, difesa. Dal 2015 anche la sanità.
Il vigile ed ossessivo controllo dell’ambasciata USA in Italia assicura questi nomi non siano negoziabili, qualsiasi governo salga al potere. Dopo il dramma del Britannia del 1992 ESSI impongono anche l’inquilino del Colle!
La scelta del nome del prossimo abitatore del Colle cadrà su un maggiordomo incaricato di gestire – nell’interesse di questi Paesi dominatori e dell’unione europea – la demolizione teleguidata della ex-italia che deve restare in piedi solamente per pagare gli interessi di un debito pubblico indotto dalle politiche depressive della UE duramente controllata dalla Germania, dalla NATO e dagli USA. Con la dovuta chiarezza, va evidenziato che l’attuale presidente del consiglio è uno dei loro mandatari, il loro commissario fallimentare. Egli risponde solamente alle direttive internazionali, costi quel che costi agli italiani. Lo ha dichiarato ripetutamente in varie occasioni istituzionali e senza peli sulla lingua!!!
La gestione della ex-italia sarà un impegno gravoso per la UE che non ha fatto nulla per evitare l’eccessivo indebitamento italiano se non usando la sergentesca e violenta arma dei provvedimenti depressivi che ne hanno aumentato l’esposizione debitoria affinché la ex-italia fosse indebitata a vita, ma sempre più esposta al rischio insolvenza che trascinerebbe nel caos l’intero sistema finanziario europeo. I motivi?
Il primo è il pagamento degli interessi sul debito che arricchiscono varie banche anglofrancotedesche.
Il secondo è sancire che l’Europa non ha alcun interesse ad un risanamento di un Paese che diventerebbe il quarto concorrente che si infilerebbe nel triumvirato attuale che non vuole intrusi. Tuttavia, COSTORO debbono fare in modo che la ex-italia non collassi diventando insolvente facendo andare in crisi grave il sistema cosiddetto “unitario”.
Si tratta in definitiva, della dottrina Churchill per la quale
1) “chi controlla l’Italia controlla il Mediterraneo”;
2) la ex-italia deve rimanere sempre sul filo del collasso, “per intervenire se il suo crollo è imminente”.
In presenza di una simile sudditanza pesantissima, riesce difficile pensare che i parlamentari, ricattati tutti insieme ed invidualmente, potranno avere margini di libertà di scelta del successore dell’attuale avatar del colle. Un personaggio che ha caratterizzato il suo grigio mandato nel più cinico silenzio che ha rotto di recente mostrandosi improvvisamente attivissimo sui temi della sostenibilità, dell’inclusione, dell’immigrazione, dello PSYCHOVAIRUSS, del genderismo oktosex, della svolta informatica e robotica, del climatismo imposto a colpi di disinformazione terroristica, dell’economia verde portatrice di miseria, pauperismo e decimazione della popolazione in ottica malthusiana di eliminazione dei vecchi e degli improduttivi, secondo i teoremi in precedenza dettati dalla Conferenza di Wannsee della Germania nazista (3).
Sconcertante è la somiglianza dell’acronimo P.N.R.R. con P.R.D. di Gelli (4) in gran parte realizzato dal giovane fiorentino ampiamente sostenuto dal finanziere ungherese antisionista braccato da Israele (5)
Ai lettori più attenti non sarà sfuggito l’uso ossessivo di acronimi nelle comunicazioni ufficiali delle strutture comunitarie europee al punto da rendere necessario l’uso di un dizionario delle sigle utilizzate (6)! Lo scopo è quello di rendere difficoltosa la comprensione dei testi e di spezzare la volontà di coloro che cercano di capire. In questo modo, le autorità naizonali e comunitarie e mondiali dimostrano una strafottente indifferenza nei confronti dei cittadini che pagano i loro stipendi faraonici!
Tutto questo viene fatto per il nostro bene in particolare e per il bene dell’umanità in generale.
Non dimenticatelo, ingrati complottisti brutti sporchi e cattivi!!!
NOTE
(1) https://www.inuovivespri.it/2021/05/24/mercenari-ungheresi-impresa-dei-mille-inglesi-pagano-mercenari-ungheresi/
(2) Università pubbliche e private, professori universitari, centri di ricerca, riviste specializzate, associazioni “culturali” e benefiche laiche, numerosi ranghi delle forze armate nazionali, ampi settori dei servizi segreti, politici, industriali, strutture finanziarie, autorità di controllo economico e bancario, catene televisive, periodici a stampa e in rete… Un elenco esemplificativo ma non esaustivo, ovviamente!
(3) https://www.assemblea.emr.it/cittadinanza/per-approfondire/formazione-pdc/viaggio-visivo/lo-sterminio-degli-ebrei-in-urss-e-in-polonia/la-conferenza-di-wannsee/il-protocollo-di-wannsee/approfondimenti/il-verbale-della-conferenza-di-wannsee
(4) https://www.affaritaliani.it/cronache/renzi-gelli-massoneria-p2-intervista-giannuli-446700.html
(5) https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/21/george-soros-e-sheldon-adelson-lobby-sioniste-e-antisioniste-in-lotta/3744287/
(6) http://www.biblioteche.unical.it/SIGLARIO%20%20A-Z.pdf
IN EVIDENZA
Gli USA spingono l’Ucraina alla guerra?
dal sito Moon of Alabama, serio blog di geopolitica:
C’è paura in Russia che gli Stati Uniti stiano spingendo l’Ucraina in un rinnovato conflitto attivo con la sua regione rinnegata del Donbass orientale e quindi in una guerra con la Russia.
Nel suo ultimo SITREP DELLA FEDERAZIONE RUSSA Patrick Armstrong ricorda gli sviluppi più recenti:
UCRAINA. 1 Nov: accumulo russa con Ukraine confine grida controllate media statunitensi . 2 novembre: il direttore della CIA Burns va a Mosca ; detto per mettere in guardia Mosca contro le operazioni militari. 3 novembre: Dmytro Yarosh nominato consigliere del comandante in capo delle forze armate ucraine, si dimette il ministro della Difesa . 4 novembre: visite ufficiali USA a Kiev . 7 novembre: Kiev dice che nessuna indicazione di accumulo russo al confine .
Cosa è appena successo? Mosca ha trasmesso il suo messaggio e Washington ha spento il suo burattino? ( Se è così, nessuno l’ha detto a Blinken .) Difficile immaginare che qualcuno a Kiev pensi che “una buona piccola guerra” migliorerebbe la miserabile situazione . Ma Yarosh potrebbe. Questa volta penso che Mosca userà la forza – se non hanno ricevuto l’allusione in primavera , non c’è motivo per altre indicazioni: tempo per i fatti. (Ossezia 2008; ma più veloce.)
All’inizio di quest’anno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiuso TV e media che favorivano l’opposizione. La scorsa settimana il KyivPost di 26 anni in lingua inglese è stato chiuso dopo che il suo proprietario è stato minacciato.
Zelensky ha recentemente perso la maggioranza nella Verkhovna Rada, il parlamento ucraino. Il leader del partito di Zelensky “Servo del popolo” Dmytro Razumkov, è stato rimosso dalla sua posizione di portavoce della Rada dopo alcuni conflitti con Zelensky. Razumkov ha ora fondato un nuovo partito e 21 parlamentari del “Servo del Popolo” si sono uniti a lui in una nuova fazione . Servono 226 seggi per la maggioranza alla Rada. “Servo del popolo” aveva 244 seggi, ma ora è sceso a 224.
L’Ucraina è in crisi energetica. Non ha utilizzato i mesi estivi per riempire il suo deposito di gas. Manca il carbone termico per generare elettricità e riscaldare le sue città. Ora importerà carbone dalla Polonia, dagli Stati Uniti e dal Sudafrica. Questo non è solo costoso, ma probabilmente è anche troppo tardi per evitare i blackout:
Considerando questi fattori, il [ministro dell’Energia Herman Haluschenko] ha sottolineato la necessità di sviluppare l’estrazione del carbone nazionale.”È importante guardare alle possibilità di un rapido aumento della produzione nazionale . E se ci sono tali opportunità e c’è l’opportunità di investire nel carbone nazionale, questa è la priorità chiave”, ha sottolineato.
La regione del Donbass ha grandi riserve di carbone e miniere. Aumentare rapidamente la produzione nazionale di carbone occupandolo potrebbe essere un’idea di alcune persone per evitare blackout continui .
Questa settimana il ministro degli Esteri dell’Ucraina era a Washington DC per i colloqui di dialogo strategico tra Stati Uniti e Ucraina. C’era un sacco di guerra mongering circa un ‘escalation russo’ che non sta accadendo. La Russia non è interessata a uno, ma in precedenza aveva detto che avrebbe protetto il popolo russo nelle province rinnegate del Donbass.
Nel luglio 2020 l’Ufficio statunitense del direttore dell’intelligence nazionale ha scritto una valutazione sommaria delle intenzioni della leadership politica della Federazione russa . Ha concluso che la Russia non fa una guerra con la NATO, ma non si tira indietro di fronte a una minaccia immediata. Dice anche:
Valutiamo che Mosca è sempre più preoccupata per l’attività militare degli Stati Uniti, specialmente in Europa, e che ciò aumenta il potenziale di un’escalation russa non intenzionale.
Questo mese la Marina degli Stati Uniti ha inviato il cacciatorpediniere missilistico Porter e la nave comando Mount Whitney nel Mar Nero. Il secondo è di particolare interesse :
“La regione può già essere vista come un potenziale teatro di guerra. La nave comando USS Mount Whitney è nota per le sue visite in punti problematici. È stata avvistata vicino alle coste dell’Iraq e della Libia e ha visitato il Mar Nero nel 2008, quando un la guerra è scoppiata in Ossezia del Sud. È arrivata anche sulle nostre coste nel 2014, dopo che la Crimea si è riunita alla Russia”, ha aggiunto [l’esperto militare Vladislav Shurygin].
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno intensificando la loro attività di ricognizione aerea intorno al Mar Nero:
MOSCA, 10 novembre. /TASS/. Gli aerei da ricognizione della NATO hanno aumentato il numero di voli vicino ai confini russi nella regione del Mar Nero nelle ultime 24 ore, secondo quanto riferito mercoledì dal ministero della Difesa russo.
“Nelle ultime 24 ore, gli aerei da ricognizione dei paesi della NATO hanno aumentato l’intensità dei voli vicino ai confini della Federazione Russa nella regione del Mar Nero”, ha affermato il ministero.
Il 9 novembre, i radar delle truppe di difesa aerea della Forza aerospaziale russa hanno tracciato un aereo di sorveglianza, comando e controllo a terra dell’aeronautica statunitense E-8C sul Mar Nero, ha affermato.
“Inoltre, le truppe missilistiche antiaeree russe hanno tracciato tre aerei da ricognizione degli stati membri della NATO sul Mar Nero nelle ultime 24 ore”, afferma la dichiarazione.
Nel frattempo, i caccia statunitensi F-15E Strike Eagle e le cisterne aeree sono stati schierati in Bulgaria e Romania.
La paura a Mosca non è che gli Stati Uniti attacchino la Russia. Ma l’elevata attività delle forze statunitensi nell’area e l’incitamento che Kiev riceve da Washington potrebbero far credere alla leadership ucraina che Washington le è al fianco e verrà in suo aiuto quando attaccherà la regione del Donbass e la Russia risponderà.
Questa credenza è falsa. Alastair Crooke nota un tipico comportamento degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan, Israele e Ucraina. Li incita al conflitto, ma quando inevitabilmente arriverà il contraccolpo, non sarà in grado o non vorrà aiutarli:
L’Occidente riesce a usare l’Ucraina come piolo per minacciare la Russia con l’azione della NATO, anche nella misura in cui la NATO ha recentemente abbassato la soglia per l’uso delle sue armi nucleari – eppure … non c’è modo che il Donbass possa essere ripreso da Kiev. Mosca non lo permetterà mai e la NATO sa che non può prevalere sulla Russia in Ucraina, a meno di uno scambio nucleare impensabile.
Ad ogni modo, gli Stati Uniti : o l’Ucraina rimane territorialmente lo status quo e si disintegra per il peso la propria disfunzionalità, il collasso economico e la corruzione endemica. Oppure, in un gesto inutile, va per tutto contro le forze del Donbass e finisce smembrata , poiché la Russia – molto riluttante – è costretta a intervenire.
Dopo la debacle in Afghanistan, l’amministrazione Biden ha bisogno di una vittoria in politica estera:
In Ucraina, provocare anche un limitato intervento militare russo nell’Ucraina orientale sarebbe salutato [a Washington] come un risultato politico. Non importa il danno, le morti; L’Europa cadrebbe sotto il pieno controllo di Washington e la NATO riscoprirebbe la sua ragion d’essere . Ma l’Europa e l’America sarebbero più deboli – e ancora più clienti tradizionali dell’America si affermeranno, diversificando le loro relazioni e proiettando il potere attraverso alleanze più ampie. E più guardano verso est, più si impegnano a fondo con la Cina.
Crooke lo paragona a quello dell’amministrazione Clinton…
.. desiderio di accumulare una serie di risultati vari e superficiali che sarebbero stati vantati come successi per l’elettorato, in modo che quest’ultimo concludesse che la politica estera era in condizioni ragionevolmente buone. Eppure sarebbero in errore: la ricerca di accumulare questi vuoti risultati “ha ignorato il vuoto allarmante, proprio nell’area di maggiore importanza: la questione se la politica stesse rendendo più o meno probabile che l’America dovesse combattere un grande guerra nel prossimo futuro”. Gli Stati Uniti sono dipendenti dal successo effimero, ignorando la sua erosione strategica ..
Vedo anche analogie con Hong Kong, dove l’amministrazione Trump ha incitato una rivolta studentesca ma non ha fatto nulla quando la Cina è finalmente intervenuta. Questo è stato visto come un successo da Trump e Pompeo, ma l’opposizione di Hong Kong ha perso e Hong Kong non è più il facile punto di ingresso degli Stati Uniti in Cina.
Basta un errore di calcolo a Kiev o qualche incidente imprevisto nella regione del Mar Nero e la situazione potrebbe degenerare seriamente.
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/gli-usa-spingono-lucraina-alla-guerra/
DWN: “Gli Stati Uniti avvertono l’Europa: la Russia sta valutando di invadere l’Ucraina”
L’ha detto Bloomberg in un report intitolato “Gli Stati Uniti avvertono l’Europa che le truppe russe potrebbero pianificare l’invasione dell’Ucraina” . Nei circoli diplomatici, si dice che i funzionari statunitensi abbiano trasmesso questo avvertimento ai loro colleghi europei. Tuttavia, i capi di Stato e di governo dell’UE non hanno ancora ricevuto alcun avvertimento ufficiale. Questo è esattamente ciò che dovrebbe accadere prima che l’UE decida su una “risposta collettiva”.
All’inizio di novembre 2021, il portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti John Kirby ha affermato che ci sarebbero stati movimenti militari “insoliti” sul territorio russo non lontano dal confine ucraino. “Continuiamo a monitorarlo da vicino. Senza entrare in ulteriori dettagli ora, penso che sia davvero una questione di scala. Dipende dalle dimensioni delle unità che vediamo. Qualsiasi escalation o azione aggressiva da parte della Russia sarebbe molto preoccupante ”, ha citato il Voice of America dicendo Kirby. Circa 90.000 soldati russi sono di stanza al confine con l’Ucraina.
L’ agenzia di stampa tartara di Crimea “Qırım Haber Ajansı” (“QHA”) riferisce che la Russia ha trasferito almeno un battaglione di carri armati T-80U nell’Oblast di Voronezh. Da lì, il battaglione sarà trasferito in direzione del campo di addestramento di Pogonovo e lì stazionato.
Il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha dichiarato il 10 novembre 2021, secondo il New York Times : “La nostra preoccupazione è che la Russia possa commettere un grave errore se farà ciò che ha fatto nel 2014 quando ha portato truppe lungo il confine mobilitato, ha invaso i sovrani”. territorio ucraino e lo ha fatto affermando falsamente di essere stato provocato”.
15 rappresentanti repubblicani della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti chiedono al presidente degli Stati Uniti Joe Biden in una lettera aperta di inviare truppe statunitensi in Ucraina. La lettera aperta afferma: “Inoltre, esortiamo te (Joe Biden, ndr) a considerare immediatamente un’adeguata presenza militare statunitense nella regione e adeguate attività di scambio di informazioni statunitensi e in Ucraina per evitare che la situazione si aggravi ulteriormente”.
Un funzionario del governo britannico ha dichiarato alla rivista americana Foreign Policy , a condizione di rimanere anonimo, che i movimenti militari russi erano “preoccupanti” e “non utili”. Gran Bretagna e Stati Uniti avrebbero opinioni simili sulla situazione.
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha risposto: “La Russia mantiene la sua presenza di truppe sul suo territorio ovunque sia ritenuto necessario”.
La Russia respinge le accuse – critica la NATO e gli USA
La Russia nega qualsiasi intenzione aggressiva. Il Cremlino accusa invece il governo Usa di intenzioni provocatorie perché gli americani hanno inviato navi da guerra nel Mar Nero nella prima settimana di novembre. L’invio delle navi è stato documentato sul sito ” Military.com “.
L’11 novembre 2021, il segretario stampa del ministero della Difesa russo, il maggiore generale Igor Konashenkov, ha condiviso in un videocon: “Il Ministero della Difesa russo ha registrato un aumento delle attività militari degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO nella regione del Mar Nero (…) Quattro aerei da ricognizione della NATO sono stati scoperti e scortati dai radar antiaerei delle forze aerospaziali russe negli ultimi 24 ore. Gli aerei da ricognizione U-2S, RC-135 e due P-8A, aerei da pattugliamento di base Poseidon hanno sorvolato lo spazio aereo nordoccidentale e centrale del Mar Nero. Tra mezzogiorno e le 15:00, un aereo da ricognizione RC-135 della British Air Force ha tentato di avvicinarsi al confine di stato della Federazione Russa vicino alla parte sud-occidentale della penisola di Crimea. Un caccia Su-30 della Russian Aerospace Force è stato messo fuori servizio per monitorarne il funzionamento. A circa 30 chilometri dal confine russo, un caccia russo Su-30 si è avvicinato all’aereo da ricognizione, facendo cambiare rotta al velivolo britannico allontanandosi dal confine russo. La USS “Porter” e la nave personale “Mount Whitney” stanno ora navigando più a ovest del Mar Nero. Le navi statunitensi sono monitorate dall’incrociatore “Moskva” e dalla fregata “Admiral Essen”.“
Konashenkov letteralmente: “Il ministero della Difesa russo considera le attività militari degli Stati Uniti e dei suoi alleati nella regione del Mar Nero come un esercizio di prova in relazione al previsto teatro di guerra nel caso in cui l’Ucraina prepari una ‘soluzione violenta’ al conflitto in il sud-est. Questo esercizio non programmato vicino ai nostri confini è un’azione aggressiva degli Stati Uniti totalmente non provocata che rappresenta una minaccia per la sicurezza regionale e la stabilità strategica”.
Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha dichiarato, secondo le informazioni dell’agenzia di stampa Interfax : “I rischi di una collisione nel Mar Nero sono in aumento. Questo è un altro tentativo di mettere alla prova la Russia per la sua forza. ”Ma in che modo le attuali tensioni stanno influenzando i tedeschi e i francesi sulla politica ucraina?
Il formato Normandy potrebbe essere “cerebralmente morto”
Germania e Francia stanno cercando di tenere colloqui con la Russia in formato Normandia. Il formato Normandia è un formato di colloqui di pace sulla guerra in Ucraina, composto da Germania, Francia, Russia e Ucraina. Il cancelliere Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente ucraino Volodymyr Selenskyj hanno tenuto una conversazione telefonica l’11 ottobre 2021 per discutere i preparativi per un possibile futuro vertice in formato Normandia.
Merkel, Macron e il presidente russo Vladimir Putin hanno fatto una telefonata separata lo stesso giorno e hanno deciso di stabilire i requisiti per tenere un vertice in formato Normandia. Merkel, Macron e Putin hanno tenuto una discussione tripartita simile nel maggio 2019 in vista dell’ultimo vertice in formato Normandia. Mentre gli Stati Uniti esercitano pressioni su Germania e Francia sottolineando che la Russia sta considerando un’invasione dell’Ucraina, anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov si è espresso in questo contesto.
Riguardo a una riunione dei ministri degli esteri e della difesa di Russia e Francia il 12 novembre 2021, Lavrov ha dichiarato il giorno prima della riunione: “Vedo l’avvertimento francese sui suoi piani per sollevare la questione dell’Ucraina come prova che i nostri colleghi francesi riconoscono che domani – e in generale – non potranno sottrarsi alla responsabilità di ciò che fanno i loro protetti a Kiev. Intendo il regime del presidente ucraino Volodymyr Selenskyj».
“Avremo una discussione molto seria al riguardo”, ha detto, aggiungendo che Francia e Germania consentono a Kiev “di minare e ignorare apertamente e coerentemente tutti i consigli e l’accordo di Minsk”. Pensa che Germania e Francia lasceranno fare all’Ucraina, il che significa che sono anche responsabili della posizione di Kiev nei confronti della Russia, riporta il quotidiano online di Mosca ” Lenta.ru “.
Classificazione degli eventi
Gli sviluppi attuali sono particolarmente interessanti da due diverse prospettive. Da un lato, gli Stati Uniti vogliono che Germania e Francia (e l’UE in generale) prendano una posizione dura sulla Russia, con riferimento al conflitto in Ucraina. D’altra parte, il capo della diplomazia russa Lavrov incolpa Parigi e Berlino per le azioni politiche di Kiev nel conflitto ucraino.
Ciò chiarisce anche che se i colloqui di pace verranno ripresi nel formato della Normandia, Mosca fisserà condizioni chiare che l’Ucraina probabilmente non accetterà. Per allora, al più tardi, questo formato – e non la NATO, per esempio – sarebbe decisamente “morto cerebrale”.
Gli Stati Uniti e la Russia sarebbero quindi rimasti come grandi attori in Ucraina, con la Gran Bretagna che svolgerebbe un ruolo silenzioso e attivo. È molto probabile che ci sarà un consenso diplomatico e militare tra Mosca e Washington in relazione al conflitto ucraino. Si può escludere un conflitto militare tra queste due potenze e una “guerra totale” in Ucraina.
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Cüneyt Yilmaz si è laureato all’Università dell’Alta Franconia di Bayreuth. Vive e lavora a Berlino.
Genieri inglesi in Polonia per rafforzare i reticolati…
Tutti si prodigano ad aiutare la Polonia contro la Bielorussia
Frontex si offre di aiutare la Polonia a rimpatriare i rifugiati iracheni entrati attraverso la Bielorussia
Per l’Italia, Frontex non s’è offerta di rimandare indietro i nigeriani
‘Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) vuole aiutare la Polonia a restituire i rifugiati iracheni che sono entrati nel paese attraverso la Bielorussia, ha detto giovedì il direttore dell’agenzia.
Fabrice Leggeri ha detto in una sessione del Parlamento europeo che ci sono 1.700 iracheni che potenzialmente possono essere rimandati indietro.
Frontex si è offerta di organizzare voli charter per il rimpatrio degli iracheni e ha chiesto alla Commissione europea di esercitare pressioni su Baghdad affinché li accetti, ha aggiunto.
L’Unione europea ha annunciato che avvierà sforzi diplomatici per risolvere la crisi dei rifugiati al confine tra Polonia e Bielorussia.
Il presidente della Commissione europea ha incaricato il vicepresidente Margaritis Schinas di visitare Abu Dhabi, Baghdad, Beirut ed Erbil per aiutare a risolvere la crisi.
Frontex e respingimenti
A luglio, il Parlamento europeo ha annunciato i risultati di un’indagine sul presunto ruolo di Frontex nei respingimenti dei migranti.
Il rapporto afferma che Frontex non è direttamente coinvolta in violazioni dei diritti fondamentali, ma i suoi sforzi per prevenire le violazioni dei diritti umani e ridurre i rischi non sono stati sufficienti.
A causa dei risultati, Legeri ha affermato che l’agenzia ha valutato i suggerimenti e inizierà ad applicarli a partire dal prossimo anno.
il Regno Unito invia soldati in Polonia dopo che Putin ha provocato l’Occidente schierando truppe in Bielorussia e inviando bombardieri sul Mare del Nord
I Royal Engineers britannici (il genio militare) prenderanno parte al rafforzamento della recinzione al confine tra Bielorussia e Polonia, afferma il ministro della Difesa polacco.
Gli inglesi invece dicono un’altra cosa. Dal DailY Mail:
Gli Stati Uniti affermano che Putin commette un “grave errore” poiché avvertono che sta “cercando modi di trattare” con Lukashenko mentre il Regno Unito invia soldati in Polonia dopo che Putin ha provocato l’Occidente schierando truppe in Bielorussia e inviando bombardieri sul Mare del Nord
È arrivato dopo che la Bielorussia e la Russia hanno tenuto esercitazioni militari vicino al confine, con le truppe britanniche schierate per rafforzare le difese
La Russia ha anche pilotato due bombardieri con capacità nucleare vicino al Regno Unito con i tifoni della RAF schierati per scortarli
Gli Stati Uniti hanno anche avvertito che la Russia si sta preparando a invadere l’Ucraina orientale dopo aver accumulato forze lungo il suo confine
L’America ha avvertito che Vladimir Putin commetterà un “grave errore” se invaderà l’Ucraina dopo che il presidente russo ha provocato l’Occidente schierando truppe in Bielorussia e inviando bombardieri sul Mare del Nord.
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Il vicepresidente Kamala Harris ha affermato che “gli occhi del mondo” sono sul confine con la Bielorussia e gli Stati Uniti stanno “guardando agli strumenti di cui dispongono” dopo una giornata di sviluppi rapidi che hanno portato a timori di uno scoppio di guerra al confine orientale dell’Europa.
Il segretario di Stato Antony Blinken ha accusato il dittatore Alexander Lukashenko di usare la migrazione come arma politica contro l’UE mentre il vicepresidente Harris ha condannato le sue “azioni molto preoccupanti” al confine con la Polonia.
Harris ha parlato della situazione in una conferenza stampa a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron – dopo che la Russia ha condotto esercitazioni di bombardamento con le forze bielorusse e ha accumulato truppe lungo il confine con l’Ucraina – spingendo gli Stati Uniti ad affermare il loro impegno “corazzato” per la sicurezza ucraina.
“Sulla questione della Bielorussia e su ciò che sta accadendo al confine con la Polonia, siamo molto preoccupati e vi prestiamo molta attenzione”, ha affermato. Ha anche dato un avvertimento al governo del presidente Alexander Lukashenko.
«Il regime di Lukashenko, credo, sia impegnato in un’attività molto preoccupante. È qualcosa di cui ho discusso con il presidente Macron, e gli occhi del mondo e dei suoi leader stanno guardando cosa sta succedendo lì’, ha detto.
Apparatchik ribelli a Minsk hanno reagito, poiché il ministro della Difesa Viktor Khrenin ha accusato le nazioni occidentali di aver cercato di “iniziare il conflitto” usando “ultimatum, minacce e ricatti” mentre giurava di “rispondere duramente a qualsiasi attacco”.
Viene dopo che Russia e Bielorussia hanno tenuto esercitazioni di paracadutisti a sole 20 miglia da un valico di frontiera dove sono raccolti migliaia di migranti, dicendo che era per “testare la prontezza” delle loro truppe, nello stesso momento in cui due bombardieri russi volavano vicino al Regno Unito – con RAF Typhoons si è precipitato a scortarli.
Un “piccolo” distaccamento di truppe britanniche, che si pensa provenga dai Royal Electrical Mechanical Engineers, è stato anche schierato al confine polacco per aiutare a rafforzare le difese, ha confermato il ministero della Difesa.
Separatamente, gli Stati Uniti hanno anche avvertito che Putin potrebbe prepararsi per un attacco all’Ucraina orientale dopo essere stato avvistato mentre ammassava migliaia di truppe, carri armati e pezzi di artiglieria vicino al confine. Il ministro della Difesa ucraino ha accusato la Russia di condurre una “guerra ibrida” contro l’Europa, affermando che Putin è in definitiva responsabile della crisi del confine po
Valentin Rybakov, rappresentante permanente bielorusso presso l’ONU: La situazione al confine con la Bielorussia, dove i paesi vicini stanno concentrando mezzi militari, è tesa al punto che qualsiasi provocazione, qualsiasi errore umano possono portare a conseguenze estremamente tragiche. https://t.me/rbc_news/37876 La Polonia ha annunciato l’arrivo dei militari dalla Gran Bretagna al confine con la Bielorussia, contribuiranno a rafforzare la barriera. https://t.me/bbbreaking/105436
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/para-israeliani-si-esercitano-in-polonia-genieri-inglesi-anche/
ARTE MUSICA TEATRO CINEMA
Inferno alle Scuderie del Quirinale, forse la mostra più potente e visionaria degli ultimi anni
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In uno dei suoi libri più recenti, L’hiver de la culture, Jean Clair ricordava una visita alla chiesa di Saint-Germain-des-Prés, a Parigi, in compagnia d’un giovane storico dell’arte canadese, conservatore d’un museo, che attraversava l’Atlantico per la prima volta: in quel tempio così antico, era rimasto sbalordito dalla messa che il sarcedote stava officiando. Per il giovane studioso, che arrivava dalle lande ghiacciate del Saskatchewan e che considerava antico un edificio tirato su cinquant’anni prima, era non soltanto un fatto meraviglioso la possibilità d’ammirare per la prima volta un monumento in piedi da secoli, ma era quasi inconcepibile vedere che quel tempio era ancora destinato alla funzione per cui era nato. L’apologo è interessante perché dalle righe di Jean Clair, in questo come in altri suoi scritti, emergono lampi di quella continuità tra arte e vita che spesso l’odierna industria culturale fatica a leggere, a interpretare, a far arrivare al pubblico. La storia dell’arte, scriveva Jean Clair nel suo saggio Méduse del 1989, altro non è che la storia dell’uomo, e la mostra Inferno che s’è aperta lo scorso 15 ottobre alle Scuderie del Quirinale, curata dallo stesso Jean Clair assieme alla moglie Laura Bossi, ci sorprende, in certa misura ci disorienta, ci sconvolge e di sicuro ci colpisce, pure con una certa violenza, in parte proprio perché stiamo perdendo l’abitudine a trovare tracce di questa continuità e di questa storia dell’arte intesa come riflesso della storia dell’uomo negli spazî destinati ad accogliere grandi rassegne espositive, e in parte perché alle Scuderie del Quirinale quella che va in scena è forse più che una mostra.
È al contempo un’esposizione, una pièce di teatro, un viaggio, financo un’opera d’arte concettuale. Prescinde da qualsiasi logica meramente descrittiva o illustrativa (anche perché occorre ribadirlo con franchezza: non avrebbe avuto senso ordinare l’ennesima mostra didascalica sulla Commedia di Dante nell’anno del settecentenario) e procede per accostamenti raffinati, talvolta più evidenti talaltra più arditi, in un crescendo sontuoso, spettacolare fin dalla scelta delle opere e dal loro posizionamento negli allestimenti (si comincia con una specie di “limbo” introduttivo e s’entra in mostra oltrepassando il calco in gesso a grandezza naturale della Porta dell’Inferno di Rodin, giusto per riassumere la partenza), arrivando sino a un finale che cattura il pubblico con la stessa carica drammatica del finale d’un film.
E poi è una mostra che colpisce perché costringe il pubblico a fare i conti col rimosso, foss’anche per la sola durata della propria permanenza alle Scuderie. S’intravede tra le opere la verve critica del curatore, che riaffiora dalle pagine del catalogo: “come ormai non esiste più la morte”, scrive Jean Clair, “così non esiste più il male allo sguardo dell’uomo moderno. Credendo di avere acquisito un diritto alla salute perpetua, egli si crede potenzialmente immortale. Il cadavere che lascia dietro di sé quindi non è più niente. Più niente che lo riguardi ancora, niente per cui abbia qualche rispetto”. E ancora: “Allo stato totale che abbiamo conosciuto nel secolo scorso sarebbe succeduto oggi l’individuo totale. E al culto del sangue, che ha fondato la società totalitaria […] sarebbe succeduto il culto dell’escrementizio, in cui si afferma la potenza dell’individuo totale. Una civiltà di natura fecale, nella quale ogni individuo ritiene di non dovere più niente alla società ma di potere, da essa, esigere tutto”. Che posto può avere l’inferno in un mondo simile? E che cos’è l’inferno? La discesa nell’abisso può iniziare.




L’avvio è, come detto, una sorta di limbo che rende chiare le premesse e che prepara il visitatore al suo viaggio: l’antefatto, la caduta degli angeli ribelli, vive in un mirabolante confronto tra la Caduta di Andrea Commodi, da poco tirata fuori dai depositi degli Uffizi ed esposta nelle nuove sale del Cinquecento, e il minuzioso lavoro in marmo attribuito da Francesco Bertos (in passato dato ad Agostino Fasolato), proveniente dalle collezioni di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, una vertiginosa piramide di sessanta figure scolpite da un unico blocco di marmo. Il nugolo di corpi che s’attorcigliano, s’avvinghiano e cadono, tanto nel dipinti di Commodi quanto nella scultura veneta, richiama visivamente la porta dell’Inferno, cui s’arriva dopo la morte e il Giudizio, come ci ricordano l’orrorifica scultura in legno dello spagnolo Gil de Ronza, una spaventosa Morte a grandezza naturale, e il Giudizio finale del Beato Angelico, in una sala che scuote fin da subito il pubblico col suo forte impatto scenografico.
Varcata la soglia dell’oltretomba, ecco una delle prime rappresentazioni dell’inferno secondo Jean Clair: una bocca enorme e lorda, intenta a fagocitare anime brulicanti per l’eternità. “L’inferno”, scrive il curatore, “è un budello interminabile, pozzo senza fine, ‘puteus abyssi’, latrina ultima, piena di odori insopportabili, le fetide fogne in cui sono imprigionate le potenze infernali e si ammassano i mortali che hanno rifiutato Dio. Nel II secolo Tertulliano, il primo Padre della Chiesa, designerà col termine ‘puteus’ quell’abisso infernale e ghiottone, quel ventre sempre inappagato, quella caverna brulicante di mostri, quella grotta, quell’antro boccale e anale allo stesso tempo”. L’“antro boccale” che Jean Clair ha in mente forse somiglia all’Orco del Bosco di Bomarzo, presente in una foto del 1949 di Herbert List, che non è poi così distante dall’animale mostruoso che inghiotte le anime nel dipinto di Jacob Isaacszoon Van Swanenburg, o a quella specie di drago al quale Cristo apre la bocca, scendendo nel limbo, in una chiave di volta della chiesa di Saint Maurice de Vienne, che a Roma arriva traslata in un calco del 1913 di Charles Édouard Pouzadoux: dentro, s’agitano le anime che popolano le visioni allucinate di Pieter Huys, dell’Anonimo portoghese che ha dipinto un Inferno dove i dannati bollono dentro grosse marmitte, o di Monsù Desiderio che s’immagina una sorta di mondo sotterraneo dominato da Ade e da Proserpina, con antri profondi incorniciati però da architetture classiche, colmo di scheletri e anime che s’aggirano da tutte le parti.
Non c’è solo l’inferno di Dante, s’apprende scopertamente dalla mostra: la sala degli “abitanti dell’inferno” è una sorta di campionario dell’immaginazione, è una selva di dipinti i cui autori son stati ispirati dalle fonti più disparate, e che Laura Bossi ben riassume nel suo saggio in catalogo: l’antro fiammeggiante dei testi biblici, la strana terra ai confini del mondo che popola le visioni dei monaci medievali (san Brandano lo immaginava zeppo di edifici dalle forme più inusitate e di animali bizzarri, e con un Giuda che viene tormentato coi modi più sadici e atroci per sei giorni alla settimana, mentre la domenica, per sua fortuna, viene lasciato riposare), e ovviamente il luogo d’immani torture per le anime dei peccatori dannati.

![Gil de Ronza, Muerte [La Morte] (1522 circa; legno policromo, 169 x 62 x 48 cm; Valladolid, Museo Nacional de Escultura, inv. CE0057) Gil de Ronza, Muerte [La Morte] (1522 circa; legno policromo, 169 x 62 x 48 cm; Valladolid, Museo Nacional de Escultura, inv. CE0057)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/gil-de-ronza-morte.jpg )

![Auguste Rodin, La Porte de l’Enfer [La porta dell’Inferno] ([1880-1917], calco in gesso del 1989 in due parti, 298 x 399 x 122 cm parte bassa, 312 x 374 x 135 cm parte alta, altezza totale 610 cm; Parigi, Musée Rodin, inv. E33) Auguste Rodin, La Porte de l’Enfer [La porta dell’Inferno] ([1880-1917], calco in gesso del 1989 in due parti, 298 x 399 x 122 cm parte bassa, 312 x 374 x 135 cm parte alta, altezza totale 610 cm; Parigi, Musée Rodin, inv. E33)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/auguste-rodin-porta-inferno.jpg )




Si rischia il déjà-vu nelle sezioni ch’esplorano l’Inferno di Dante, perché lo schema non si discosta molto da quello d’altre mostre che si son tenute quest’anno (su tutte quella di Forlì): eccoci dunque ancora a vedere le illustrazioni di Federico Zuccari, di Giovanni Stradano, di William Blake, ecco che di nuovo arrivano le pene di Paolo e Francesca e quelle del conte Ugolino, ecco l’Inferno di Filippo Napoletano, i ritratti di Dante, a partire da quello, sempre immancabile, di Domenico Petarlini. Occorre però sottolineare che il rischio è ben scansato, per diversi motivi: intanto, le chiavi di lettura sono diverse da quelle che ci s’attende. Sull’episodio del V canto i curatori hanno accuratamente evitato ogni accenno di romanticismo (fatta eccezione per pochi episodî, come la grande tela di Giuseppe Frascheri dove i due innamorati riescono addirittura a tenersi per mano, o come il solito Ary Scheffer che s’era già visto ai Musei San Domenico), perché Paolo e Francesca sono anzitutto due anime che bruciano tra le fiamme infernali (si veda il Paolo e Francesca aux enfers di Henri-Jean-Guillaume Martin, sempre che si riesca ad aver ragione della pessima illuminazione che, purtroppo, ne impedisce una visione senza disturbi: evenienza purtroppo non così sporadica in mostra), e che sono travolte dalla stessa bufera che tormenta migliaia di altri peccatori che nella vita si sono dati ai piaceri carnali: i Voluptueux di Victor Prouvé cancellano ogni residuo di sentimentalismo e ci fanno ripiombare in quella dimensione di carnalità, sozzura e bassi istinti su cui Jean Clair e Bossi hanno costruito l’impalcatura della loro mostra, fin dal momento in cui la bocca dell’inferno ci ha risucchiati nel suo gorgo. Lo stesso vale per Ugolino della Gherardesca: nessuna pietà, nessun riferimento alla sofferenza interiore del personaggio e alla sua travagliata vicenda personale. Non c’è l’Ugolino di Diotti, chiuso nella Torre della Muda a meditare sul suo tremendo destino, non ci sono neanche i bambini gementi e imploranti di Reynolds davanti a un Ugolino muto e impassibile (per quanto l’opera dell’inglese sia quella che sancisce l’inizio della fortuna moderna di Dante): alle Scuderie del Quirinale c’è solo l’immagine bestiale di un uomo conficcato nel ghiaccio, che con ferocia disumana divora e scarnifica la testa sanguinolenta del suo avversario, arrivando persino a provocare, nel dipinto di Gustave Courtois, lo sgomento d’un Dante atterrito, che si nasconde dietro un Virgilio adolescente e serafico.
La sezione su Dante, apparentemente quella più scontata della mostra, ha comunque altri caratteri d’originalità. C’è, intanto, il focus sulla topografia dell’inferno, che s’apre col prestito eccezionale della Voragine infernale di Botticelli, in arrivo dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, e prosegue sino alla bizzarra (e non comprovata, ma comunque in certo modo affascinante) teoria di Roland Krischel, autore nel 2010 d’un ampio saggio in cui avanzava l’ipotesi che il Teatro Anatomico di Padova sia stato ispirato dalla forma a cono rovesciato dell’inferno, e che Galileo Galilei abbia avuto un ruolo nella progettazione. “Immaginato come soggiorno comune delle ombre o delle anime dei morti, poi come luogo della giustizia dell’Aldilà”, scrive Laura Bossi, “l’Inferno è ‘impensabile, indicibile, infigurabile’… ma il pensiero umano è irrimediabilmente ancorato nello spazio, e i poeti non hanno mai rinunciato a ‘spazializzare’ il destino dell’anima, a descrivere l’indescrivibile, a immaginare l’oltretomba come un ‘luogo’, dotato di una geografia, di una topografia e di un’architettura”. Si susseguono, nella sezione più rapida della rassegna romana, immagini che provano a misurare l’inferno, a ricostruirne l’idrografia, a ipotizzarne collocazioni più o meno verisimili. E poi, altro motivo d’interesse sono le illustrazioni della Divina Commedia di Miquel Barceló, che ben si collocano accanto ai varî Zuccari, Stradano, Blake, Doré e altri, a testimoniare, col loro espressionismo garbato ma non trattenuto, le suggestioni che l’immaginario dantesco ancora esercita oggigiorno: “è uno dei grandi capolavori di sempre”, raccontava due anni fa Barceló in un’intervista sulle pagine di Finestre sull’Arte on paper, “è un’opera incredibilmente attuale: basta cambiare i nomi dei personaggi per trovare molte fotografie dell’attualità. È impressionante come un poema così antico riesca a mantenere intatta la sua attualità”.


![Gustave Doré, Virgile et Dante dans le neuvième cercle de l’Enfer [Virgilio e Dante nel nono girone dell’Inferno] (1861; olio su tela, 315 x 450 cm; Bourg-en-Bresse, Centre des Monuments Nationaux – Musée du Monastère Royal de Brou, inv. 982.234) Gustave Doré, Virgile et Dante dans le neuvième cercle de l’Enfer [Virgilio e Dante nel nono girone dell’Inferno] (1861; olio su tela, 315 x 450 cm; Bourg-en-Bresse, Centre des Monuments Nationaux – Musée du Monastère Royal de Brou, inv. 982.234)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/gustave-dore-ix-girone.jpg )

Saliti al piano superiore, dopo una sezione interlocutoria sugl’inferni della cultura popolare, si ripercorre la storia della rappresentazione del diavolo, dall’essere demoniaco dei secoli più antichi all’angelo caduto dei romantici e dei simbolisti, e di quella della sua manifestazione in terra, la tentazione, che assume le sembianze più disparate cercando di sedurre o spaventare sant’Antonio, ora coi terrificanti mostri delle Tentazioni di Salvator Rosa, uno dei testi più allucinanti di tutto il Seicento, in arrivo dalla Pinacoteca Rambaldi di Coldirodi a Sanremo, ora coi diavoli armati di clave di Bernardo Parentino, oppure con la disinibita e procace tentatrice della singolare tela di Cézanne che giunge in prestito dal Musée d’Orsay. Nessuno però oggi crede più al diavolo, sentenzia Jean Clair. “La Chiesa stessa non osa più nominarlo, come ormai non osa più parlare dei Male o dell’Inferno”. Oggi abbiamo più da temere dagl’inferni umani che dal diavolo: ed ecco quindi che s’apre la grande aula degl’inferni in terra, l’apoteosi dell’orrore.
Il male fa parte della storia dell’umanità. Per chi ci crede, il primo uomo nato da una coppia umana è un tizio che ha assassinato suo fratello. E, come c’informano i pannelli in sala, benché le immagini che si moltiplicano davanti ai nostri occhi siano del tutto autoesplicative, nella società moderna anche il male s’è aggiornato. Ha preso, intanto, la forma di carceri che somigliano a fabbriche e di fabbriche che somigliano a carceri: le intricate e oscure prigioni di Piranesi sfilano accanto alle tetre ciminiere di Pierre Paulus e alle enormi acciaierie di Anders Montan, fino ad arrivare agli oscuri meandri d’una grande città industriale che s’affaccia sul mare, quella di Georges-Antoine Rochegrosse, dove un uomo piange la morte della poesia mentre in lontananza corrono i treni sulle rotaie, l’aria si riempie dell’esalazioni dei fumaioli, baracche s’addensano ai margini della metropoli. È l’inferno in terra del lavoro alienante che ha trasformato gli umani in schiavi. Sulla parete attigua l’inferno degli ultimi, degli emarginati, che corrispondono ai poveri pazienti degli ospedali psichiatrici dipinti da Signorini e disegnati da Paul Richer, sempre con un richiamo, nell’opera del contemporaneo spagnolo David Nebreda, al tema dell’immondo, che è forse il più sottile leitmotiv della mostra. Sul lato opposto della sala, ecco invece l’inferno dei migranti, rappresentato da un’angosciante tela di Previati (Gli orrori della guerra: l’esodo, eseguita mentre infuriava la prima guerra mondiale), che in un quadro insolito per la sua produzione non esita a sbattere davanti al muso dell’osservatore una delle conseguenze più tristi e tragiche per chi è riuscito a scampare ai massacri. Tutto il centro della grande aula del piano superiore è occupato dalle più cupe e fosche visioni della guerra, la “pazzia bestialissima”, secondo definizione di Leonardo da Vinci, che mai ha smesso di perseguitare l’umanità. Si prova quasi un senso di soffocamento davanti ai cadaveri martoriati e agli scheletri abbandonati nelle trincee della prima guerra mondiale, nelle incisioni di Otto Dix messe tutte l’una a fianco dell’altra. Si vorrebbe tentare la fuga quando ci si trova dinnanzi ai calchi dei soldati feriti in quello stesso conflitto, che sembrano quasi osservarci. Ci s’impressiona quando si vede una delle incisioni della serie The Dance of Death di Percy Delf Smith, La morte è sbalordita, dove la mietitrice stessa è incredula di fronte alle carneficine provocate dalla follia dell’essere umano. È sconcertante vedere quanto il campo di battaglia dipinto da Georges Leroux nella sua opera L’enfer somigli alle visioni apocalittiche dei pittori del Cinque e del Seicento al piano di sotto: solo che questa non è una visione, è la realtà.
E poi, quando si pensa d’aver toccato il climax della mostra, arriva il peggior inferno mai comparso sulla terra, quello dei campi di sterminio nazisti. Si legge l’originale della bozza di Se questo è un uomo di Primo Levi e si osservano le tele di un altro deportato, Zoran Mušič, prima di volgersi a vedere la più terribile delle visioni in mostra: il Memoriale Dachau di Fritz Koelle, un bronzo che raffigura un sopravvissuto all’inferno nazista colto con espressione afflitta mentre indica al riguardante il cadavere di un bambino che tiene tra le sue braccia, di fronte al massacro di Le petit camp à Buchenwald di Boris Taslitzky, artista che conobbe in prima persona Buchenwald, poiché vi fu internato nel 1944. “Se andrò all’inferno, ne farò dei disegni”, ebbe a dire Taslitzky. “D’altronde ne ho fatto l’esperienza. Ci sono già stato, e ho disegnato”. Non c’è altro da aggiungere. O forse sì: le ultime due inquietanti immagini, Twin Towers Ablaze di Raymond Mason e Nein! Eleven dei fratelli Chapman dimostrano che dell’inferno non ci siamo ancora liberati, e che non abbiamo di che star tranquilli.



![Georges-Antoine Rochegrosse, La mort de la pourpre [La morte della porpora] (1914 circa; olio su tela, 219 x 298 cm; Musée d’arts de Nantes, inv. 203) Georges-Antoine Rochegrosse, La mort de la pourpre [La morte della porpora] (1914 circa; olio su tela, 219 x 298 cm; Musée d’arts de Nantes, inv. 203)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/georges-antoine-rochegross-morte-porpora.jpg )

![Georges Leroux, L’Enfer [L’Inferno] (1921; olio su tela, 114,3 x 161,2 cm; Londra, The Imperial War Museum, inv. IWM ART) Georges Leroux, L’Enfer [L’Inferno] (1921; olio su tela, 114,3 x 161,2 cm; Londra, The Imperial War Museum, inv. IWM ART)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/georges-leroux-l-enfer.jpg )
![Percy Delf Smith, The Dance of Death: Death awed [La Danza della Morte: La Morte è sbalordita] (1919; acquaforte e puntasecca su carta, 275 x 332 mm; Londra, The Imperial War Museum, inv. IWM ART 16640-2) Percy Delf Smith, The Dance of Death: Death awed [La Danza della Morte: La Morte è sbalordita] (1919; acquaforte e puntasecca su carta, 275 x 332 mm; Londra, The Imperial War Museum, inv. IWM ART 16640-2)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/percy-smith-morte-sbalordita.jpg )
![Boris Taslitzky, Le petit camp à Buchenwald [Piccolo campo a Buchenwald] (1945; olio su tela, 300 x 500 cm; Parigi, Centre Pompidou, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle, inv. AM 2743 P) Boris Taslitzky, Le petit camp à Buchenwald [Piccolo campo a Buchenwald] (1945; olio su tela, 300 x 500 cm; Parigi, Centre Pompidou, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle, inv. AM 2743 P)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/boris-taszlitzky-buchenwald.jpg )
![Gerhard Richter, Sternbild (Constellation) [Costellazione] (1969; olio su tela, 200 x 150,4 cm; Londra, Ben Brown Fine Arts, inv. RIC00059) Gerhard Richter, Sternbild (Constellation) [Costellazione] (1969; olio su tela, 200 x 150,4 cm; Londra, Ben Brown Fine Arts, inv. RIC00059)](https://1890056479.rsc.cdn77.org/rivista/immagini/2021/1802/gerhard-richter-sternbild.jpg )
Possiamo però alzare lo sguardo: la risalita a “riveder le stelle”, coi lavori di due grandi contemporanei, Anselm Kiefer e Gerhard Richter, a chiudere il percorso dopo esser scesi nell’abisso più profondo come in una sorta di viaggio dantesco che sul finale ha però ben poco d’irreale e d’immaginifico, è speranza di liberazione e rinascita, per adoperare la coppia di sostantivi che Matteo Lafranconi utilizza nel suo saggio sull’uscita dall’inferno. Quasi che, dopo averci fatto passare due ore a toccare il peggio dell’essere umano, i curatori vogliano offrirci una possibilità di redenzione. Si passa dall’immondo al “mondo” nell’accezione originaria del termine, il mundus “figura dell’ordine e della bellezza” che ha la stessa valenza del cosmos greco. Come Dante, alla fine della mostra siamo risaliti. L’inferno però non s’è fermato: continua alle nostre spalle. Per quanto la fede e le religioni possano essere in crisi, l’inferno è una realtà che rimane ben presente sulla terra: quelle immagini che ci hanno turbato sono lì che lo attestano. E ci hanno turbato proprio perché la storia dell’arte è storia dell’uomo.
Jean Clair ha già pubblicamente dichiarato che Inferno sarà la sua ultima mostra: si conclude così la sua carriera di curatore, con la concretizzazione d’un progetto da tempo rincorso e agognato. Forse non sarà la mostra più scientifica degli ultimi tempi (non è però questo il suo scopo), qualcuno dirà che non sarà neppure la mostra più necessaria, ma forse non s’è lontani dal vero se s’afferma che è la più potente e la più visionaria tra quelle che si son viste in Italia almeno negli ultimi dieci anni. Inferno trascende il concetto stesso di “mostra”. È una catabasi che ha la struttura del viaggio di Dante (quante mostre riescono a essere così coinvolgenti?), è anche un itinerario nella mente del curatore, ed è soprattutto un dramma che descrive l’umanità affidandosi al solo potere delle immagini, che a loro volta diventano specchio di quella “società edonista, pragmatica, o tradizionalista, o positivista, o progressista” che è la società odierna, perché una società così pragmatica come la nostra non può essere altro che una società che si riduce ai suoi elementi organici, alla pura materia, al dominio della pura biologia. Il nostro inferno non è più quello delle bolge e dei gironi danteschi, ha semplicemente mutato il suo aspetto.
FONTE: https://www.finestresullarte.info/recensioni-mostre/recensione-inferno-di-jean-clair-scuderie-quirinale-roma
BELPAESE DA SALVARE
Pioggia di soldi per i centri anti-discriminazione. Così l’identità di genere rientra dalla finestra
11 Novembre 2021 – 19:52
Sono stati assegnati ben 4 milioni di euro per finanziare la costituzione di centri contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere
CONFLITTI GEOPOLITICI
Israele compie un “war game” di prepararazione alla “nuova variante letale del COVID-19”
ERUSLAEM ( LifeSiteNews ) – Israele ha condotto un “gioco di guerra” COVID come parte di ciò che il governo dice essere “preparativi per lo scoppio di una nuova, letale variante COVID-19”.
L’esercitazione Omega” prende il nome da un fittizio ceppo COVID, la varante Omega apppunto. E’ stato annunciato ieri sul sito ufficiale del governo israeliano, e si è tenuto oggi presso l’Israel’s National Management Center a Gerusalemme; un bunker di guerra a prova di atomica progettato per la gestione delle crisi nazionali.
L’esercitazione è stata guidata dal primo ministro israeliano Naftali Bennett, il quale ha affermato che era destinato a preparare Israele “per qualsiasi scenario”.
Ha preso il formato di tre sessioni simili a giochi di guerra progettate per simulare il passaggio del tempo tra vari scenari, tra cui misure di blocco e quarantena, chiusura delle scuole, raccolta di restrizioni, coprifuoco, test di massa, campagne di richiamo dei vaccini, ecc.
Bennett ha spiegato lo scopo dell’esercitazione in un comunicato pubblicato ieri sul sito del governo israeliano. Ha detto che la situazione epidemiologica in Israele ora è migliore che nel resto del mondo.
“Guardiamo sempre avanti e ci prepariamo per la continuazione della campagna”, ha spiegato, dopo aver affermato che Israele era in grado di “battere la quarta ondata” ed era in procinto di “uscire dalla variante Delta”.
“Stiamo continuando a tenere esercitazioni e a sfidare noi stessi”, ha detto.
Israele ha messo in atto alcune delle restrizioni COVID più dure al mondo per tutto il 2020 e il 2021 ed è stato uno dei primi paesi a imporre un passaporto per il vaccino ai suoi cittadini. Ha anche raggiunto uno dei più alti tassi di vaccinazione con oltre il 60% dell’intera popolazione che è stato completamente vaccinato fino ad oggi e quasi il 70% ha ricevuto almeno una dose, secondo Our World in Data .
Israele ha recentemente riaperto i suoi confini solo ai turisti vaccinati e si sta preparando a iniziare la vaccinazione sui bambini dai 5 agli 11 anni.
Ma nonostante i suoi alti tassi di vaccinazione, il paese ha recentemente registrato uno dei più alti tassi di infezione al mondo, con oltre la metà del numero totale di casi tra persone completamente vaccinate.
Per affrontare la protezione insufficiente e in rapida diminuzione fornita dalle iniezioni sperimentali COVID, Israele ha lanciato una campagna nazionale di iniezioni di richiamo. Tuttavia, tra coloro che hanno ricevuto il booster, hanno continuato a verificarsi infezioni.
Ad agosto, le notizie israeliane hanno riferito che 14 israeliani che hanno ricevuto una terza dose di “richiamo” del vaccino Pfizer sono risultati positivi al COVID entro una settimana dalla terza dose
Inoltre, un’analisi di marzo ha mostrato tassi drammatici di decessi correlati al vaccino nel paese. E solo la scorsa settimana, un video Instagram particolarmente orribile mostrava una giovane donna convulsa su una barella mentre veniva trasportata in un’ambulanza, mentre un uomo che filmava la scena si sentiva gridare: “Questo è Pfizer! Questo è Pfizer!”
https://www.instagram.com/p/CVpFFc4N-ID/?utm_source=ig_embed&utm_campaign=embed_video_watch_again
Eppure, il primo ministro israeliano sembrava ottimista sulla situazione nel Paese.
“Israele è sicuro e protetto”, ha assicurato, aggiungendo che “per mantenere questo e per salvaguardare la continuità della vita normale, dobbiamo continuare a monitorare da vicino la situazione e prepararci a qualsiasi scenario”.
Israele è ufficialmente il primo Paese al mondo ad aver effettuato un’esercitazione di questo tipo, ma altri ne hanno discusso.
USA posiziona ipersonici atomici Dark Eagle in Germania che beccano Mosca in 6 minuti
Il tabloid britannico “The Sun” applaude le armi nucleari ipersoniche statunitensi in Germania e mostra una nuvola di funghi atomici su Mosca.
“Dark Eagle è atterrato” ha proclamato The Sun, riferendo che i missili ipersonici statunitensi potrebbero “blillare la Russia” in soli sei minuti, insieme a un grafico che mostra Mosca che viene vaporizzata in un fungo atomico.
Secondo il Pentagono, il 56° comando di artiglieria degli Stati Uniti in Germania si aspetta di avere capacità missilistiche ipersoniche quando questa tecnologia sarà “completamente svilupato
Parte dell’articolo di The Sun:
GLI Stati Uniti hanno riattivato un’unità nucleare in Germania per la prima volta dalla Guerra Fredda ed è armata con missili ipersonici a lungo raggio “Dark Eagle”.
Quando saranno completamente sviluppati e dispiegati, i razzi saranno in grado di viaggiare a 4.000 miglia orarie e potrebbero colpire la Russia in soli 21 minuti e 30 secondi.
Il 56° comando di artiglieria, con sede nel distretto occidentale di Mainz-Kastel, è stato ufficialmente rimesso in servizio dall’esercito americano questa settimana durante una cerimonia. La decisione di riattivare è tra le crescenti preoccupazioni al Pentagono che la Russia sia riuscita a creare razzi di artiglieria a lungo raggio alla NATO e agli Stati Uniti. Il Comando è stato formato per la prima volta nel 1942 e ha combattuto in Europa durante la seconda guerra mondiale, ma è stato disattivato nel 1991 con la caduta dell’Unione Sovietica. Il comandante generale dell’unità di artiglieria, il generale Stephen Maranian, ha affermato che lo sviluppo “fornirà all’esercito americano in Europa e in Africa capacità significative nelle operazioni multidominio”.
Si credeva che gli Stati Uniti fossero in ritardo nella creazione di un’arma ipersonica fino al mese scorso, quando è stato annunciato che gli Stati Uniti avevano completato la consegna della “Dark Eagle”. “Da un pezzo di carta bianco nel marzo 2019, noi, insieme ai nostri partner del settore e ai servizi congiunti, abbiamo consegnato questo hardware in poco più di due anni. Ora i soldati possono iniziare l’addestramento”, ha dichiarato il tenente generale L. Neil Thurgood in una nota.
Il mese scorso, la Cina sembrava aver preso il sopravvento nella corsa agli armamenti ipersonici dopo che è stato rivelato che Pechino ha pilotato un missile nucleare in tutto il pianeta. I funzionari dell’intelligence e dell’esercito statunitensi sono rimasti sbalorditi dopo che la Cina ha lanciato un razzo nello spazio che trasportava un veicolo planante ipersonico che ha fatto il giro del mondo prima di accelerare verso il suo obiettivo. La prossima generazione di armi può raggiungere velocità fino a 21.000 miglia orarie – e potenzialmente anche più veloci – ed è vista come una nuova frontiera devastante per la guerra. I missili ipersonici sono un punto di svolta perché, a differenza dei missili balistici, che volano nello spazio prima di tornare su traiettorie ripide, zoomano sui bersagli a quote più basse. Questo combinato con velocità tipiche di cinque volte la velocità del suono – o circa 4.000 miglia all’ora – li rende estremamente difficili da abbattere e un’arma potente su cui più paesi vogliono mettere le mani.i funzionari dell’intelligence e dell’esercito statunitensi sono rimasti sbalorditi dopo che la Cina ha lanciato un razzo nello spazio che trasportava un veicolo planante ipersonico che ha fatto il giro del mondo prima di accelerare verso il suo obiettivo. Girando il globo, mostra che l’arma ha potenzialmente una portata di circa 25.000 miglia e può operare nello spazio. Significa che il missile può teoricamente colpire ovunque sulla Terra. …
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/usa-posiziona-ipersonici-atomici-dark-eagle-in-germania-che-beccano-mosca-in-6-minuti/
Terza Guerra Mondiale in Europa? Alta tensione in Bielorussia, Ucraina e Bosnia
12/11/2021
Si aggrava la crisi in Bielorussia, serbi e bosgnacchi tornano a minacciarsi in Bosnia e la Russia sarebbe sul punto di invadere l’Ucraina: in Europa c’è il rischio di una Terza Guerra Mondiale?
Negli ultimi anni quando si è parlato di una possibile Terza Guerra Mondiale spesso si è evocato il Medio Oriente, o il Nord Africa, come scenario di un nuovo conflitto bellico che potesse coinvolgere anche le grandi potenze mondiali.
Negli ultimi giorni invece c’è grande preoccupazione a livello internazionale per quello che sta succedendo in Europa, con tutti i riflettori che sono puntati sul confine tra Polonia e Bielorussia, dove Minsk sta usando migliaia di migranti come arma di ricatto nei confronti di Bruxelles.
Il grande convitato di pietra di questa crisi bielorussa è però la Russia, apertamente accusata dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki di essere la “mandante” della strategia messa in atto da Aleksandr Lukashenko, con il controverso Presidente della Bielorussia che è stato definito dall’Unione Europea un “gangster”.
Con tutte le attenzioni rivolte al confine polacco, dagli Stati Uniti arriva l’allarme di come la Russia, approfittando del caos bielorusso, starebbe ammassando truppe vicino l’Ucraina tanto che si parla di una possibile invasione da parte di Mosca.
Come se non bastasse, ci sarebbe sempre il Cremlino dietro le rivendicazioni secessioniste portate avanti in Bosnia da Milorad Dodik, il Presidente della Srpska Republika che ha minacciato l’uso della forza se il Governo centrale di Sarajevo dovesse bocciare l’ipotesi della creazione di un esercito autonomo gestito dalla componente serba del tormentato Paese balcanico.
Resta da capire adesso se queste schermaglie sono destinate a rimanere tali oppure, con la crisi generata dal Covid a fare da sfondo, sono reali i timori di una possibile Terza Guerra Mondiale.
Venti di Terza Guerra Mondiale in Europa
Con l’Europa alle prese con la quarta ondata del Covid, la situazione sarebbe così grave che l’Oms ha definito il Vecchio Continente come “l’attuale epicentro della pandemia”, preoccupano anche i venti di guerra che soffiano a Est.
Sono ben tre i fronti caldi che potrebbero essere le moderne “pistole di Sarajevo” di una Terza Guerra Mondiale. Una delle tre situazioni dove è alta la tensione è proprio la Bosnia, dove nelle ultime settimane si è tornato a parlare di rivendicazioni etniche.
Da quando è stata siglata la pace con l’accordo di Dayton, la Presidenza della Bosnia è un organo collegiale dove siedono tre membri in rappresentanza degli altrettanti popoli: bosgnacchi (musulmani), serbi (ortodossi) e croati (cattolici).
Il leader della componente serba Milorad Dodik da questa estate sta portando avanti un programma secessionista, chiedendo che possano essere decentrati ampi poteri tra cui anche quelli relativi alla difesa.
Secondo gli osservatori internazionali dietro le rivendicazioni di Dodik ci sarebbero Russia, Cina e ovviamente la Serbia, con l’Alto rappresentante Onu in Bosnia Christian Schmidt che ha definito “molto reale” la possibilità dello scoppio di una guerra se veramente dovesse formarsi un esercito staccato serbo. Nel frattempo anche i croati hanno iniziato a chiedere maggiore indipendenza politica, con il Paese balcanico che ben presto potrebbe precipitare nel caos.
Da anni invece si sta combattendo in Europa una guerra silenziosa, quella nel Donbass che vede opposti la Russia e l’Ucraina. A riguardo nelle ultime ore dagli USA stanno arrivando inquietanti notizie.
Approfittando del clamore mediatico riguardante il caso-Bielorussia, la Russia starebbe ammassando le proprie truppe lungo il confine ucraino tanto che Bloomberg parla di una possibile invasione da parte dei russi.
Vale la pena ricordare come l’Ucraina sta completando il suo programma di integrazione nella NATO: una invasione da parte delle truppe di Mosca potrebbe così scatenare una pericolosa escalation militare.
A infiammare l’Est Europa c’è però anche la questione che riguarda le migliaia di migranti che, fatti arrivare a Minsk via aereo con la promessa poi di un trasporto via pullman in Polonia o Lituania, sono ora bloccate lungo il confine polacco.
Per diversi analisti si tratterebbe di una strategia pianificata da Aleksandr Lukashenko, un modo per mettere pressione all’UE all’indomani delle sanzioni imposte da Bruxelles alla Bielorussia.
Palazzo Berlaymont non sembrerebbe però essere disposto a cedere, tanto che si parla di imminenti nuove sanzioni contro Minsk. Una eventualità questa che ha spinto Lukashenko a mettere in campo una nuova minaccia: tagliare il rifornimento di gas proprio nel momento in cui le bollette in tutta Europa sono schizzate alle stelle.
Oltre alla crisi diplomatica c’è da registrare lungo il confine che separa la Polonia dalla Bielorussia un pericoloso aumento della presenza dei rispettivi eserciti. Sono queste tutte spie di una possibile Terza Guerra Mondiale? La speranza ovviamente è che l’azione diplomatica possa evitare ogni pericolosa escalation, ma questo attivismo militare a Est non sembrerebbe promettere nulla di buono.
FONTE: https://www.money.it/Terza-Guerra-Mondiale-Europa-Bielorussia-Ucraina-Bosnia
CYBERWAR SPIONAGGIO INFORMAZIONE DISINFORMAZIONE
Mattei, Cefis, Pasolini e l’appunto da distruggere
13 Novembre 2021 – 06:00
Nella nuova edizione di “Petrolio” ci sarà un capitolo che mancava nelle altre edizioni

Nel corso di un recente intervento al Collegio Ghislieri di Pavia, il professore (e grande romanziere) Walter Siti, il massimo esperto dell’opera di Pier Paolo Pasolini, ha raccontato la difficile gestazione della nuova edizione Garzanti di Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini stesso (la nuova edizione uscirà nell’aprile del 2022). Le sorprese, si è già inteso, non mancheranno, così come non mancheranno nella nuova edizione delle Lettere che Garzanti annuncia in uscita a fine mese: ci saranno carteggi inediti, scoperti successivamente alla edizione Einaudi curata da Nico Naldini negli anni Ottanta.
Una piccola premessa per capire le parole di Siti. Nella primavera-estate del 1972, si fa strada in Pasolini l’idea di scrivere un romanzo dal titolo Petrolio: diventerà poi il progetto più importante sulla scrivania di Pasolini fino all’assassinio del 2 novembre 1975. In Petrolio, Pasolini vuole fare i nomi, o almeno provarci, del nuovo Potere, solo all’apparenza senza volto, che sta provocando una mutazione antropologica dall’impatto paragonabile «alla prima semina» nella storia dell’umanità. Era in arrivo una forma perfetta di regime costruito con l’assenso degli uomini ridotti a consumatori. Il potere si sarebbe fatto globale e sarebbe uscito dai parlamenti per entrare nei board di un nuovo tipo di Stato, senza confini: l’azienda multinazionale.
L’opera si compone di capitoli mobili, che Pasolini chiama Appunti. Questo struttura aperta rende il romanzo un mostro continuamente in fieri. La visione dell’enorme dattiloscritto rende l’idea delle difficoltà oggettive che gli attuali editori del testo (Maria Careri, Graziella Chiarcossi, Walter Siti) devono affrontare. Non solo per la natura mobile dei vari Appunti, ma anche per la stratigrafia delle correzioni a mano (con correlato accavallarsi di inchiostri) a cui bisogna aggiungere il cambiamento di nastri della macchina per scrivere. A complicare ulteriormente le cose, l’idea d’autore che Petrolio dovesse presentarsi come l’edizione critica di un romanzo in fieri (soluzione già sperimentata nella riscrittura dantesca della Divina Mimesis).
Il personaggio principale è Carlo Valletti, ingegnere dell’Eni, l’azienda petrolifera italiana intorno alla quale ruotano il potere e i misteri del potere, a partire dall’omicidio di Enrico Mattei, il presidente precipitato in aereo nel 1962. Un velivolo manomesso, come poi è stato accertato. Da chi? In Petrolio si accavallano due tesi. La prima. Dalla mafia su commissione di americani e francesi, infastiditi dall’attivismo di Mattei in Africa e in Medio Oriente; da Eugenio Cefis, il vero successore di Mattei, manager e imprenditore legato alla corrente democristiana di Amintore Fanfani. Nel tratteggiare alcuni aspetti di Carlo, Pasolini trae spunto dalla figura di Francesco Forte, come abbiamo scritto sul Giornale.
Alcuni studiosi mettono in relazione l’omicidio di Pasolini con Petrolio: lo scrittore dell’«Io so», forse sapeva davvero, e troppo, sulle vicende della successione a Enrico Mattei. L’unica cosa ragionevolmente sicura è che attorno alla scrivania di Pasolini si muovevano alcuni suggeritori, magari qualcuno con l’intenzione di depistare, e chissà… In fondo Mauro De Mauro fu eliminato proprio per la sua inchiesta sul caso Mattei.
Ed ecco Siti al Ghislieri: «Dall’edizione Roncaglia (la prima edizione Einaudi del 1992, ndr) era stata esclusa una pagina che io adesso ho deciso di inserire nella nuova edizione Garzanti, in cui si dice espressamente che Carlo dovrebbe aiutare Cefis nell’assassinio di Mattei e dopo, addirittura, collaborare all’assassinio di Cefis stesso. Solo che, in fondo alla pagina, Pasolini ha scritto tra parentesi tonde appunto da distruggere, ed era la ragione per cui era stato tolto. Io però lo rimetto: non sono affatto sicuro che questo appunto da distruggere volesse effettivamente dire distruggilo, poiché altrimenti Pasolini l’avrebbe preso e buttato nel cestino. Potrebbe invece trattarsi di un gioco metaletterario, che lasci nel testo definitivo appunti cosiddetti da distruggere».
Un appunto quindi tutto da meditare, cosa che faremo a tempo debito ovvero all’uscita della edizione Garzanti. Per ora resta la notizia: Petrolio avrebbe potuto imboccare anche una strada, e citiamo ancora Siti, questa volta contattato dal Gionale, «da romanzo, per usare una parola in voga, distopico sul Potere, anche se l’interpretazione complessiva non cambia».
FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/mattei-cefis-pasolini-e-lappunto-distruggere-1988791.html
Cosa intendono per democrazia
I MINISTRI DEGLI INTERNI DELL’UE ACCOLGONO CON FAVORE IL CONTROLLO OBBLIGATORIO DELLA CHAT PER TUTTI GLI SMARTPHONE
Alla riunione dei ministri degli interni dell’UE a Brdo, in Slovenia, i rappresentanti del governo si sono espressi oggi a favore dello screening obbligatorio delle nostre comunicazioni private. Nella dichiarazione finale[1] della conferenza di due giorni convocata dalla Presidenza del Consiglio slovena, i partecipanti accolgono con favore l’intenzione della Commissione UE di presentare un progetto di legge all’inizio del 2022. Obbligherebbe i fornitori di servizi di messaggistica come Whatsapp e servizi di posta elettronica a cercare automaticamente comunicazioni crittografate e non crittografate, messaggi privati e foto allegate per contenuti sospetti e segnalarlo alla polizia.
Patrick Breyer , eurodeputato del Partito pirata tedesco, commenta:
“La mania di sorveglianza dei ministri dell’Interno dell’UE non si ferma nemmeno alla nostra corrispondenza personale e alle foto private. I nostri smartphone devono essere trasformati in telefoni spia e usati contro di noi.
Tale sorveglianza di massa è stata finora praticata solo da regimi totalitari come la Cina. Quale sarà il prossimo? Tutte le lettere verranno aperte e scansionate? Con il controllo della chat obbligatorio, tutti i cittadini dell’UE saranno oggetto di un sospetto generale. Questo frugare nella nebbia non porrà quasi mai fine agli abusi, ma spingerà solo i criminali ulteriormente nella Darknet, rendendo il perseguimento ancora più difficile.
Invito ora tutti gli europei a opporsi a questo piano senza precedenti. L’opposizione al progetto comincia a dare i suoi frutti, come si vede dal fatto che la Commissione ha già dovuto rimandare più e più volte i suoi piani totalitari. Ma Zensursula e StasYlva procederanno comunque, se glielo permettiamo».
Contesto: la Commissione Europea vuole che tutti gli smartphone cerchino messaggi e foto alla ricerca di contenuti presumibilmente sospetti prima che vengano inviati tramite servizi di messaggistica crittografati. Le comunicazioni non crittografate devono essere vagliate dal provider. Se l’algoritmo rileva contenuti sospetti, viene inviata automaticamente una segnalazione alla polizia. Lo scopo dichiarato è la ricerca di materiale pedopornografico. Tuttavia, secondo la polizia federale svizzera, l’86% dei messaggi personali e delle foto segnalati dagli algoritmi soggetti a errori utilizzati finora solo dai provider statunitensi non sono rilevanti dal punto di vista penale.
La Commissione europea si è trovata di fronte a un vento contrario per i suoi piani (esito negativo di una consultazione pubblica[2], proteste in tutto il mondo contro i piani analoghi dello spyphone di Apple, lettera interpartitica degli eurodeputati[3]. Finora, tuttavia, ha reagito solo ripetutamente Ylva Johansson, commissario Ue per gli affari interni, lo ha annunciato per l’inizio del 2022.

Sulla sua homepage Breyer consiglia ai cittadini preoccupati di telefonare ai Commissari UE: chatcontrol.eu
[1] Dichiarazione congiunta della conferenza ministeriale: https://slovenian-presidency.consilium.europa.eu/media/x3rjwq2a/csa-conference-joint-statement.pdf
[2] Consultazione pubblica: https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12726-Child-sexual-abuse-online-detection-removal-and-reporting- /consultazione-pubblica_it
[3] Lettera aperta alla Commissione UE: https://www.patrick-breyer.de/wp-content/uploads/2021/11/20211020_Letter_General_Monitoring.pdf
[4] Elenco delle date pertinenti: https://ec.europa.eu/transparency/documents-register/api/files/SEC(2021)2391%3FersIds%3D090166e5e29a321d
Dunque, i ministrio UE aspirano ad attuare il controllo totale delle opinioni, e dunque il credito sociale alla Cinese
Cosa “è” democrazia
FONTE: https://www.maurizioblondet.it/cosa-intendomo-per-democrazia/
LAVORO PENSIONI DIRITTI SOCIALI
Dove sono finiti 107 milioni di disoccupati americani in età lavorativa?
9 11 2021
di Michael Snyder – http://theeconomiccollapseblog.com/
Ci viene detto che siamo nel mezzo della peggiore carenza di lavoratori nella storia degli Stati Uniti, ma i numeri che ci vengono forniti dal governo federale suggeriscono che non dovrebbe esserci carenza di lavoratori.
Come spiegherò in dettaglio in questo articolo, ci viene detto che ci sono 107 milioni di americani in età lavorativa che non sono impiegati in questo momento. È una cifra sorprendentemente alta.
In effetti, è molto, molto più alto del picco che abbiamo raggiunto durante la “Grande Recessione” del 2008 e del 2009. Naturalmente a quei tempi c’erano milioni e milioni di americani disoccupati che erano assolutamente alla disperata ricerca di un lavoro. Oggi è vero il contrario.
Ci sono milioni e milioni di posti di lavoro aperti ed i datori di lavoro stanno facendo tutto il possibile per invogliare le persone a venire a lavorare.
Hanno aumentando drammaticamente gli stipendi, stanno distribuendo enormi bonus alla firma, si stanno offrendo di pagare per il college e in alcuni casi stanno addirittura rinunciando completamente ai requisiti per i test antidroga. Ma anche se tutto questo sta accadendo, abbiamo ancora 107 milioni di americani in età lavorativa ai margini.
Venerdì abbiamo ricevuto alcuni nuovi dati sull’occupazione dal Dipartimento del Lavoro.
Secondo quei numeri, ci sono più di 100 milioni di americani che sono considerati “non nella forza lavoro” in questo momento…
Il Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro ha annunciato venerdì che 100.450.000 persone in questo paese non erano nella forza lavoro a ottobre, un aumento di 38.000 rispetto ai 100.412.000 di settembre.
Questo è il 14° mese consecutivo in cui questo numero di “non nella forza lavoro” è rimasto al di sopra di 100.000.000.
Ma quella cifra non ci dà il numero completo di potenziali lavoratori che sono in disparte, perché non include nessuno che sia ufficialmente disoccupato …
Le persone che non sono né occupate né disoccupate non fanno parte della forza lavoro.
Questa categoria include i pensionati, gli studenti, coloro che si prendono cura dei bambini o altri membri della famiglia e altri che non lavorano né cercano lavoro.
Quindi, per ottenere il numero completo di americani in età lavorativa che sono “potenziali lavoratori”, dobbiamo aggiungere quelli che sono ufficialmente considerati “disoccupati”, e secondo la Federal Reserve tale numero è attualmente pari a 7,4 milioni.
Una volta che aggiungiamo 100 milioni a 7 milioni, questo ci dà un totale complessivo di 107 milioni di americani in età lavorativa che non hanno un lavoro in questo momento.
Perché non possiamo più farli tornare al lavoro?
Ovviamente ce ne sono molti che non lavoravano prima che arrivasse la pandemia e che ancora non hanno intenzione di lavorare adesso.
Non siamo davvero preoccupati per loro.
Ma ciò che dovrebbe allarmare tutti noi è che il numero di americani che lavoravano poco prima della pandemia era molto più alto del numero di americani che lavorano ora.
Allora, dove sono finiti tutti quei lavoratori?
Sono solo pigri?
Alcuni di loro sono seduti a casa a riscuotere assegni governativi?
Alcuni di loro sono diventati inabili?
Alcuni di loro sono morti?
Inutile dire che un numero crescente di americani non sta lavorando nei campi prescelti in questo momento perché è stato costretto a lasciare il lavoro da vari leggi locali.
La buona notizia è che il grande mandato OSHA che doveva entrare in vigore il 4 gennaio è stato temporaneamente sospeso dalla corte d’appello della quinta corte …
La regola del presidente Joe Biden che obbliga le aziende di oltre 100 dipendenti a richiedere il vaccino contro il Covid è stata temporaneamente sospesa dalla corte d’appello.
I procuratori generali di diversi stati, tra cui Texas, Louisiana e Utah, si sono uniti alla difesa e ai gruppi di affari nella petizione, che non è l’unica sfida legale affrontata dall’amministrazione sulla regola.
Molti conservatori sembrano pensare che questa sia una sorta di vittoria di massa.
Non è così.
È solo un ordine temporaneo emesso da un tribunale per fermare l’esecuzione del mandato mentre procede il contenzioso.
Alla fine, molti tribunali esamineranno questo mandato e sono del tutto convinto che alla fine questo arriverà alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
E a questo punto ho pochissima fiducia nella Corte Suprema degli Stati Uniti.
Intanto l’amministrazione Biden sta già parlando di creare un mandato aggiuntivo per le aziende che hanno meno di 100 dipendenti …
Giovedì l’amministrazione Biden-Harris stava valutando se ampliare il mandato di vaccinazione per le aziende che impiegano meno di 100 dipendenti.
Secondo le regole federali dell’Occupational Safety and Health Administration (OSHA) pubblicate giovedì, l’agenzia sta “cercando commenti per aiutare l’agenzia” a determinare se i datori di lavoro più piccoli con meno di 100 dipendenti possono attuare un mandato di vaccino contro il coronavirus “senza indebite interruzioni”.
Vogliono fare in modo che non ci sia scampo.
Se non rispetti i loro ordini, vogliono fare in modo che tu non possa lavorare da nessuna parte .
Si vocifera inoltre che l’amministrazione Biden stia effettivamente valutando un mandato nazionale per i bambini che frequentano le scuole.
Quando è stato chiesto alla direttrice del CDC Rochelle Walensky in merito, la sua risposta è stata più che allarmante …
“Incoraggerò sempre quel genitore a far vaccinare il proprio figlio e parlerò con loro delle informazioni, della comunicazione e dell’istruzione di cui hanno bisogno per vaccinare i propri figli”, ha detto Walensky. “In questo momento, quelle decisioni vengono prese a livello giurisdizionale così come lo sono per la vaccinazione di altre malattie prevenibili con il vaccino tra i bambini”.
I Democratici non sembrano capire che i mandati sono la ragione numero uno per cui hanno fatto così male in Virginia e altrove.
E se continuano a spingere questi mandati, verranno sonoramente sconfitti nel 2022 e nel 2024.
Ma stanno andando avanti con loro comunque.
È quasi come se non si preoccupassero delle conseguenze politiche.
A breve termine, i vari mandati che vengono attuati in tutta la nazione costringeranno milioni di americani altamente qualificati a lasciare il lavoro. Farlo nel mezzo della peggiore carenza di lavoratori della nostra storia è assolutamente folle.
A lungo termine, le conseguenze di questi mandati porranno le basi per un crollo della società di proporzioni epiche .
Eravamo una nazione così divisa prima che Biden annunciasse questi mandati, ma ora ci stiamo rapidamente avvicinando a un punto in cui l’unità nazionale potrebbe non essere più possibile.
Una casa divisa cadrà sicuramente, e grazie a Biden ora stiamo affrontando divisioni che potrebbero non essere mai riparate.
FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dove_sono_finiti_107_milioni_di_disoccupati_americani_in_et_lavorativa/11_43813/
PANORAMA INTERNAZIONALE
I giochi di Guerra degli USA nell’Est Europa potrebbero determinare un prossimo conflitto
Mentre in Europa si intensifica la campagna di allarmismo del Covid, utilizzata come pretesto per cambiare gli equilibri sociali ed economici del continente, in Ucraina e nel Mar Nero si avvertono i segnali di un conflitto in essere che potrebbe portare ad uno scenario di guerra totale fra la Russia, la NATO e l’Ucraina.
Si rende evidente che l’offensiva iniziata dalle forze Ucraine nel Donbass e l’invio di unità navali USA di primo livello nel Mar Nero costituisce una trappola creata appositamente dall’Amministrazione USA per suscitare un intervento militare della Russia contro l’Ucraina e una conseguente rottura di rapporti con l’Europa. Questo porterebbe alla chiusura del gasdotto Nord Stream 2 e si realizzerebbe l’obiettivo di Washington di subentrare nella fornitura del gas liquefatto e creare una frattura fra Russia e Germania in particolare.
Alcuni analisti sostengono che il motivo di questa provocazione contro la Russia è dettato da motivi interni dell’amministrazione di Biden che, dopo la disfatta del ritiro dall’Afghanistan, ha un disperato bisogno di ottenere un successo in politica estera e mostrare il pugno duro nei confronti di Mosca.
Gli Stati Uniti stanno da tempo istigando l’Ucraina nel provocare la Russia, con le dichiarazioni rilasciate dal segretario alla Difesa Austin, nel suo ultimo viaggio a Kiev, con la fornitura di armi sofisticate e l’invio di istruttori della NATO. Senza calcolare che il regime del presidente Zelensky a Kiev, a sua volta, ha un’urgente necessità di distrarre la sua opinione pubblica dalle crisi economica ed energetica.
Mosca fino ad ora è parsa riluttante ad intervenire, ma l’intervento russo sarà inevitabile qualora siano messi in pericolo i circa 450.000 cittadini con passaporto russo che vivono nel Donbass.
Putin non potrebbe permettersi di rimanere inerte qualora le linee rosse già tracciate e notificate agli USA siano infrante.
Il gioco di Washington è sicuramente lanciare il sasso e nascondere la mano, visto che un conflitto aperto con la Russia in questo momento non sarebbe conveniente e potrebbe includere il rischio di una guerra con armi nucleari ma, al contrario, un conflitto limitato dove la Russia sia tirata a svolgere la parte del cattivo che invade l’Ucraina e disarma le forze di Kiev sarebbe estremamente conveniente per la strategia degli USA. Il punto è che non è facile prevedere dove il gioco inizia e dove finisce.
L’Europa non ne uscirebbe bene in ogni caso, visto che ci ha messo del suo per associarsi alle provocazioni ed alimentare la russofobia che dilaga non solo in Ucraina ma anche in Polonia e nei paesi baltici.
Bisogna considerare che l’establishment americano teme chiaramente qualsiasi prospettiva di perdere la supremazia ed è disposto a qualsiasi cosa per contenere la Russia.
Questa ossessione contraddice gli sforzi dell’amministrazione Biden di accantonare l’ostilità con la Russia e dedicarsi al pericolo cinese, considerato il vero antagonista degli Stati Uniti. Si tratta di spinte contrapposte che provengono dall’apparato industriale militare che è ansioso di alimentare una corsa agli armamenti.
In questo momento l’attenzione è concentrata sul fronte est dove gli attriti sono più forti e dove si aggiunge la crisi dei migranti fra Bielorussia e paesi baltici a causa delle sanzioni che la UE ha fatto nei confronti della Bieolorussia. Quest’ultima reagisce sospingendo masse di migranti verso i confini polacchi. Lukashenko ha preso lezioni da Erdogan ed ha imparato a come ricattare l’Europa utilizzando i migranti. Se sarà altrettanto bravo come il turco, richiederà soldi e assistenza alla UE per trattenere le invasioni migratorie alle sue frontiere.
Da non trascurare che la Bielorussia ha stretto un patto di alleanza ed integrazione con la Russia e questo gli ha procurato l’ostilità della NATO e della UE che hanno cercato in tutti i modi di destabilizzare il regime. Tutti fattori che hanno portato questo paese a schierarsi con la Russia ed a integrare le sue forze militari con l’esercito russo.
La lotta fra i due schieramenti, quello della NATO e quello russo e bielorusso, sta diventando senza esclusione di colpi e si svolge non solo sul piano militare ma anche su quello della propaganda e della guerra ibrida.
Di fronte alle dichiarazioni di ostilità pronunciate dall’Amministrazione Biden, dall’Unione Europea e dai responsabili militari della NATO, la Russia ha scelto di rompere ogni indugio e dichiarare a sua volta guerra aperta al mondo occidentale.
Questo è il senso delle dichiarazioni fatte dal presidente Putin al club di Valdai, non soltanto confronto militare ma soprattutto guerra ideologica contro la deriva sovvertitrice che investe l’Europa.
Il clima non è del tutto pacifico, per usare un eufemismo, e i prossimi avvenimenti determineranno chi uscirà con una vittoria politica da questa contesa.
FONTE: http://www.ilpensieroforte.it/mondo/5375-i-giochi-di-guerra-degli-usa-nell-est-europa-potrebbero-determinare-un-prossimo-conflitto
POLITICA

FONTE: https://www.facebook.com/groups/209056506174846/posts/1303681583378994/
Sono così sicuri che il governo di un ex presidente della BCE – che ha diroccato la Grecia e ha il mandato di implementare le condizionalità PNRR – sia lì per fare rigorosamente il bene del popolo che sono disposti a firmare qualsiasi assegno in bianco.
Sono disposti ad accettare che d’ora in poi il diritto di andare al cinema o all’università o al lavoro sia condizionato all’approvazione del nostro buon comportamento da parte di un inappellabile database remoto. (“Vedrai che a novembre il GP lo tolgono, è solo una ‘spintarella’ a vaccinarsi, su dai.”)
Dev’essere una cosa ciclica.
Ogni cent’anni i nostri compatrioti sono colti dall’irrefrenabile desiderio di credere, obbedire e combattere. E poco male se il macigno della fede li porta a chiedere che su chi non nutre la stessa fede si passi sopra con manganelli ed autoblindo.
Sarà forse peccato?
Che importa; per dirla con Lutero: “Pecca fortemente, ma credi ancora più fortemente“.
La successione al Colle
In questi ultimi mesi, il Presidente della Repubblica è stato costantemente presente nei media, con una serie di interventi ed ammonimenti sempre appropriati ed equilibrati e non ho alcun dubbio che, anche al di là delle manifestazioni pubbliche del suo pensiero, la sua azione si sia esercitata e si eserciti dietro le quinte, sul Governo e sui Partiti, in maniera discreta ed efficace. Azione necessaria, nei momenti difficili che attraversiamo, nei quali il Paese ha assoluto bisogno di un punto di riferimento sicuro e generalmente accettato (dico ”generalmente” ma dovrei dire “universalmente”: le eccezioni della Lega e di IDV sono davvero irrilevanti).
Non è la prima volta nella storia della Repubblica che il Capo dello Stato è portato ad esercitare al limite e magari anche oltre il ruolo che la Costituzione gli attribuisce, quella Costituzione tanto criticata ma di cui ogni giorno si può constatare la fondamentale saggezza (il che non vuol dire che non vada ammodernata in alcune parti operative). Già Scalfaro aveva svolto un ruolo di supplenza delle forze politiche in momenti di carenza (ma aveva dato una sensazione di parzialità che aveva nuociuto in definitiva al suo stesso prestigio). In passato, Gronchi aveva cercato di travalicare i suoi poteri, specie in politica estera e con l’incarico a Tambroni, ed era entrato in conflitto col suo stesso partito. Pertini aveva assunto un ruolo di presenza davvero pervasiva in ogni manifestazione della vita nazionale ed aveva determinato, con l’incarico a Spadolini, la rottura del lungo monopolio democristiano di Palazzo Chigi. Senza dimenticare Cossiga, i cui tentativi di interventismo furono però sempre frustrati dal loro carattere spesso improvvisato e intemperante.
Che il Capo dello Stato si ponga al centro nodale della vita politica è tuttavia, sempre segno di una crisi nel normale funzionamento delle istituzioni democratiche, quale quella a cui abbiamo assistito, indignati e scoraggiati, negli ultimi lunghi e penosi mesi del Governo Berlusconi. Perché il ruolo di garanzia si eserciti è, in effetti, necessario che Parlamento e Governo da soli non funzionino o funzionino male. Vi è da augurarsi che, passata l’emergenza e consolidatosi un minimo di dialogo democratico tra le maggiori forze politiche (se non altro per stabilire le regole del gioco, tra cui la reciproca legittimazione e rispetto e la ricerca di consenso sui temi fondamentali di interesse generale), il prossimo Capo dello Stato abbia un ruolo più normale, quale lo hanno avuto altri Presidenti, come l’indimenticato Luigi Einaudi, Segni, Saragat e più di recente Ciampi.
Ciò non vuol dire che la scelta del successore di Napolitano abbia poca importanza: in un Paese sempre esposto al malfunzionamento della politica, è essenziale avere al Quirinale una personalità di sicuro affidamento, dotata della serenità, prestigio e saggezza necessari. L’ideale sarebbe, certo, una continuità dell’attuale Presidente, ma Giorgio Napolitano, dimostrando ancora una volta il suo equilibrio, ha già chiaramente detto di “non essere candidato” alla rielezione. In verità, “non essere candidato” di per sé non vuol dire non vuol dire nulla, giacché non esiste nessun atto formale di candidatura: nessuno “si candida” alla più alta carica dello Stato, la cui scelta avviene in modo spontaneo da parte del Parlamento; in anni lontani, Aldo Moro, che desiderava moltissimo essere eletto al Quirinale, perse ogni possibilità quando, da Beirut dove era in visita ufficiale come Ministro degli Esteri, rispondendo a una precisa domanda di un giornalista italiano al seguito, disse di “non essere candidato alla Presidenza”; ero con lui in quei giorni e capii subito che con quelle parole aveva voluto dire una cosa ovvia, cioè appunto che non si fa atto di candidatura al Quirinale, non “ci si candida”, ma si è scelti (se Moro avesse voluto dire una cosa differente, avrebbe detto che non avrebbe “accettato” una sua elezione alla Presidenza). Pare una questione di lana caprina ma ebbe conseguenze fatali. La dichiarazione di Moro fece i titoli di tutti i quotidiani italiani nel senso che lo statista pugliese “non voleva” andare al Quirinale e fu strumentalizzata dai suoi avversari per metterlo fuori gioco. Vidi da vicino il suo smarrimento e la sua delusione: d’altra parte, a quel punto sarebbe stato penoso, e forse impossibile, smentirsi o cercare di chiarire. Com’è noto, al Quirinale fu eletto Giovanni Leone: chissà come sarebbe stata diversa la Storia se Moro non avesse avuto quella infelice espressione e fosse stato davvero eletto al Colle, come fortemente desiderava. Chiudo questa parentesi notando subito che il caso di Napolitano è diverso: tutti capiscono cosa ha voluto dire e i precedenti, l’età del Presidente e la fatica che certo prova, confermano l’assoluta sincerità delle sue intenzioni. Ed è forse la sua naturale cortesia che gli ha impedito di chiarire che non accetterebbe un secondo mandato.
E allora chi? Napolitano ha espresso l’auspicio che si tratti di una donna. Sarebbe magnifico, ma non vedo in giro nessuna personalità femminile abbastanza super partes e con abbastanza prestigio da imporsi come candidata di una larga fetta del Parlamento (mi scusi la mia vecchia amica Emma Bonino, in qualche modo una candidata naturale e che le qualità le avrebbe tutte, ma temo appaia una scelta di parte, invisa tra l’altro ad una parte dell’opinione cattolica). A titolo completamente personale, e pensando al precedente di Ciampi, mi sembra che un candidato potrebbe essere lo stesso Monti, però solo se il suo Governo arriva fino al termine naturale con successo e in armonia con i partiti che lo sostengono e con un grado alto di accettazione nell’opinione pubblica, cose tutte da verificare. Confesso che non ho capito il “passo falso” fatto dal Professore – di solito così prudente e modesto – nelle sue dichiarazioni dall’Asia sulla popolarità rispettiva del Governo e dei Partiti. Un caso, magari comprensibile, di hubris? Un velato avvertimento? Chissà. Per fortuna il Presidente del Consiglio ha subito corretto il tiro (pur evitando di smentirsi letteralmente) con la sua lettera al Corriere e le dichiarazioni successive. È importante, non solo per lui ma per il Paese, che in futuro l’armonia con le forse politiche il cui sostegno resta indispensabile, resti intatta e si rafforzi, reggendo – con il necessario buonsenso – alla difficile prova dell’art.18, sul quale è augurabile che nessuno, dico nessuno, faccia le barricate.
Insomma, a un anno di distanza dalla elezione del nuovo Capo dello Stato, nulla di sicuro e neppure di prevedibile con una certa dose di probabilità. Tutto dipenderà naturalmente dal tipo di maggioranza che uscirà dalle elezioni. Nel frattempo, Napolitano ha ancora un anno di mandato: un periodo non lunghissimo,, ma anche decisivo nelle attuali condizioni e durante il quale il Paese deve augurarsi che egli continui a svolgere con equilibrio ed efficacia le sue delicate e importantissime funzioni di arbitro di un sistema politico che solo per ora pare aver ritrovato la strada del buonsenso.
© Rivoluzione Liberale
FONTE: https://www.rivoluzione-liberale.it/18771/opinione/la-successione-al-colle.html
STORIA
Hanna Reitsch, il lungo volo della pioniera di Hitler
13 Novembre 2021 – 08:16
La storia di Hanna Reitsch, pilota collaudatrice di Hitler che arrivò dove nessuno avrebbe osato, raccontata ne Il volo, la mia vita. Non solo un libro di guerra, ma la fedele testimonianza vergata da una donna senza eguali

“E ora avrei potuto prendere parte a un corso di formazione presso la scuola di volo a vela di Grunau. Finalmente andavo a volare!”. Le precise parole pronunciate da una giovanissima Hanna Reitsch, la pioniera dell’aviazione di Hitler che in un ventennio da allora avrebbe raggiunto, e addirittura surclassato per coraggio, la leggendaria Amelia Earhart. Forse la più nota aviatrice della storia.
Instancabile, sempre sorridente, con i suoi biondi capelli color cenere immancabilmente raccolti per calzare la cuffia da pilota prima di spiccare il volo. Hanna Reitsch, piccola grande donna destinata a rimanere nella leggenda, sceglierà di scrivere le sue memorie dopo essere stata internata in un campo di prigionia dagli americani. Non per osannare il “sangue dei vinti”, ma per raccontare con schietta semplicità – senza per questo privarsi di una perpetua precisione nelle nozioni più specifiche – una verità: la sua.
Detentrice tra gli anni ’20 e ’30 di un nutrito palmares di primati di volo, principalmente a vela, iniziò così la sua lunga carriera: ”Un corso di addestramento al volo a Grunau.. dove c’era una nota scuola di piloti per alianti”. Il preludio al volo come promessa del padre medico se la “bambina” avesse onorato e rispettato il suo impegno negli studi. L’approccio al volo a motore, fino a divenire pilota collaudatrice di quasi tutti gli aerei militari impiegati dalla Luftwaffe durante il secondo conflitto mondiale. Anche dei più pionieristici e spettacolari prototipi a reazione. Dal Focke-Wulf Fw 190, il caccia ad ala bassa più impiegato nella difesa dei cieli del Reich, al gigantesco aliante da trasporto Messerschmitt Me 321 “Gigant”. Dallo sviluppo delle temibili e leggendarie V1 pilotate da quelli che dovevano diventare i kamikaze tetutonici (gli “Uomini SO”, ndr), ai test per portare all’operatività il pericoloso aereo a razzo Me 163 “Komet”: una delle Wunderwaffen, le armi meravigliose tanto desiderate da Hitler che la fecero sentire, testuali parole, come a “vivere una fantasia di Münchhausen”. Ogni traguardo, ogni pensiero, riportato fedelmente nelle sue memorie edite in Italia da Italia Storica di Andrea Lombardi.
Volare, la mia vita (Italia Storica) di Hanna Reitsch ripercorre tutti i passi compiuti dalla pilota collaudatrice che, come tanti bambini divenuti aviatori, trovò nel volo degli uccelli che solcavano gli azzurri cieli estivi della Germania, il primordiale istinto di raggiungerli per passare accanto a loro come faceva “ogni nuvola nel vento”. Un’infanzia trascorsa con il naso all’insù, “finché (quel piacere) non si trasformò in una profonda, insistente nostalgia, un desiderio che mi accompagnava ovunque e mai poteva essere placato”. Ecco cosa porta l’essere umano al volo.
Questo avrebbe portato la giovane e stimata collaudatrice a diventare la prima donna al mondo a pilotare un elicottero, come ad atterrare nella Berlino assediata dai sovietici in quell’aprile 1945. Solo lei e il futuro Feldmaresciallo Ritter von Greim, nominato da Adolf Hitler ultimo comandante in capo della Luftwaffe, per ricevere gli ultimi ordini del führer prima della “caduta”. “Stavo sconfinando in un dominio esclusivamente maschile e sentivo che il ricevere l’incarico di un compito patriottico di tale importanza e responsabilità, era un onore più grande di quello conferito da qualsiasi titolo o decorazione”, che pure le venne conferita, anzi, personalizzata in diamanti e oro.
Figura leggendaria anche nella Germania che di solito mal celebra chiunque abbia avuto a che fare con il Nazismo – si tratti fiananco di geni e pionieri che hanno gettato le basi per la corsa allo Spazio, come nel caso del barone, ed ex SS, Wernher von Braun (che lei avrebbe incontrato in America dopo la guerra) – la Reitsch è stata e resterà da ogni punto di vista si voglia vederla uno dei più grandi piloti che il mondo abbia mai conosciuto.
Una donna straordinaria che – ripercorrendo la sua storia, a tratti struggente – non fornisce soltanto una panoramica dei progressi dell’aviazione e dei piani di guerra della Luftwaffe, ma condivide con il lettore la carriera straordinaria di una donna antesignana e totalmente fuori dal comune. Toccando le fasi più drammatiche di una vita interamente dedicata al volo e al patriottismo “puro” ma non cieco – a testimoniarlo il suo resoconto fondamentale dei giorni trascorsi nel bunker della Cancelleria a Berlino. Un patriottismo che non si perde d’animo, anche dopo i terribili giorni della caduta, quando ai tedeschi, per un certo tempo, verrà addirittura proibito di volare nelle competizioni sportivo-acrobatiche. Il “volo è la mia vita”, e io “vivrò per volare ancora”, si sarebbe detta nei giorni più bui della sua storia. Chi leggerà il libro scoprirà che è vero, che così è stato.
FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/cultura/hanna-reitsch-lungo-volo-pioniera-hitler-1986595.html
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