
RASSEGNA STAMPA DETTI E SCRITTI 23 APRILE 2020
A cura di Manlio Lo Presti
Esergo
Ciò che si è visto una sola volta non esiste ancora.
Ciò che si è sempre visto non esiste più.
ELIAS CANETTI, Il cuore segreto dell’orologio, Adelphi, 1987, pag. 88
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SOMMARIO
EDITORIALE
Gli spettri: 41bis, lo Spread, gli sbarchi e il “Patto”
Manlio Lo Presti – 23 aprile 2020
Di concerto con l’effervescente Morphing del Colle continua, con la paralisi operativa di 945 ricattati, Badoglio 2.o prosegue imperterrito:
- a calpestare i diritti costituzionali imponendo adempimenti illegali come l’autodichiarazione (1)
- a reprimere le libertà di movimento delle persone ad eccezione degli adepti dell’Anpi (2);
- a demolire l’architettura giuridica nazionale con l’emanazione di oltre 200 “provvedimenti” fatti passare per decreti di cui uno solo approvato dal Parlamento;
- a svendere il Paese a potenze straniere ostili , al punto che sta entrando in scena il COPASIR, cioè i servizi segreti:
Dulcis in fundo, ieri è stato preso un provvedimento di scarcerazione di due criminali di altissimo rango. Stragisti rinchiusi in regime di 41bis per il quale la normativa vigente non prevede una riconversione della pena né tanto meno, la loro collocazione ai domiciliari. Non è ancora chiara la reale motivazione del giudice che ha ordinato la loro scarcerazione se non una vaga motivazione che, in riferimento alla loro età avanzata, essi possono essere esposti al virus. Una ipotesi poco credibile in un luogo strettamente sigillato dove ogni cosa anche minima, viene controllata riguardo al cibo, i farmaci assunti, i giornali, ecc. Non è credibile tale ipotesi per il fatto che costoro non hanno nessuna possibilità di contattare il mondo esterno.
Se il virus esiste, adesso essi saranno un vero e proprio bersaglio dentro case non attrezzate allo stretto isolamento!
In attesa che siano resi pubblici i contenuti della sentenza liberatoria, mi vengono in mente alcune riflessioni poco ottimistiche.
- perché la scarcerazione e domiciliazione di cotanti nobiluomini avviene proprio adesso? Forse per la mano libera che hanno con le strade completamente vuote e i cittadini-spazzatura sono rinchiusi illegalmente in casa?
- quale sarà il prezzo, la contropartita che il deep state de’ noantri chiederà per questo regalo? Non ci sono mica cugini di Teresa di Calcutta in giro!
In una situazione di collasso economico ed istituzionale dove le numerose urgenze sono altre, qualcuno decide di scarcerare questi signori! Ripeto: perché?
Pensando e meditando, affiora un sospetto drammatico. La liberazione di questi signori che (forse) non possiedono più il potere di una volta ma sono comunque un simbolo storico della forza e della impunibilità delle otto mafie nel nostro martoriato Paese, saranno chiamati a fare un “favore” al momento opportuno, a richiesta incondizionata degli alti comandi. Un do ut des che sarà incassato al momento “giusto”.
E quando sarebbe il “momento giusto”?
Quali contingenze lo attiveranno?
Le contingenze che potrebbero attivare lo scambio potrebbero essere:
- l’indignazione e lo sconcerto popolare per la scarcerazione degli esimi ospiti dell’Hotel 41BIS;
- lo spread che si impenna CASUALMENTE a iniziali 400 b.p. (cioè il 4%) per proseguire velocemente la sua ascesa verso i 700 b.p.!
- gli sbarchi ossessivi di MIGRANTI-PAGANTI-VOTANTI-RISORSE-INPS che aumenteranno a livelli biblici e saranno usati come strumento di pressione e di paura contro la plebe che deve restare nei recinti senza rompere i cabbasisi e come grimaldello per far saltare tutti i diritti sociali, sanitari e sindacali conquistati duramente dagli anni Settanta in poi.
- E se qualcosa andasse storto?
- Se le masse, con alcuni schieramenti politici non allineati con Badoglio 2.0 dovessero reagire?
- Se ci fossero manovre pericolose e attuate di retroguardia da parte di qualcuno dei servizi segreti incapsulati dentro le doppie rappresentanze diplomatiche d’Italia e del vaticano o dentro centinaia di strutture economiche e finanziarie operanti nel territorio nazionale? Ad esempio, fughe di documenti, spiate internazionali, ecc. ecc. ecc.?
Allora è il momento di preoccuparci sul serio. Cominceremmo a capire perché la trattazione di borsa non è stata chiusa perché considerata un bene essenziale come la distribuzione alimentare, ma perché ha consentito ex ante ai soliti noti di saccheggiare l’Italia comprando le imprese italiane le cui azioni sono al minimo storico.
LE OPERAZIONI DI RASTRELLAMENTO SONO STATE E TUTTORA SONO DI TALE MAGNITUDINE DA FAR APPARIRE INSUFFICIENTI I PASSAGGI DI PACCHETTI AZIONARI PAGATI A “PREZZI DI AFFEZIONE” NEI FELPATISSIMI E RISERVATISSIMI STUDI LEGALI, NOTARILI, COMMERCIALI.
Con la quasi fine della razzia si è destato il COPASIR.
È stata attivata la clausola di prelazione (il c.d. golden share) di trattazione in borsa di aziende strategiche per la difesa degli interessi nazionali!
Mi domando: non sarebbe stato meglio bloccarla subito la borsa?
TUTTO CIÒ PREMESSO
Il mio sospetto e timore che qualcosa non stia girando nell’interesse degli italiani-spazzatura.
HO IL SOSPETTO CHE L’USCITA DEI RIDETTI GENTILUOMINI DALLE RESTRIZIONI NON NEGOZIABILI DEL 41 BIS, ABBIA COME CONTROPARTITA LA RIEDIZIONE AGGIORNATA E PIÙ GENOCIDA DEL PATTO SCELLERATO STATO-MAFIA.
L’ennesimo TECNICO-NON-ELETTO-DA-NESSUNO – nel ruolo di perito fallimentare e commissario liquidatore della restante ma ancora corposa massa attiva italiana – avrà il compito di dare il colpo finale al nostro Paese che il risveglio VOLUTAMENTE TARDIVO E IPOCRITA DEI SERVIZI E DEL COPASIR non riuscirà a salvare!!!
P.Q.M.
L’Italia non deve più votare finché non si è compiuto il disossamento del Paese per ridurlo ad una carcassa vuota e desertificata dove fare poi arrivare decine di milioni di
MIGRANTI-PAGANTI-VOTANTI-RISORSE -INPS
Mi auguro, forse ingenuamente, che il Morphing del colle e i parlamentario abbiano un tardivo recupero di dignità, tenuto conto che questi ultimi non si debbono illudere di salvarsi dalla imminente e violentissima EZOVCINA che si sta per abbattere su 60 milioni di cittadini colpevoli di esistere, pedinati, FILMATI DA CENTINAIA DI DRONI CHE NON SI SONO USATI PER I CLANDESTINI, minacciati, carcerati in massa, spogliati dei diritti civili e di movimento e per giunta espulsi da milioni di posti di lavoro facendo salire a 18.000.000 il numero di disoccupati nel nostro martoriato Paese…
ORMAI, SOLO UN DIO CI PUÒ SALVARE
NOTE
- https://www.studiocataldi.it/articoli/38207-app-immuni-tutti-i-nodi-da-sciogliere.asp
- https://www.iltempo.it/politica/2020/04/23/news/giuseppe-conte-libera-partigiani-25-aprile-anpi-liberazione-resistenza-vieta-figli-morti-coronavirus-orlando-pd-1319522/#.XqFIRTZBVAw.whatsapp; – https://scenarieconomici.it/25-aprile-la-festa-dei-privilegi-ideologici-i-soliti-noti-sono-sempre-piu-uguali-degli-altri/
IN EVIDENZA
La pandemia non sia la scusa del saccheggio del nostro patrimonio

Cattivi pensieri che si rinforzano.Leggo del sindaco di Firenze Nardella che lancia alti lai sul comune ridotto sul lastrico a causa della pandemia che ha azzerato il turismo e che vorrebbe usare il “bazooka immobiliare”, ossia cedere in garanzia il patrimonio immobiliare del comune per ottenere nuovi prestiti.Signori miei, nessuno nega l’esistenza della pandemia e della sua gravità, anzi.Ma è altrettanto evidente che le jene stanno affondando le fauci nella carne viva delle ricchezze italiane.
Tutte le ricchezze, materiali ed immateriali, spirituali ed economiche, locali e nazionali. Nella regione Lazio c’è un verminaio enorme nelle forniture di mascherine date senza gara ad amici sulla scorta dell’emergenza, ora il caso di Firenze.
E nelle altre regioni e comuni Dio solo sa che cosa hanno fatto.
A livello nazionale non ne parliamo; le élites vogliono imporre la museruola alla democrazia con il Mes, prenderanno un pugno di miliardi che spenderanno senza controlli (con quali risultati possiamo già immaginare) e in cambio cedono quote di sovranità.
Non parliamo della App di controllo, data ad una società partecipata dai figli di Berlusconi (ma non era il male? Non mi avete detto che per trenta anni che ci manipolava? E ora, gli date i nostri dati senza colpo ferire). Qui con la scusa dell’emergenza sanitaria vogliono saccheggiare tutto.
Spaccatura sulle applicazioni europee per la ricerca di contatti coronavirus
uk.reuters.com
BERLINO (Reuters) – Si è aperta una spaccatura sulla progettazione delle applicazioni per smartphone per rintracciare le persone in Europa a rischio di infezione da coronavirus, ostacolando potenzialmente gli sforzi per frenare la pandemia ed alleggerire le pesantissime restrizioni di viaggio.
Scienziati e ricercatori di più di 25 paesi hanno pubblicato lunedì una lettera aperta che invita i governi a non abusare di tale tecnologia per spiare i propri popoli e mettere in guardia contro i rischi di questo approccio sostenuto dalla Germania.
In una lettera firmata da oltre 300 esponenti è stata espressa: “…estrema preoccupazione che alcune ‘soluzioni’ alla crisi possano, attraverso un cambiamento strisciante, portare a sistemi che permettano una sorveglianza senza precedenti della società in generale”.
Gli esperti di tecnologia si stanno affrettando a sviluppare metodi digitali per combattere COVID-19, una malattia simile all’influenza, causata dal nuovo coronavirus che ha infettato 2,4 milioni di persone in tutto il mondo ed al quale sono stati attribuiti (con modalità spesso sospette, N.d.T.) circa 165.000 decessi.
Automatizzare la valutazione di chi è a rischio e chiedergli di farsi visitare da un medico, di sottoporsi ad un test o di autoisolarsi, è visto dai sostenitori come un modo per velocizzare un compito che tipicamente comporta telefonate e visite a domicilio.
Le applicazioni per la ricerca di contatti sono già in uso in Asia, ma copiare il loro approccio utilizzando i dati di localizzazione violerebbe le leggi europee sulla privacy. Invece, la comunicazione Bluetooth tra dispositivi sono viste come un modo migliore per analizzare i contatti tra persona e persona.
Secondo i ricercatori del Big Data Institute dell’Università di Oxford: “Le applicazioni dovrebbero essere volontarie e dovrebbero essere scaricate da almeno il 60% della popolazione per ottenere la cosiddetta ‘immunità digitale’ del gregge”, necessaria per sopprimere COVID-19.
Tuttavia, le polemiche sul modo migliore di procedere potrebbero ritardare il lancio delle app per aiutare i governi, dopo che la pandemia sia stata messa sotto controllo, a contenere eventuali nuove epidemie.
UN’AVANZATA STRISCIANTE
La spaccatura si è aperta su un’iniziativa guidata dalla Germania, chiamata Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing (PEPP-PT https://www.pepp-pt.org), che è stata criticata per essere troppo centralizzata e quindi incline ad un’avanzata strisciante del governo.
I suoi critici sostengono un protocollo decentralizzato per la tracciatura dei contatti chiamato DP-3T, qui sperimentato dai ricercatori svizzeri, che è allineato con un’alleanza tecnologica tra Apple e Google di Alphabet.
I dettagli sono altamente tecnici, ma ruotano intorno al problema se i dati sensibili debbano essere conservati in modo sicuro sui dispositivi, o memorizzati su un server centrale, cosa che consentirebbe a “malintenzionati” di ricostruire il “grafico sociale” di una persona – una registrazione di dove e quando incontra altre persone.
Nella stessa lettera citata sopra gli scienziati hanno ribadito che: “Le soluzioni che permettono di ricostruire informazioni invasive sulla popolazione devono essere respinte senza ulteriori discussioni”.
Tra i firmatari c’era Michael Backes, capo del CISPA Helmholtz Center for Information Security della Germania, che si è ritirato dal PEPP-PT nel fine settimana. Anche i ricercatori svizzeri si sono dissociati pubblicamente dal PEPP-PT, citando le preoccupazioni per la centralizzazione e la privacy.
I critici hanno anche messo in discussione l’affermazione del PEPP-PT secondo cui sette paesi europei – Austria, Germania, Francia, Italia, Malta, Spagna e Svizzera – sono entrati a far parte del PEPP-PT.
Secondo fonti governative ed enti di ricerca, attualmente Spagna e Svizzera ora sostengono che il sistema rivale DP-3T.
PEPP-PT si è impegnata a garantire la privacy degli utenti e la protezione dei dati in ogni momento ed ha riaffermato io proprio impegno per la privacy in un documento di 25 pagine (qui) rilasciato alla fine della scorsa settimana su GitHub, una piattaforma per sviluppatori di software.
“Se il sistema facesse trapelare informazioni sul comportamento personale, sull’identità o addirittura rivelasse chi è stato infettato da Sars-CoV-19, gli utenti si rifiuterebbero giustamente di adottare il sistema”, riporta il documento.
Secondo fonti governative della scorsa settimana, la Germania prevede di rilasciare un’applicazione di tracciamento dei contatti entro poche settimane, sulla base della piattaforma PEPP-PT. Anche il capo dell’istituto di ricerca digitale francese INRIA ha sostenuto l’iniziativa.
La piattaforma PEPP-PT è progettata per supportare le applicazioni nazionali che potrebbero “dialogare” tra loro oltre confine – un obiettivo che potrebbe diventare più difficile da raggiungere se altri paesi europei sostenessero uno standard diverso.
“Il dibattito sta allontanando l’attenzione da ciò che conta davvero: realizzare un’app che rintracci il virus, non l’umano, e farlo il più velocemente possibile”, ha dichiarato Julian Teicke, A.D. della compagnia assicurativa berlinese WeFox, che è coinvolta in un progetto tedesco di una app di tracciamento per coronavirus chiamato Healthy Together.
Relazione di Douglas Busvine.
Editing di Jane Merriman
Fonte: uk.reuters.com
Link: https://uk.reuters.com/article/uk-health-coronavirus-europe-tech/rift-opens-over-european-coronavirus-contact-tracing-apps-idUKKBN2221U6
20.04.2020
FONTE:https://comedonchisciotte.org/spaccatura-sulle-applicazioni-europee-per-la-ricerca-di-contatti-coronavirus/
Vogliamo farcele delle domande o no? Covid-19 truffa biologica?
23 04 2020
… vogliamo farcele delle domande o no?
Farsi delle domande è da complottista?
3 video da guardare in sequenza!
VIDEO QUI: https://youtu.be/CZPYEBo3_Qk
VIDEO QUI:
VIDEO QUI: https://youtu.be/QK2_tz9RJh4
FONTE:https://scenarieconomici.it/vogliamo-farcele-delle-domande-o-no-covid-19-truffa-biologica/
Piano di Autofinanziamento Interno per l’Italia
Aprile 15, 2020 posted by Fabio Conditi
Agenzia Adnkronos del 26 marzo 2020: “Se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno!“. Questa la linea, appresa da fonti di Palazzo Chigi, tenuta dal premier Giuseppe Conte nel corso del Consiglio europeo iniziato questo pomeriggio. “Qui si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e realmente adeguati a reagire a una guerra che dobbiamo combattere insieme per vincerla quanto più rapidamente possibile“, avrebbe incalzato il premier (https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/03/26/conte-batta-colpo-facciamo-soli_vT9ITCXMnnvz44lZa8ddpL.html).
Agenzia AGI del 14 aprile 2020 alle ore 13:37 riposta le parole del Prof. Mario Turco, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche Economiche ed agli Investimenti (https://www.facebook.com/gablanzi/posts/10222399585085165) :
In considerazione degli attriti e visioni opposte emerse in Europa sugli eurobond, è importante per l’Italia realizzare un “piano di autofinanziamento interno” per accrescere la capacità di finanziare in maniera diretta ed autonoma le politiche d’investimento pubblico dello Stato e l’economia reale senza dover necessariamente dipendere dall’indebitamento esterno ed internazionale.
Fondamentale in questa nuova prospettiva accelerare la costituzione di una banca pubblica d’investimento che possa, non solo finanziare le opere pubbliche, ma anche sostenere la collocazione dei titoli pubblici, nonché attrarre, favorire e incentivare il risparmio degli italiani.
In considerazione dell’emergenza, è importante poi, sviluppare nuove tecniche monetarie, anche virtuali, e di circolarità tra operatori commerciali delle detrazioni e dei crediti fiscali che lo Stato non riesce tempestivamente a pagare, attraverso la creazione di piattaforme telematiche.
Occorre, infine, rivedere le regole contabili dei bilanci degli enti territoriali onde liberare risorse, attualmente accantonate, da destinare agli investimenti.
Questo potrebbe essere lo schema di un possibile piano di autofinanziamento dell’Italia per rendere sostenibile il debito pubblico, favorire la politica degli investimenti e tutelare il risparmio degli italiani.
Ho conosciuto per la prima volta il senatore Mario Turco durante il convegno al Senato del 29 gennaio 2019, da lui organizzato insieme alla senatrice Sabrina Ricciardi ed al senatore Stanislao Di Piazza, che aveva come titolo “Spread, banche e sicurezza nazionale nel contesto europeo“. Oltre ai senatori che avevano organizzato l’evento, eravamo stati chiamati a parlare il sottoscritto, in qualità di Presidente dell’Associazione Moneta Positiva, Francesco Carraro e Valerio Malvezzi.
Raramente mi è capitato di incontrare un professore universitario con le idee così chiare di come funziona il sistema economico e finanziario, quasi non riuscivo a credere alle mie orecchie. Questo il suo intervento :
VIDEO QUI:https://youtu.be/o629a5LODR0
Successivamente sono stato invitato , insieme ad Antonino Galloni, ad un altro convegno al Senato, il 16 luglio 2019, dal titolo “Uscire dalla crisi economica: riflessioni e prospettive” dove ai tre senatori organizzatori Mario Turco, Sabrina Ricciardi e Stanislao Di Piazza si sono aggiunti anche i senatori Emiliano Fenu, Elio Lannutti, Laura Bottici ed il deputato Pino Cabras.
Merita di essere ascoltato anche questo intervento del Prof. Mario Turco, perchè ci permette di capire meglio la sua proposta di oggi.
VIDEO QUI: https://youtu.be/b9-E8Hpw7wc
In Italia siamo sempre portati a parlare male dei nostri politici, e spesso abbiamo anche ragione.
Ma il Piano di Autofinanziamento Interno è anche un bel nome.
C’è aria di cambiamento in Italia.
Perchè loro non molleranno facilmente, ma NOI NON MOLLEREMO MAI.
© Fabio Conditi
Presidente dell’Associazione Moneta Positiva
www.monetapositiva.blogspot.it
15.04.2020
BELPAESE DA SALVARE
L’Italia farà la fine della Grecia?
Francesco Celotto
L’Italia farà la fine della Grecia? C’è un modo per evitarlo? Il governo italiano sta prendendo le misure adeguate?
La crisi che stiamo vivendo è tutt’altro che passata. Non lo è dal punto di vista sanitario e men che meno dal punto di vista economico.
Di Francesco Celotto
Faremo la fine della Grecia?
Le ipotesi più probabili
Il coronavirus crea una crisi simmetrica nel senso che colpirà tutti ma le conseguenze e soprattutto il recupero dalla stessa saranno asimmetriche.
Paesi a forte vocazione turistica come l’Italia pagheranno un grosso prezzo alla crisi.
Le più rosee previsioni certificano un calo del pil per il 2020 tra il 10 e il 15% ma tuttavia non siamo certi se il crollo non sarà anche più ampio a causa del forzato blocco produttivo e dei consumi.
Il debito pubblico italiano già altissimo esploderà a vette mai viste.
Secondo alcune previsioni raggiungerà a fine anno il 160/170% del PIL, cifra plausibile dato che il governo ha già messo in campo una manovra da circa 50 miliardi, una cifra che certamente non sarà sufficiente.
A questo punto diversi economisti si chiedono se un debito così elevato sia sostenibile.
I soldi si creano dal nulla – pagina del libro di economia spiegata facile
Di fatto questo livello di debito lo ha raggiunto solo la Grecia durante la crisi del 2012 e sappiamo come finì.
Sarò franco e dirò che un livello di debito così alto è insostenibile e porterà a un sostanziale fallimento dell’Italia a meno che non si intervenga con interventi che possono essere interni o esterni.
L’intervento interno potrebbe essere una patrimoniale ovvero un prelievo forzoso sul patrimonio finanziario netto delle famiglie italiane pari a circa 4.000 miliardi di euro.
Un intervento di cui si parla da tempo ma che per ovvie ragioni politiche non è mai stato attuato. Tuttavia in condizioni di emergenza come quelle attuali potrebbe essere messo in campo da un governo tecnico a guida Draghi.
Un intervento da me non auspicabile ma che sarebbe tuttavia indispensabile se non si trovassero forme di aiuto esterno come i coronabonds o il fondo recovery di cui si discute in Europa.
Quanto sostegno servirà alle famiglie?
La entità della manovra di sostegno alle imprese e alle famiglie del nostro paese non potrà essere inferiore al 10% del PIL come ammesso dallo stesso governo.
Ci servono dunque almeno 150/200 miliardi di risorse aggiuntive.
O le troviamo con una patrimoniale o arriveranno sotto forma di aiuti/finanziamenti europei.
Come bonds magari perpetui (interessante la proposta spagnola di questi giorni) o come eurobonds, che avrebbero il pregio di avere un ottimo credito di merito (tripla A) e quindi un tasso di interesse nettamente inferiore a quello che pagherebbe l’Italia sui mercati.
Sulla creazione di un recovery fund, su cui sta spingendo la Francia, rimango scettico.
L’Unione Europea anche stavolta farà poco o nulla e rinvierà sine die, paralizzata dal veto tedesco e dei suoi soci del NordEuropa, canaglie olandesi in testa.
Il giochino tedesco è presto detto: farci ingoiare il MES che ci darebbe ossigeno per un po’(ci darebbe 35 miliardi circa), magari darcelo con basse condizionalità e vedere se passa nel frattempo la tormenta.
Loro in ogni caso con un basso debito pubblico hanno capacità di manovra fiscale che noi non abbiamo.
Non possiamo permetterci di attendere fino a settembre.
Altrimenti l’Italia farà la fine della Grecia
Se non si farà presto è facile che ci appiopperanno una patrimoniale
In mancanza di questo sarà inevitabile la applicazione di una patrimoniale.
A meno che non decidiamo (e io lo farei ma dubito che Conte abbia le palle per farlo) di minacciare sul serio di far saltare il banco, uscendo dall’Unione.
Se saltiamo saltano pure i crucchi e i loro amichetti.
Realisticamente penso che dovremmo allearci con la Spagna, la Francia e altri paesi del Sud Europa per creare una unione parallela e soprattutto una grande banca pubblica di Investimento del Sud Europa che potrebbe emettere bond e raccogliere finanziamenti.
Inutile continuare a stare con chi ci considera solo improduttivi, inutili, corrotti.
Meglio creare qualcosa di nuovo andando oltre, slegandosi da allenze inutili che ormai rapresentano solo una gabbia di ferro.
Non abbiamo tempo.
Dobbiamo agire subito o le conseguenze saranno catastrofiche.
Con o senza l’Europa.
Francesco Celotto
Francesco Celotto, imprenditore, analista finanziario indipendente, ex attivista M5S ,candidato al Senato per M5S, già fondatore del gruppo grandi opere del M5S Veneto. Coautore di due libri sul disastro ambientale e la corruzione relativa alle grandi opere del Veneto (2012: Strada Chiusa con Marco Milioni; 2015 Strade Morte con Marco Milioni, Carlo Costantini, Massimo Follesa) , ex presidente di Veneto sostenibile ed ex vicepresidente della Associazione Soci Banche Popolari, già portavoce Covepa (Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa).
FONTE:https://scenarieconomici.it/litalia-fara-la-fine-della-grecia/
Curarci costa: meglio rinchiuderci e sorvegliarci con la app
La tutela della privacy è solo uno degli aspetti legati al problema dell’app governativa “immuni”. E neanche il più importante. La questione principale infatti è quella relativa all’uso della tecnologia con funzione chiaramente sostitutiva della responsabilità politica dello Stato. È questa la sintesi di un articolo di assoluto interesse apparso sul “Guardian” la scorsa settimana. Detto in altre parole (e calato dentro il nostro contesto). Siccome lo Stato liberista non ha le risorse per adottare tutte le misure necessarie a risolvere un dato problema (nel nostro caso la pandemia), allora si pensa di mitigarne gli effetti limitando la libertà personale dei cittadini. È più pratico e più veloce. E soprattutto costa infinitamente meno rispetto a un piano miliardario di investimenti pubblici. Pensateci, perché mai un governo dovrebbe investire montagne di denaro per risolvere problemi strutturali della società liberista se può imporre l’uso di strumenti informatici?
Il trasporto pubblico fa schifo? Anziché comprare nuovi mezzi faccio la app che “efficienta” l’uso dei bus da parte dei cittadini. Non ho le risorse sufficienti per fare milioni di tamponi, aumentare la disponibilità di posti letto in ospedale, comprare macchinari e assumere medici e poliziotti? Chiudo i cittadini in casa e quando oramai sono sull’orlo dell’esasperazione (e della povertà) li obbligo ad uscire di casa solo con l’app. Risparmio un sacco di soldi e limito il problema. E chi se ne frega delle libertà costituzionali. Ecco perché alla radice di questo modus operandi non c’è (solamente) il pericolo per la privacy. Ma quello, oggi più concreto che mai, che le nostre “democrazie” si trasformino in Stati ad elevata sorveglianza attiva al fine di sopperire alle gigantesche falle del sistema pubblico di organizzazione e funzionamento della società. Che cioè si ricorra sempre di più ai big data per affrontare i problemi strutturali del nostro presente, compresi il modello di produzione e le disuguaglianze da esso derivanti.
Che quindi si faccia strada un nuovo pensiero politico che ritiene molto più conveniente influenzare pesantemente il comportamento dei singoli anziché affrontare alla radice i problemi di un dato modello di sviluppo, nel nostro caso la società capitalista. Ancora una volta quindi la nostra Costituzione si erge a baluardo non tanto di un singolo diritto (la libertà individuale) quanto piuttosto di una complessiva idea di Stato e del suo ruolo pubblico come del principale attore e risolutore dei problemi della società. Cedere su “immuni” quindi non significa transigere solo su uno strumento temporaneo e di “pubblico interesse”. Significa accettare, ancora una volta, che lo Stato abdichi al suo ruolo principale: prendersi cura dei suoi cittadini. Con l’aggravante del creare un pericolosissimo precedente dal quale sarà molto difficile tornare indietro.
(Antonio Di Siena, “‘Immuni’, perché l’attacco alla privacy non è il problema più importante che pone”, da “L’Antidiplomatico” del 21 aprile 2020).
FONTE:https://www.libreidee.org/2020/04/curarci-costa-meglio-rinchiuderci-e-sorvegliarci-con-la-app/
Errori e abusi, 735 medici contro Conte: così l’Italia muore
Con serenità, ma anche con determinazione, i medici del gruppo della medicina di segnale (735 iscritti all’Ampas, la nostra associazione, di cui tanti impegnati in prima linea), preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, desiderano fare chiarezza circa la possibilità che siano lesi dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini. 1. Lesione libertà costituzionalmente garantite. In questo periodo sono stati gravemente lesi alcuni diritti costituzionali (la libertà di movimento, il diritto allo studio, la possibilità di lavorare, la possibilità di accedere alle cure per tutti i malati non-Coronavirus) e si profila all’orizzonte una grave lesione al nostro diritto alla scelta di cura. Tutto questo in assenza di una vera discussione parlamentare, e a colpi di decreti d’urgenza. Ci siamo svegliati in un incubo senza più poter uscire di casa se non firmando autocertificazioni sulla cui costituzionalità diversi giuristi hanno espresso perplessità, inseguiti da elicotteri, droni e mezzi delle forze dell’ordine con uno spiegamento di forze mai visto neppure nei momenti eversivi più gravi della storia del nostro paese. Ora sta entrando in vigore un’app per il tracciamento degli spostamenti degli individui, in patente violazione del nostro diritto alla privacy, e che già qualcuno pensa di utilizzare per scopi extrasanitari.
Ma tra le lesioni più gravi ai nostri diritti costituzionali spicca quella legata al diritto di scelta di cura, ben definito sia nella Costituzione che nel documento europeo di Oviedo. Noi medici siamo colpevoli di non aver adeguatamente contrastato, due anni fa, una legge che toglieva al pediatra di fatto ogni dignità e autonomia decisionale. Ricordiamoci che una lesione di diritti non giustificata è sempre la premessa ad altre possibili lesioni. 2. Conflitti di interesse. Gli attori “scientifici” della redazione e della promozione della citata legge Lorenzin non sembrano essere molto diversi dai “consulenti” dell’emergenza di oggi. Ci chiediamo se le informazioni provenienti dalle figure che operano come consulenti del Ministero della Salute siano diffuse con la comunicazione dei conflitti di interesse che essi possano avere con aziende del settore. Non sarebbe etico né lecito avere consiglieri che collaborano con grandi aziende farmaceutiche. Sempre in tema di conflitto di interessi: è stato il Parlamento a stabilire i componenti della Task force costituita recentemente per affrontare la cosiddetta fase2? Sono presenti possibili conflitti di interesse? Tali soggetti pare abbiano chiesto l’immunità dalle conseguenze delle loro azioni. Ma non dovrebbero essere figure istituzionali a prendere “decisioni” sul futuro del nostro paese? Una cosa è la consulenza, altro è decidere “in nome e per conto”. Con quale autorità?
3. Libertà di espressione e contraddittorio. Il giornalismo dovrebbe essere confronto di idee, discussione, valutazione di punti di vista diversi. Ci chiediamo quanto sia garantita la libertà di espressione anche di professionisti che non la pensano come noi. Vediamo invece giornalisti che festeggiano la “cattura” di un povero runner sulla spiaggia da parte di un massiccio spiegamento di forze, e la sistematica cancellazione di ogni accenno a diversi sistemi di cura rispetto alla “narrazione ufficiale” del salvifico vaccino, si tratti di vitamina C o di eparina, in totale assenza di contraddittorio. In questo quadro intossicato, le reti e i giornali maggiori mandano in onda continuamente uno spot, offensivo per l’intelligenza comune, in cui si ribadisce a chiare lettere che la loro è l’unica informazione seria e affidabile: il resto solo fake. Viene così creata l’atmosfera grazie alla quale si interviene su qualunque filmato, profilo social, sito internet che non si reputi in linea con la narrazione ufficiale. Nessuna dittatura può sopravvivere se non ha il supporto di una informazione asservita.
4. Vaccino: soluzione a tutti i mali? Tutti aspettano come una liberazione il nuovo vaccino (che giornalisti e virologi a senso unico continuano a vantare come l’unica possibile soluzione), dimenticando alcuni fatti. Il primo è che il vaccino viene sviluppato sulla base delle proiezioni teoriche sui virus in circolo l’anno precedente, e dunque è una “scommessa” (è esperienza comune ad ogni inverno che molte persone vaccinate si ammalino comunque). Il secondo è la continua forte variabilità di un virus a RNA come il Coronavirus, di cui pare esistano già diverse varianti. Ciononostante, in dispregio anche del rischio di interferenza virale (per cui il vaccino per un virus diverso può esacerbare la risposta ad un altro virus) la regione Lazio propone l’obbligatorietà per tutti i sanitari e tutti gli over65 di effettuare vaccinazione antinfluenzale ordinaria, violando ancora una volta (se l’obbligo fosse reale) il diritto costituzionale alla scelta di cura. E i difensori della Costituzione, muti. Facile immaginare cosa succederà non appena sarà reso disponibile, con iter accelerati e prove di sicurezza minimali, il nuovo vaccino salvavita. Da medici vogliamo ribadire l’importanza del rispetto della libertà di scelta di cura così come costituzionalmente definita.
5. Bambini e movimento fisico. Una nota è necessaria per capire la gravità della situazione anche per quanto concerne movimento fisico e chiusura in casa dei nostri bambini. La stessa OMS si è pronunciata nel merito raccomandando l’uscita all’aria aperta e il movimento fisico come indispensabili presidi di salute e di sostegno immunitario. Quasi tutti gli altri paesi europei hanno consentito l’uscita in solitaria per fare sport e la passeggiata con i bambini. Noi no. Con una regola di incredibile durezza, venata di un inaccettabile paternalismo (“se li lasciamo liberi poi non sono capaci di stare distanti”) abbiamo creato disagi psicologici e fisici (obesità e sedentarietà) e costretto a salti mortali i pochi obbligati al lavoro (sanitari, agricoltori, trasportatori, negozi alimentari). Non possiamo inoltre non rimarcare la totale disattenzione di questi draconiani provvedimenti nei confronti delle famiglie con figli disabili (e in particolare autistici) per i quali il momento quotidiano di uscita all’aria aperta rappresenta un indispensabile supporto alla propria difficile condizione. I più fragili, come sempre, pagano il pedaggio più duro. Tutto ciò non bastasse è stata scatenata la guerra del sospetto e della delazione tra gli invidiosi delle libertà altrui. Come lucidamente scrive Noam Chomsky, mettere i propri sudditi uno contro l’altro è uno splendido sistema per qualunque dittatura per distrarre il popolo da quello che veramente il potere sta perpetrando a suo danno. L’intervento di squadre di polizia con quad ed elicotteri ad inseguire vecchietti isolati sui sentieri non fa che rafforzare l’idea di poter essere tutti sceriffi, a dimostrazione della perfetta riuscita di induzione della psicosi da parte del potere.
6. Danni economici del lockdown: un disastro epocale. Alcuni comparti, come quello del turismo, della ristorazione o automobilistico hanno avuto riduzioni di fatturato vicine al 100%. Questo significherà, come dicono le prime stime, una decina di milioni di disoccupati. Che smetteranno di pagare i mutui in corso. Smetteranno di acquistare beni di consumo. Perderanno le loro attività o le loro aziende costruite in decenni di sacrifici. Noi medici sappiamo cosa significhi questo a livello sanitario: migliaia e migliaia di nuovi decessi. Persone che si ammaleranno, si suicideranno (le prime avvisaglie sono già visibili), ritireranno i propri risparmi in banca. Serve ripartire subito, tutti, senza tentennamenti. Per ridurre i danni, che comunque, anche si ripartisse oggi, saranno epocali. Se domani si dovesse scoprire che qualcuno ha surrettiziamente prolungato il lockdown italiano (ad oggi il più duro d’Europa) per mantenere alto il panico e trovare un ambiente più pronto all’obbligo vaccinale, ci auguriamo solo che la giustizia possa fare il suo corso con la massima durezza. La gente perde il lavoro e muore di fame, e lorsignori pontificano.
7. Le cure. Anche qui l’argomento è imbarazzante. È comprensibile che un virus nuovo possa spiazzare anche i migliori medici per qualche tempo. Ma via via che le informazioni si accumulano occorrerebbe ascoltare coloro che sul campo hanno potuto meglio capire. Un gruppo Facebook di cui molti di noi fanno parte, nato spontaneamente come autoaiuto, e che conta circa 100.000 iscritti, ha elaborato delle raccomandazioni di cura efficaci poi inviate al ministero. Oggi che pare chiaro e assodato che il decesso avvenga a causa di una forte coagulazione intravascolare molte vite possono essere salvate con l’uso della semplice eparina. Ma non basta: servono anche attenzioni specifiche a seconda del timing della malattia: ai primi sintomi, ai primi aggravamenti, o in fase procoagulativa. In particolare a noi medici di segnale risulta difficile comprendere l’uso massivo di paracetamolo o di altri antipiretici una volta acclarato che la febbre è un potente antivirale per l’organismo. È in preparazione un documento interassociativo anche su questo delicato argomento che merita più ampia trattazione.
Ove qualcuno, tuttavia, si permetta di ritardare l’adozione di sistemi di cura efficaci, per motivi meno che chiari (e alcuni interventi televisivi volti a screditare l’eparina sembrano andare in quella direzione) si aspetti reazioni forti da chi ha rischiato la propria vita in prima linea. La magistratura sta ora indagando sui gravi errori commessi in alcune Regioni nella gestione delle residenze per anziani, veri e propri focolai d’infezione con purtroppo un numero elevatissimo di decessi, stante la fragilità e la polimorbilità degli ospiti, quasi sempre in trattamento con statine, antipertensivi, analgesici, antidiabetici. Al di là delle responsabilità regionali, che la magistratura valuterà, preme fare dei numeri: dei 22000 decessi totali nazionali ben 7000 (il 30%!) sono di degenti in Rsa. Un dato sconvolgente, ma che deve farci riflettere sull’incremento importante dei decessi in alcune province. Gli errori fatti, in buona o cattiva fede, sono costati la vita a più di 100 medici e ad un alto numero di altri operatori sanitari che sono stati mandati allo sbaraglio senza un piano preciso e senza i necessari dispositivi di protezione. A loro va la nostra più profonda gratitudine.
8. Test sierologici ritardati o non autorizzati. Uno dei modi per capire quante persone hanno già incontrato il virus (smettiamo di chiamarli “contagiati”, perché talvolta hanno avuto solo lievi sintomi influenzali e prodotto splendidi anticorpi) è quello di effettuare un test sierologico, che è di costo contenuto e che evidenzia malattia in corso (IgM+) o malattia superata e presenza di anticorpi memoria (IgG+). Chi sia IgG+ potrebbe già serenamente ricominciare a muoversi senza particolari cautele né per sé né per gli altri. Sensibilità e specificità di questi test sono altissime a differenza di quelle dei tamponi. Perché tanta ostilità da parte di governo e istituzioni sanitarie tanto da vietarne l’uso “fino ad approvazione di un test affidabile”? I casi di Ortisei (45% di positivi) e di Vò Euganeo (75%) ci dicono che probabilmente il virus si è già diffuso molto più di quanto pensiamo e che le misure in essere potrebbero non essere poi così necessarie, almeno in alcune zone d’Italia.
9. Qualche numero. Vi preghiamo, risparmiateci il teatrino delle 18. Quei numeri non sono affidabili e fanno parte di una consumata regia. A fianco di Borrelli sfilano talvolta alcune figure i cui potenziali conflitti d’interesse non vengono mai dichiarati. Il numero dei “contagiati” è privo di senso, visto che dipende dal numero di tamponi effettuato. E la stragrande maggioranza della popolazione potrebbe già avere incontrato il virus senza saperlo. Stime della Oxford University parlano di 11 milioni di potenziali positivi già ora. Se questo dato fosse vero la letalità di Sars-Cov2 sarebbe veramente irrisoria: lo 0,05%, anche prendendo per veri i dati di mortalità. Ma anche su questi permane il terribile dubbio sui decessi PER e CON Coronavirus. Diverse testimonianze mettono in forte dubbio il dato, visto che ogni giorno in Italia ci lasciano circa 1900 persone (dati Istat) e non si fa fatica ad estrarne 400, tra questi, che siano anche positivi al virus. Tuttavia è dato chiaro a chi lavori in prima linea che la grave coagulazione intravascolare indotta dall’incontro tra il virus e un terreno per lui fertile (età media decessi 78 anni, media 3,3 patologie presenti) possa portare rapidamente alla morte individui fragili che tuttavia avrebbero volentieri vissuto qualche anno ancora. In Inghilterra hanno rilevato che che il 73% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva per coronavrus è sovrappeso o obeso. Come dice il dr. Lustig: «Il virus non distingue chi infetta ma distingue benissimo chi uccide». Questi pazienti fragili comunque avrebbero preferito morire tra le braccia dei loro cari piuttosto che da soli in questo modo terribile. In altri paesi hanno usato modalità di calcolo diverse. Non potremmo chiedere dati più precisi e affidabili evitando di diffondere panico e preoccupazione?
10. Altri paesi europei e non: lockdown molto diversi. Altri paesi sia in Europa che nel mondo stanno adottando lockdown parziali molto meno rigidi di quello italiano, tanto che il lockdown completo viene ormai tristemente chiamato “all’italiana”. Eppure abbiamo il problema da prima di tutti gli altri e ci stanno facendo credere che lo chiuderemo buoni ultimi. Per colpa dei runner e dei bimbi a passeggio, ovviamente. Peccato che in molti paesi europei la passeggiata di adulti e bambini, la gita al mare, l’accesso alle seconde case sia quasi ovunque consentito, a patto di mantenere il distanziamento sociale. Ma non eravamo nell’Europa unita? Perché questa crudeltà nella sola Italia? Siamo ancora il paese cavia? Richiediamo con forza di allinearci al più presto alle direttive in essere nella maggior parte dei paesi europei.
11. Sostegno al sistema immunitario: i sani proteggono. Un punto chiave, che è sfuggito totalmente ai nostri governanti e ai nostri media è che i sani (quell’85% delle persone che ha incontrato il virus e nemmeno se ne é accorto, o ha subito lievi sintomi, costruendo presto gli anticorpi necessari) conducono uno stile di vita più sano che ne ha irrobustito e forgiato il sistema immunitario. Mangiare sano, fare sport quotidiano, condurre una vita meno stressante (magari abitando fuori città), assumere vitamine e integratori naturali, fare a meno di farmaci inutili, rinunciare a fumare, a drogarsi o a bere senza controllo, rappresenta un impegno che si vorrebbe vedere in qualche modo valorizzato come comportamento virtuoso quantomeno in relazione al risparmio che consente al sistema sanitario nazionale e, in questo caso, alla protezione dalla diffusione del virus e alla non occupazione di un posto letto, lasciato così libero per un altro. Invece se accendiamo la Tv vediamo solo pubblicità di farmaci e di dolciumi. E tra i pochissimi negozi aperti, in pieno lockdown, lo stato ha pensato bene di lasciare le tabaccherie. Fuma, riempiti di dolci, stai sedentario e ingozzati di farmaci: questo il messaggio che lo stato ci ha dato in questo periodo. Tanto, presto, arriverà il vaccino.
12. Le richieste. Consapevoli del fatto che il futuro sarà nuovo e diverso solo se capiremo che la nostra biologia non ci consente di vivere in città superaffollate, inquinate, fumando, drogandoci e mangiando solo cibi industriali e raffinati in completa sedentarietà, vogliamo sperare che il “dopo emergenza” possa essere migliore del “prima”. Ma questo potrà avvenire solo se avverranno molte delle cose che siamo qui a richiedere, alcune immediate, altre a breve. Richiediamo dunque con forza, a nome dell’associazione Ampas e dei 735 medici che ne fanno oggi parte (nonché dei numerosi simpatizzanti non medici): L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il Parlamento alle sue funzioni democratiche e al dibattito che necessariamente deve scaturirne. L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni i cui conflitti di interesse potrebbero essere letti, nel momento in cui si affidino loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche. L’immediato ripristino del diritto al lavoro per milioni di italiani, che se non possono avere il proprio stipendio saranno presto alla fame con conseguenze prevedibili di ordine pubblico (nel rispetto delle nuove regole di distanziamento fino a che sarà necessario). L’immediato ripristino del diritto allo studio per milioni di bambini, ragazzi, studenti universitari che sono stati da un giorno all’altro privati di uno dei loro diritti fondamentali (nel rispetto delle nuove regole, fino a che sarà necessario). La protezione del diritto alla scelta di cura, già violato da precedenti leggi, per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario. Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni alle libertà una regola.
Il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy. L’immediata riapertura della possibilità per adulti e bambini di uscire all’aperto a praticare sport, passeggio, vita sociale, seppur nel rispetto delle regole necessarie. Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista, con allontanamento immediato (o retrocessione a mansioni diverse) di conduttori che non abbiano saputo tener fede al loro dovere di giornalisti. Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un parere televisivo o partecipi a un dibattito. L’omissione deve essere punita con un allontanamento mediatico proporzionato. Lo spettatore deve sapere se chi sta parlando riceve milioni di euro da un’azienda, o meno. Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili social in assenza di gravi violazioni di legge. Eventuali cancellazioni dovranno comunque essere tempestivamente notificate e giustificate. La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal mainstream ufficiale non è degna di un paese civile.
Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti. Qualunque abuso, anche minimo, dovrà essere perseguito. Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria. Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve. Non sopravvalutiamo le nostre attuali misere conoscenze. L’attivazione tempestiva di nuovi protocolli di cura in tutti gli ospedali Covid19 che, oltre a garantire la salute del personale sanitario, prevedano l’utilizzo di vitamine, minerali, ozonoterapia e tutte le cure naturali e di basso costo efficaci e documentate, accompagnando via via con farmaci più a rischio di effetti collaterali solo in caso di aggravamento, e attivando solo per la fase di crisi o pre-crisi l’utilizzo dei farmaciimmunosoppressori e dell’eparina. La disponibilità immediata e per tutta la popolazione di test sierologici IgM e IgG che possano consentire da subito sia di monitorare lo stato di diffusione del virus nelle diverse aree, sia dare la possibilità a chi sia IgG+ di riprendere la propria vita senza alcuna limitazione.
In una ipotesi di graduale diffusione dell’immunità virale, particolare attenzione dovrà essere riservata alla popolazione fragile: anziani, obesi, ipertesi, diabetici, infartuati (le categorie più colpite). Nel rispetto del diritto di scelta di cura nessun obbligo potrà essere dato se non temporaneamente, ma solo forti raccomandazioni e informazioni dettagliate sui rischi di infezione. Un individuo fragile deve poter scegliere se rischiare di morire abbracciando il suo nipotino, o restare vivo recluso in casa senza vedere nessuno. Una forte campagna informativa sui rischi legati ad un cattivo stile di vita e su come tale stile aumenti il rischio di essere infettati. O vogliamo essere costretti a tenere le mascherine tutta la vita e a non poterci più abbracciare per consentire a qualcuno di fumare e di gonfiarsi di farmaci e di merendine zuccherate, disdegnando qualsiasi tipo di movimento fisico? Ciascuno resterà libero di farsi del male ma almeno lo stato non potrà dirsi complice. Il divieto, almeno in questo periodo, di pubblicizzare sulle reti televisive e sui giornali farmaci e prodotti dolciari ingrassanti, al pari di come già in atto con il fumo. Un aiuto immediato alle tante famiglie in crisi che a causa di questo lockdown totale hanno smesso di lavorare e di produrre reddito, con modalità molto semplici (ad esempio ticket a valore per acquisti di derrate alimentari). L’aiuto migliore per le aziende, invece dell’elemosina, sarà una tempestiva riapertura.
(Comunicato del 21 aprile 2020 di Ampas, “Medici migliori, in un paese migliore”, sottoscritto da 735 medici italiani e rilanciato dal sito Ampas “Medicina di segnale“).
FONTE:https://www.libreidee.org/2020/04/errori-e-abusi-735-medici-contro-conte-cosi-litalia-muore/
ECONOMIA
GUIDA COMPLETA AL MES.
Evidenti minacce al sistema?
Aprile 17, 2020 posted by Tancredi
Acronimo per Meccanismo Europeo di Stabilità (in inglese European Stability Mechanism, ESM). È famoso per l’altro nome con cui è conosciuto, ovvero Fondo Salva-Stati. Serve a mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità finanziaria di un paese (art. 14), anche di concerto con altri attori (quali BCE, Commissione Europeao o Fondo Monetario Internazionale, art. 13 commi 1 e 3). Può raccogliere fondi con l’emissione di strumenti finanziari, può stipulare accordi finanziari con istituzioni finanziarie o terzi. Il suo direttore generale (ved. più avanti) vara politiche di investimento ai sensi della prudenza e della massima affidabilità creditizia (art. 22).
Quando è stato approvato?
Il MES ab origine è previsto ex art. 136 del TFUE, in seguito modificato – in sede di Consiglio Europeo di fine marzo 2011 su decisione Ecofin del maggio 2010 – proprio per la creazione di tale strumento. In linea di principio esisterebbe da poco dopo la bocciatura del 2005 del Trattato sulla Costituzione Europea dato che è quel testo è stato trasposto quasi integralmente in quello di Lisbona del 2007. Il trattato istitutivo è stato firmato il 2 febbraio 2012 ed è entrato in vigore nell’ottobre 2012, dopo l’approvazione Alta Corte tedesca di Karlsruhe sulla legittimità verso il suo sistema costituzionale.
Il testo approvato risulta il seguente: “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità” (Nota: grassetto voluto dall’Autore). Concetto ribadito pure nel trattato istitutivo (punto 6 delle note preliminari, all’articolo 3) ed in altri articoli (articoli 12 16).
In Italia quando fu ratificato?
In Italia la modifica è stata ratificata con la l. 115/2012 del 23 luglio mentre il trattato istitutivo con l.116/2012 sempre del 23 luglio.
Esistevano altri strumenti simili in passato?
Sì e son stati assorbiti – sostituiti dal MES: l’European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM) ed l’European Financial Stability Facilty (EFSF), ma avevano carattere transitorio (probabilmente per sopperire al gap temporale tra l’approvazione di Lisbona ’07 e la piena operatività del MES nel 2013). EFSM e EFSF rimanevano comunque operativi per la gestione dei salvataggi di Grecia, Irlanda e Portogallo.
Che cos’è giuridicamente parlando?
L’ESM è un’organizzazione intergovernativa inquadrata nel diritto lussemburghese, con sede in Lussemburgo (può istituire un ufficio a Bruxelles, ex art. 31 comma 2). Questo per bypassare i tempi di approvazione in regime di revisione semplificata del trattato di Lisbona (ex art. 48 TUE) data la crescete crisi debitoria sul territorio europeo all’epoca.
Vi è un consiglio di governatori, formato dai rappresentati degli stati membri ed un presidente eletto per due anni. Vi è anche un consiglio di amministrazione. Il Commissario agli affari economici (attualmente Gentiloni) ed il Presidente della BCE (ora Lagarde) o il presidente dell’Eurogruppo (Centeno) possono partecipare in qualità di osservatori. Il consiglio dei governatori elegge un direttore generale per la durata di un quinquennio, rinnovabile una volta, ne è il rappresentante legale ed è altresì responsabile della nomina e licenziamento del personale (art. 7). Si vota con un sistema a maggioranza qualificata oppure per approvazione di tutti i membri. Per alcune questioni basta anche la maggioranza dei presenti. Attualmente il direttore generale del MES è il tedesco Klaus Regling, lo stesso che dagli audio delle trascrizioni di Yanis Varoufakis registrate in segreto agli incontri dell’Eurogruppo del 2015, ha dichiarato riguardo ai greci: “hanno fame? Non importa, paghino i loro debiti”.
Si possono ravvedere delle similitudini col FMI, col quale può operare per raggiungere i propri scopi (art. 38).
Annualmente si approvano: il bilancio di previsione (art. 26), i conti annuali (art. 27 comma 1); si pubblica anche una relazione trimestrale sulla posizione finanziaria (art. 27 comma 2). È istituita una funzione interna di revisione (art. 28), ma secondo quali principi? Quelli internazionali, ovvero IFRS – IAS, oppure quelli locali, i Lux GAAP? Son previsti dei revisori esterni (art. 29).
Una curiosità: non è previsto alcun potere di proposta o di consultazione con la Commissione Europea (anche se deve negoziare il protocollo di intesa, art. 4, e deve monitorare l’avanzamento del programma, art. 13) o col Parlamento Europeo; coi parlamenti nazionali c’è soltanto la condivisione di una relazione annuale (art. 30 comma 5). C’è solo un rimando alla Corte di Giustizia Europea qualora vi fossero delle controversie fra i membri o tra i membri e le parti contraenti (punto 16 delle note preliminari ed art. 37 comma 3).
Essendo un fondo avrà anche un capitale. Se sì, di quanto è?
Il MES ha un capitale sottoscritto di EUR 700 miliardi. Di questi, EUR 80 miliardi (l’11,43%) vengono inizialmente forniti dai membri della zona Euro. I restanti EUR 620 miliardi sono visti come una combinazione di capitale richiamabile in ogni momento impegnato degli Stati membri sotto forma di garanzie (art. 9). Solo EUR 500 miliardi son prestabili.
Fatta base 100 l’Italia contribuisce per il 17,79%, liquidi son EUR 125.395.900,00 (allegato I e II al trattato istitutivo). Ad oggi, l’Italia ha versato EUR 14 miliardi. Il primo contribuente è la Germania, a seguire la Francia.
Nota bene: se i soldi non vengono utilizzati e si dovessero mai generare profitti, verrebbero distribuiti dividendi tra i partecipanti pro quota (art. 23).
Quali sono le sue prerogative?
Stando all’articolo 32 del trattato istitutivo del MES, per le sue funzioni (ovvero l’assistenza finanziaria con acquisti sul primario e secondario, creazione di linee di cretdito precauzionali e prestiti alla ricapitalizzazione diretta ed indiretta degli istituti bancari) il fondo è dotato di capacità giuridica piena per quanto riguarda l’acquisizione e l’alienazione di beni mobili ed immobili (comma 2.a); stipula dei contratti (comma 2.b); convenire in giudizio (comma 2.c) e concludere accordi riguardanti status giuridico ed altre immunità (comma 2.d). Su quest’ultimo punto, i beni, le disponibilità e le proprietà (…) ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità – rinunciabile – da ogni forma di giurisdizione (comma 3), senza contare che gli archivi, i locali e le comunicazioni son inviolabili (commi 5,6 e 7). Oltretutto ha istituzionalizzato l’inserimento delle clausole di azione collettiva (CAC) per tutti i titoli statali emessi a partire da gennaio 2013 (art. 12 comma 3). La Commissione Europea, dopo l’approvazione da parte del consiglio dei governatori, firma per conto del MES l’accordo di salvataggio ( art. 13 comma 3).
Una cosa balza all’occhio: il MES può attingere al mercato primario (ovvero finanziare direttamente i singoli stati) come previsto dall’articolo 17 mentre la BCE può farlo solamente tramite il mercato secondario (art. 123 TFUE ed art. 18 Statuto SEBC, escludendo i programmi strettamente condizionati deli programmi APP quali CBPP3, ABSPP, PSPP e CSPP). L’interrogativo è che ad un fondo vien permesso di fare ciò che può (e dovrebbe) fare una banca centrale nazionale (cosa che hanno fatto la Bank of Japan o la Bank of England, ad esempio).
Sembrerebbero parecchie quanto inspiegabili immunità per un fondo che deve incidere profondamente nella vita delle persone di una comunità nazionale. Ma qui si è parlato di beni, ma per quanto riguarda i membri?
Vi sono e son elencate negli articoli 34, 35 e 36 che regolano rispettivamente il segreto professionale, l’immunità personale e l’esenzione fiscale.
Per quanto concerne il segreto professionale, i membri del MES son tenuti al segreto professionale sia durante che ex post il loro mandato per tutto ciò che concerne le attività dell’organizzazione. Per l’esenzione fiscale, tutti gli attivi, le entrate, i beni e le transazioni sono esenti da qualsiasi imposta diretta. Anzi, è il consiglio dei governatori che stabilisce il regime fiscale applicabile al suo personale (art. 5 comma 7 punto l).
Per quanto riguarda i suoi membri, il Presidente del Consiglio dei Governatori, i Governatori stessi, il CdA e tutto il personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell’esercizio ufficiale delle loro funzioni. I loro atti scritti e documenti ufficiali godono dell’inviolabilità, così come precedentemente detto per le comunicazioni in ogni forma (art. 32 comma 7).
Tutte immunità previste anche per i membri della BCE, della Commissione Europea e di altre organizzazioni europee. Ma queste però son previste da trattati fondanti l’Unione Europea stessa, mentre questa è un’organizzazione intergovernativa de facto scollegata dal quadro delle istituzioni europee.
In conclusione, cosa ha chiesto l’Italia?
L’Italia ha sempre premuto fin dall’inizio per la creazione dei cosìdetti coronabond (o eurobond) atti solamente a coprire inizialmente le esigenze di spesa sanitaria, per poi allargarlo all’eventuale “ricostruzione” una volta passata l’epidemia. Subito è stata cassata come proposta da parte della Germania e dei falchi nord Europei cui le fanno capo, in particolare l’Olanda adducendo al fatto che in realtà esiste il MES per questo tipo di problemi.
Il piccolissimo problema che sorge è che ci sarebbe l’accesso ad un prestito come linea di credito precauzionale per il 2% del PIL, quindi per l’Italia EUR 40 miliardi, ma senza condizionalità. Come si è evinto precedentemente, le uniche previsioni di condizionalità son quelle riguardanti un’attuazione rigorosa del piano di recupero del prestito stesso. Oltretutto per attivare i piani antispread a breve termine, ovvero il famoso Outright Monetary Transactions (OMT), bisognerebbe sottoscrivere il MES (tra l’altro, anche qui approvato dall’Alta Corte tedesca di Karlsruhe nel 2016).
Pertanto le “condizionalità morbide” esistono solamente a parole e servirebbero delle sostanziali modifiche ai trattati (in primis all’articolo 136 del TFUE ed in secundis di quello istitutivo del MES). Non son manco previste nel Regolamento UE 472/2013 sull’attuazione delle misure Two Pack (punto 4 delle note preliminari e gli articoli 1, 2 3, 7 e 9) e nel Regolamento CE 1466/1997, ovvero il Fiscal Compact (articolo 3 e seguenti) per non parlare del risultato dell’Eurogruppo del 9 aprile 2020, in cui tutti gli stati (che faranno richiesta al MES) saranno costretti a soggiacere agli impegni di stabilità finanziaria e di riforme (punto 16 del verbale).
C’è da dire che ad oggi non è stato attivato nessun MES, ma è stato inserito nell’agenda del Consiglio Europeo del 23 aprile 2020 assieme al fondo SURE per i disoccupati (fondo che potrà raccogliere AL MASSIMO EUR 100 miliardi) ed ai finanziamenti alle imprese della Banca Europea degli Investimenti (anche qui, FINO A EUR 200 miliardi), ovviamente da restituire. Da lì in poi ogni decisione presa sarà definitiva ed in un certo senso potrebbe arrivare ad ipotecare letteralmente il futuro dell’Italia per quelli che, a fortiori, potrebbero essere davvero due lire (ovvero i famosi 36 miliardi di Euro).
Fonti (oltre a quelle negli hyperlink)
https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20150203_-_esm_treaty_-_it.pdf
https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_trattato_esm.html
https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:140:0001:0010:IT:PDF
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31997R1466&from=IT
https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/04/09/report-on-the-comprehensive-economic-policy-response-to-the-covid-19-pandemic/
https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/eu-financial-assistance/loan-programmes/european-financial-stabilisation-mechanism-efsm_en
https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/efsf-esm-185.htm
https://www.huffingtonpost.it/entry/caduti-nella-trappola-del-mes_it_5e90260dc5b6458ae2a6d324https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-il-meccanismo-europeo-di-stabilita-funzionamento-e-prospettive-di-riforma
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/10/mes-che-cose-il-fondo-salva-stati-cosa-si-e-deciso-finora-e-perche-il-si-delleurogruppo-non-significa-che-litalia-lo-ha-attivato/5766729/https://www.bancaditalia.it/compiti/polmon-garanzie/pspp/index.htmlhttps://www.panorama.it/economia/mes-quanti-soldi-italia
FONTE:https://scenarieconomici.it/guida-completa-al-mes-in-chiaro-le-evidenti-minacce-del-sistema/
Lo spettro di Morghenthau aleggia su Berlino

di Giuseppe MasalaTrovo particolarmente offensivo quando qualcuno dice “non ci sono pasti gratis in Europa”. Ecco, nessuno chiede ai paesi pseudo ricchi dell’Europa (vedremo per quanto lo rimarranno peraltro) di regalare qualcosa ai cosiddetti paesi poveri nei quali viene annoverato il nostro.
Semplicemente si chiede alla Banca Centrale Europea di fare la banca centrale, ovvero di fare quello che stanno facendo tutte le banche centrali del mondo; la Fed, PCBofC, la BoJ e la BofE.
Ovvero acquistare titoli di stato di tutti i paesi. Monetizzare il surplus di debito che tutti gli stati della eurozona dovranno emettere per far fronte alla crisi. E’ una cosa nell’interesse dei paesi cosiddetti poveri che in venti anni sono stati dissanguati per resistere all’interno di un area monetaria progettata in conformità agli interessi dei paesi ricchi, ed è una cosa nell’interesse massimo dei paesi ricchi.
Se qualcuno a Berlino pensa di uscire dalla crisi spendendo il minimo e divorando l’Italia come fecero con Grecia, Spagna e Portogallo dopo il 2008 e prendendo per il sedere gli americani non hanno capito nulla. Sottolineo, prendendo per il sedere gli americani come fecero dopo il 2008 quando dopo la crisi gli Usa spesero cifre colossali e i tedeschi si approfittarono per divorare parte di questo delta fiscale aumentando le esportazioni verso gli Usa si sbagliano.
Trump non sta pompando migliaia di miliardi nelle tasche delle aziende e della popolazione del suo paese perchè acquistino Bmw e Mercedes: se si accorge che la Merkel fa lo stesso giochino che ha fatto con Obama saranno guai. L’unica cosa certa è che con la mentalità bottegaia, meschina e gretta che i governanti tedeschi stanno lavorando contro i loro interessi.
Ma non interessi economici, interessi vitali. Gli scellerati non si accorgono che lo spettro di Morghenthau aleggia su Berlino.
BORGHI: UN DEBITO PERPETUO, LA PROPOSTA SPAGNOLA DI CORONABOND
23 Aprile 2020
Grazie al Inriverente abbiamo la spiegazione, piuttosto chiara, di Claudio Borghi suquella che sarà discussa oggi, cioè la proposta spagnola per quanto riguarda i Coronabond, o i Bond del Fondo di ricostruzione. Come pubblicato anche da El Pais la Spagna proporrà di creare un fondo di ricostruzione europeo delle dimensioni di 1500 miliardi. Il finanziamento dovrebbe avvenire con TITOLI PERPETUI, cioè senza scadenza, per l questa cifra. La garanzia di questi titoli ricadrebbe direttamente, pro quota, sui singoli stati, per cui, ad esempio , l’Italia si troverebbe a garantire per un 200-220 miliardi.
La remunerazione sarebbe sulla base della contribuzione al bilancio UE, di cui noi siamo contributori netti, mentre la Spagna è percettore netto, e questo spiega perchè la Spagna ha avuto questa idea, ma,secondo altre idee, dovrebbe avvenire attraverso anche la Carbon Tax europea. Con questo sistema l’Europa potrebbe dare all’Italia un 220 miliardi circa. Borghi mette in luce come un titolo perpetuo a basso rendimento possa interessare solo ad un compratore: la BCE, quindi, dietro tutta quest’operazione, ci sarebbe la monetizzazione del debito, quindi qualcosa di formalmente vietato dal trattato, (art 123 TFUE), ma i trattati si applicano ai nemici, e si interpretano per gli amici. Intanto però l’Italia diventa debitrice della BCE, e questo potrebbe avere delle conseguenze per il nostro paese e per tutti quelli europei, non più liberi.
VIDEO QUI: https://youtu.be/CbcIDTRGxRE
FONTE:https://scenarieconomici.it/borghi-un-debito-perpetuo-la-proposta-spagnola-di-coronabond/
Perché dire no ad aiuti UE
comedonchisciotte.org
La Ue vuole aiutarci. In tanti modi, attivando una infinità di programmi, opzioni che hanno però tutte in comune lo stesso virus: sono tutte DEBITO.
Agli stati nazionali invece, nel mezzo di quella che è la più profonda crisi della storia degli ultimi 100 anni, serve moneta. Non debito.
Il pacchetto condiviso dall’Eurogruppo per rispondere alle conseguenze del Covid-19 è, per l’Italia, una trappola: la trappola si chiama Mes. Implica un lento soffocamento della nostra economia per via delle condizionalità che richiederanno sacrifici sul fronte del lavoro e della domanda interna. Va bloccato dal Parlamento e dal presidente del Consiglio al vertice europeo del 23 aprile.
Lo sviluppo lento e complesso dei negoziati ha un solo scopo: coprire la trappola e distrarre l’opinione pubblica attraverso una campagna propagandistica fasulla, ridicola e francamente insopportabile su trilioni di euro di stanziamenti inesistenti e su una solidarietà fiscale che nei Trattati UE non c’è e non ci sarà mai.
Gli strumenti che la UE propone sono:
- il “SURE”, il fondo “fino a” 100 miliardi di euro annunciato dalla Commissione europea per il sostegno al reddito di lavoratrici e lavoratori disoccupati;
- il programma di garanzie alle imprese alimentato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI);ovvero ciò che ordinariamente la BEI realizza nel rispetto delle sue funzioni;
- l’adattamento del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).
- I “Recovery Fund”, una formula naif per alludere ai famosi Eurobonds o a qualsivoglia denominazione di uno strumento comune di debito;
- Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) della BCE, che avrà una dotazione finanziaria complessiva di 750 miliardi di euro.
1. Il SURE è un grande bluff. Perché? In primo luogo, è ad adesione volontaria e viene avviato soltanto dopo che tutti gli Stati dell’Unione europea hanno aderito. È un prestito, quindi debito pubblico aggiuntivo, da ripagare. In second’ordine, per attivarlo ciascuno Stato dell’UE deve apportare garanzie irrevocabili, liquide e immediatamente esigibili affinché la Commissione possa emettere sul mercato i titoli necessari a raccogliere le risorse da prestare agli Stati in difficoltà. L’astuta terminologia “fino a 100” miliardi nasconde, come al solito, la verità ovvero la possibilità di arrivare a un ammontare di risorse disponibili decisamente inferiore, poiché dipendente dalle garanzie volontariamente messe a disposizione da ciascuno degli Stati UE e dai limiti annui di impegno contenuti nelle norme istitutive. In sintesi, per avere a disposizione 100 miliardi da distribuire tra tutti gli stati aderenti,, sono necessarie garanzie per 25 miliardi, ma il massimo utilizzo complessivo annuo, per tutti gli Stati richiedenti può essere soltanto il 10% delle risorse mobilizzabili dal Fondo. Quindi, per la fase più acuta della recessione, potremo avere a disposizione, nello scenario ottimale ma altamente improbabile, qualche centinaio di milioni in prestito, sui quali risparmiare qualche milione di spesa per interessi, ma dopo aver impegnato 2 o 3 miliardi in garanzie ‘irrevocabili, liquide e immediatamente esigibili’. Non esattamente un affare..
2. Le garanzie messe a disposizione dalla BEI rientrano nella funzione ordinaria della banca dell’Ue, nata nel 1958 per svolgere la missione di sostegno, principalmente, al settore privato. Grazie al capitale già versato anche da noi, punta a generare per l’intera Ue, attraverso 25 miliardi di garanzie, crediti bancari per 200 miliardi. Nulla di nuovo quindi oltre la già usuale attività della banca, ma che in realtà viene presentata come un sacrificio dei paesi del nord a favore delle cicale del sud europa. Presentare il programma della Bei come una conquista strappata agli egoismi nordici è davvero irritante. Si sarebbe attivato anche senza l’accordo per ricorrere al Mes.
3. L’adattamento della “Linea di Credito a condizioni rafforzate” (Enhanced conditions credit line) del MES
Il Mes per offrire il prestito “Pandemic crisis support” è la trappola. Il Mes senza condizioni non esiste in natura, almeno fino a quando non si riscriverà radicalmente il testo di tale Trattato internazionale, eliminando il riferimento, contenuto all’art 136 del Trattato di Funzionamento dell’Ue, alle “strict conditionality” per i meccanismi di stabilità ed abrogando larga parte del Regolamento europeo 472/2013 attuativo della normativa “Two Pack”. È vero, come viene strombazzato, che nel Rapporto dell’Eurogruppo si prevede “come unico requisito di accesso alla linea di credito… l’utilizzo delle risorse per finanziare i costi direttamente o indirettamente relativi alla Sanità, alle cure e alla prevenzione dovuti al Covid-19”. Ma è scritto anche che: “Le norme del Trattato Mes devono essere seguite.” e “DOPO [la fine dell’emergenza Covid-19], lo Stato membro [coinvolto nel programma] rimane impegnato a rafforzare i suoi fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il quadro di coordinamento e di sorveglianza economica e di finanza pubblica dell’Ue.” Tradotto significa che la Troika arriverà in casa a batter cassa appena termina la crisi sanitaria. Legarsi al MES significa cedere alla logica cash for reform il cui scopo è sottrarre sovranità agli stati nazionali per asservirli sempre più alla governance finanziaria.
Il MES infatti rappresenta un vero e proprio sistema di predazione di sovranità: offre sostegno in cambio di riforme. Può emettere prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà ed acquistare titoli sul mercato primario e secondario, ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche, al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite” e sono definite di volta in volta dal Memorandum d’intesa.
Il MES si muove sulla base di un approccio cash-for-reform, cioè i Paesi membri ricevono prestiti in cambio di riforme economiche. Le riforme che vengono richieste ai Paesi membri, per poter accedere ad un programma di sostegno del MES sono di tre tipologie:
1- Consolidamento fiscale – misure per ridurre la spesa pubblica, riducendo i costi della pubblica amministrazione e migliorare la sua efficienza e per aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o la riforma fiscale;
2- Riforme strutturali – misure per aumentare il potenziale di crescita, creare posti di lavoro e migliorare la competitività;
3- Riforme del settore finanziario – misure per rafforzare la vigilanza bancaria o ricapitalizzare le banche.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità rappresenta oggi una enorme idrovora di diritti e libertà, che con la corresponsabile negligenza o collusione della classe politica rischia di trovare spazio anche in Italia. Se poi a questo sommiamo il fatto che, i membri dell’organizzazione sono per Trattato immuni da procedimenti legali; gli atti scritti e i documenti ufficiali redatti sono inviolabili; i locali e gli archivi del MES sono inviolabili; l’ente ha come scopo quello di realizzare profitti e può avvalersi dei contributi di banche private sia per quanto riguarda le erogazioni da fornire, sia per quanto attiene le misure da chiedere in cambio ai paesi debitori, è evidente che la sovranità dei singoli Stati membri rischia quindi di essere sostituita da una governance economica privata in grado di imporsi facilmente sugli organi sovrani dei vari stati nazionali.
4. il Recovery Fund.
Sono una fasulla trasposizione degli Eurobond che mai si faranno perché per condividere spesa e debito, gli stati nazionali dovrebbero condividere anche un medesimo livello di tassazione e quindi dar luogo a strutturali flussi di trasferimenti monetari da paesi più ricchi (che pagano più tasse) a paesi più poveri, che avrebbero un gettito fiscale minore. Ce li vedete tedeschi ed olandesi pagare le tasse per italiani e greci??? Al punto 19 del Rapporto dell’Eurogruppo, viene indicato soltanto un accordo generico raggiunto per ”lavorare a un fondo per preparare e sostenere la ripresa, da finanziare attraverso il bilancio europeo”. Solo parole ed illusioni.
5. Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP
Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso il 18 marzo 2020 di avviare:
- un nuovo programma temporaneo di acquisto di titoli del settore privato e pubblico per contrastare i gravi rischi a cui il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e le prospettive per l’area dell’euro sono esposti a causa dell’insorgere e della rapida propagazione del coronavirus (COVID19). Il nuovo Programma di acquisto per l’emergenza pandemica(Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP) avrà una dotazione finanziaria complessiva di 750 miliardi di euro. Gli acquisti saranno condotti sino alla fine del 2020 e includeranno tutte le categorie di attività ammissibili nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) in corso. Per quanto riguarda gli acquisti di titoli del settore pubblico, il benchmark per la ripartizione fra i vari paesi continuerà a essere lo schema di partecipazione delle banche centrali nazionali al capitale della BCE.
- Estendere la gamma delle attività ammissibili nell’ambito del programma di acquisto per il settore societario (corporate sector purchase programme, CSPP) alla carta commerciale emessa da società non finanziarie, considerando idonee all’acquisto nell’ambito del CSPP tutte le tipologie di carta commerciale di adeguata qualità creditizia.
- Allentare i requisiti in materia di garanzie, apportando correzioni ai principali parametri di rischio nell’ambito del sistema delle garanzie. In particolare amplieremo la portata degli schemi di crediti aggiuntivi (Additional Credit Claims, ACC) includendo i crediti relativi al finanziamento del settore societario.
Ciò assicurerà che le controparti possano continuare ad avvalersi appieno delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema. Il Consiglio direttivo della BCE è determinato a fare la sua parte per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà. Al tal fine, la BCE assicurerà che tutti i settori dell’economia possano beneficiare di condizioni di finanziamento favorevoli, che consentano loro di assorbire questo shock. Ciò si applica senza distinzioni a famiglie, imprese, banche e amministrazioni pubbliche. Il Consiglio direttivo farà tutto ciò che sarà necessario nell’ambito del proprio mandato. Il Consiglio direttivo è assolutamente pronto a incrementare l’entità dei programmi di acquisto di attività e ad adeguarne la composizione, nella misura necessaria e finché le circostanze lo richiederanno. Esplorerà tutte le opzioni e tutti gli scenari per sostenere l’economia per l’intera durata di questo shock. Ove alcuni dei limiti autoimposti possano ostacolare l’azione che la BCE dovrà intraprendere per assolvere il suo mandato, il Consiglio direttivo valuterà un loro riesame nella misura necessaria a rendere il proprio intervento proporzionato ai rischi da affrontare. La BCE non consentirà che alcun rischio comprometta la regolare trasmissione della politica monetaria in alcun paese dell’area dell’euro.
In conclusione, quello che abbiamo è un ampio ventaglio di opzioni basate su un più o meno ampio ricorso al DEBITO, dalla BCE al Mes, dalla BEI al SURE, con una spruzzatina di Recovery Bond che non guasta mai.
Abbiamo una unica certezza. Queste forme di aiuto della UE sono e restano una trappola. Comunque le si valutino resta sempre una trappola che facendo leva sul nostro debito, vuole imporci il MES quale precondizione per far si che la BCE faccia il suo mestiere. Legare il MES all’Outright Monetary Transaction, lo strumento predisposto dalla Bce nel 2012 per dare credibilità al “what ever it takes” di Mario Draghi è un ricatto cui bisogna dire no.. Il Governo dovrebbe parlare chiaro agli italiani: “noi il Mes non lo usiamo”, neanche nella presunta versione light.
Nel mondo, in piena difficoltà si seguono altre vie: la monetizzazione del debito. Gli USA variano un piano di oltre 2.000 mld di dollari con la FED disposta a comprare tutto, senza limiti di sorta. La Bank of England è andata persino oltre con la monetizzazione diretta dei deficit di bilancio del Regno Unito per far fronte alle esigenze del settore sanitario, ipotizzando la cancellazione del debito del NHS. Hong Kong stampa moneta e la distribuisce ai cittadini. Il Giappone vara un piano da 1.000 mld e distribuirà denaro ai cittadini, favorirà il rientro delle attività produttive ora delocalizzate in Cina, nel Paese. L’UE è immobile nello schema : niente moneta, solo debito. BASTA.
È questa via della creazione di moneta di Stato impraticabile nella UE? Allora, si prenda atto che è necessario utilizzare la nostra MAI ceduta SOVRANITA’ MONETARIA per soddisfare il bisogno di denaro necessario al nostro sistema economico e sociale.
Questa UE, nata male e che probabilmente finirà peggio, la ricorderemo solo come una brutta parentesi nei libri di storia.
Stefano Di Francesco
Vice-Presidente dell’Associazione Moneta Positiva
www.monetapositiva.blogspot.it
FONTE:https://comedonchisciotte.org/perche-dire-no-ad-aiuti-ue/
Sogin, le allegre spese coi soldi degli italiani
Agli amministratori attuali si chiede se la storia stia continuando, ma anche se stiano continuando altre storie di danno erariale o di danno verso i contribuenti – utenti di energia elettrica.
Spiace ancora una volta, la stampa recente e meno recente è piena di articoli dello stesso tenore, di doversi occupare della Sogin Spa in senso negativo a causa di una interrogazione parlamentare, a cura del senatore Francesco Battistoni di Forza Italia, che fa trasparire possibili gestioni “allegre” dei soldi degli italiani. La Sogin è nata nel 1999 dal ministero del Tesoro col compito di gestire il decommissioning nucleare italiano e la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti sia dai cicli industriali che dai processi ospedalieri italiani, ma ha ormai da anni assunto una dimensione europea grazie ad una serie di commesse svolte all’estero, alcune ancora in corso, e alle partnership europee a titolo oneroso, in particolare con Francia e Inghilterra, per lo stoccaggio provvisorio di rifiuti nucleari in attesa che la Sogin stessa, e lo Stato italiano, sia in grado di costruire il Deposito unico nazionale per lo stoccaggio e la gestione definitiva di tali rifiuti.
Anche nel campo di questa partnership, o forse lo dovremmo definire più semplicemente “contratto di servizi”, non sono rose e fiori, se si pensa che in data 11 luglio 2019 la Corte di giustizia europea ha formalmente accolto il ricorso della Commissione europea contro l’Italia per non aver comunicato entro quattro anni dal termine previsto dalle norme europee la versione finale del programma nazionale per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei radioattivi. Certo, questo tipo di mancanze non andrebbe ascritto direttamente alla Sogin, quanto alla mancanza cronica di decisioni politiche interne a tal riguardo, caratteristica italiana che concorre, assieme a tante altre, ad una non esattamente ottima reputazione verso i Paesi dell’Unione europea, nonostante il livello tecnico della Sogin sia tutt’altro che disprezzabile, anzi.
Ma l’interrogazione del senatore Battistoni, che peraltro ha il suo collegio elettorale non distante da uno dei centri gestiti dalla stessa società, la Casaccia, fra Roma e Viterbo, riapre vecchie ferite che poco hanno a che vedere col livello tecnico della società e dei suoi dipendenti, quanto con l’uso disinvolto dei soldi che questa azienda gestisce che, ricordiamolo, come ricorda l’interrogazione, sono “prelevati dalle bollette energetiche degli utenti”, più precisamente dalla componente A2rim della bolletta elettrica.
Viene fuori un ex presidente, Giuseppe Zollino (già candidato con Scelta civica di Mario Monti nel 2013 al Parlamento, non eletto e subito ripescato con quella carica, ndr) che evidentemente non del tutto soddisfatto da retribuzione e benefit vari chiedeva ed otteneva dalla Sogin non già di poter spostare il proprio domicilio per motivi di lavoro, che per quella carica non ricorrono, ma di spostare il costo di un appartamento a Roma, che già condivideva con la sua compagna, dalle sue tasche a quelle degli italiani che pagano la bolletta. E nonostante alcuni benefit ricevuti, Audi Q5 per uso promiscuo e autista a disposizione, chiedeva anche rimborsi per spese viaggio fra Roma e Padova, città quest’ultima dove svolgeva attività di professore associato all’università, fatto che fa domandare se per caso non si siano verificate “attività di doppi rimborsi fra Università di Padova e la Sogin”.
Per inquadrare meglio i fatti denunciati è bene ricordare che il periodo di gestione in Sogin fra il 2013 ed il 2016, con alla carica di presidente Giuseppe Zollino e amministratore delegato Riccardo Casale, non è stato esattamente tranquillo, l’amministratore delegato Casale, nel corso del 2015, arrivò a rassegnare le dimissioni esasperato da ciò che nella lettera di dimissioni presentata direttamente al ministro dell’Economia, non aveva esitato a denunciare comportamenti gravemente ostruzionistici da parte del presidente Zollino, “privi del minimo senso istituzionale”, come si leggeva nella lettera citata, e tesi a generare ritardi nei lavori del Consiglio di amministrazione, sia diradando le convocazioni, che impiegando tempi biblici per la semplice redazione dei verbali (roba che nel settore privato, è bene ricordarlo, avviene normalmente nell’arco di 24 ore, o 48 nel caso di modifiche) che spesso arrivavano a superare un mese di gestazione e talvolta addirittura superavano cinque mesi (sarebbe interessante sapere se questo avviene ancora).
Talvolta questi ritardi, come denunciato sempre dall’amministratore delegato, portavano al limite della scadenza procedure soggette a Via, ponendo l’azienda a grave rischio di penali, ma, come è noto, le penali di un’azienda di Stato le paga Pantalone, cioè il contribuente o, nel caso della Sogin, l’utente elettrico, cioè noi tutti cittadini italiani. In pratica, è lo stesso. L’amministratore Casale, tuttavia, arrivò a ritirare le dimissioni scegliendo a buon diritto di portare fino in fondo il suo periodo di gestione, avendo ottenuto nel 2015 e nonostante tutte le attività ostruzionistiche citate, ottimi risultati in termini di avanzamento lavori, il vero obiettivo di questa azienda. Scaduto il Cda, come si legge nell’interrogazione, l’ex presidente Zollino chiedeva di mantenere l’appartamento. Da ciò che si evince, sembra che la Sogin abbia dovuto rinunciare o abbia portato a scadenza, non lo sappiamo, il contratto di locazione in modo che Zollino potesse mantenere l’appartamento.
Insomma, non sarà ancora riuscita a costruire il Deposito nazionale la Sogin, ma sembra che con gli immobili in fondo ci sappia fare! Ma sempre a proposito di Deposito Nazionale, o forse no, c’è una richiesta finale nell’interrogazione: si chiede se risponda a verità “la notizia secondo cui l’ingegner Zollino abbia gestito, insieme al dottor Federico Colosi, attuale direttore delle relazioni esterne della Sogin, campagne di comunicazione per 3,5 milioni di euro”. Ebbene, non vogliamo entrare troppo nel merito, ma 3,5 milioni di euro per un’azienda di fatto inserita in un non-mercato o in un settore protetto, lasciano aperti molti interrogativi, non trattandosi di una somma piccola. Forse si tratta del Deposito nazionale? E se sì, che benefici effetti avrebbe avuto tale campagna di comunicazione, a parte le accuse della Ue, poi confermate dalla Corte di Giustizia europea?
Sono interessanti domande, alle quali dovrà rispondere l’attuale amministrazione della Sogin, alla quale è lecito chiedere anche, sempre citando l’interrogazione del sen. Battistoni, “se il nuovo management abbia ricevuto sollecitazioni dall’ingegner Zollino su qualsiasi argomento o se abbia ricevuto comunicazioni volte ad orientare scelte aziendali di qualunque tipo”. In altri termini, cari amministratori attuali, vi si chiede se la storia stia continuando, ma anche se stiano continuando altre storie di danno erariale o di danno verso i contribuenti/utenti di energia elettrica. Perché non paghi sempre Pantalone, ma chi si rende responsabile di questi danni, soprusi grandi e piccoli, o percepisca valori o utilità sulle spalle, e dalle tasche, degli italiani. A proposito, come va con l’avanzamento lavori?
FINANZA BANCHE ASSICURAZIONI
“Con il Recovery Fund rischiamo di accettare un MES camuffato”
Lidia Undiemi all’AntiDiplomatico


L’intervista
In un suo recente intervento a Omnibus La7, lei ha sostenuto come l’intervento della Bce con il lancio del programma PEPP del 18 marzo 2020 ha praticamente reso inutile il Mes. Può spiegarci meglio cosa significa?
L.U. Il programma di acquisto lanciato dalla Bce a sostegno della zona euro per tutta la durata dell’emergenza pandemica, con possibilità di ampliamento rispetto al piano iniziale di 750 miliardi di euro, è sufficiente ad evitare la crisi dello spread. Quindi l’attivazione del Mes è al momento del tutto inutile.
Eppure lo spread è recentemente tornato ad alzarsi, come lo spiega?
L.U. Sono le incertezze dell’Eurogruppo che generano incertezze sui mercati. A distanza di più di un mese dal lancio del programma della Bce non è riuscito a trovare un accordo sul come e sul quando intervenire, lasciando intendere che la tenuta di tutto il sistema sia a rischio.
La proposta italiana è quella di riproporre i cosiddetti “eurobond”, a cui si oppongono i paesi del Nord Europa contrari storicamente alla mutualizzione del debito della zona euro. Cosa pensa degli eurobond?
L.U.: Penso sia inutile parlarne per due motivi. Primo perché l’attuazione di tale strumento richiederebbe tempo, che non abbiamo: l’Unione Europea non dispone di una politica fiscale comune e la loro introduzione significherebbe caricare i cittadini di ulteriori tasse e imposte, che è esattamente l’opposto di quello che bisogna fare oggi. In secondo luogo, come da lei sottolineato, i paesi del nord sono contrari ad una qualsiasi forma di mutualizzazione del debito che possa essere realmente efficace nel medio-lungo periodo.
La via mediata dalla Francia e che dovrebbe essere ratificata domani al Consiglio è quella di una mutualizzazione parziale del debito – “Recovery Fund” – attraverso il budget dell’Unione Europea del 2021-2027. Cosa pensa di questi recovery bond che potrebbero essere ratificati domani?
L.U. : Anche in questo caso occorrerebbe tempo, e comunque i fondi di aiuto europei anche prima del Mes seguivano la logica dell’austerità e dei commissariamenti, si trattava in pratica di versioni primordiali del Mes, come il fondo MESF, finanziato con il bilancio UE e gestito dalla Commissione UE. Grosso modo le stesse caratteristiche che probabilmente avrebbe il Recovery Fund. Ma d’altronde, che senso avrebbe affiancare al Mes altri fondi liberi dalle condizionalità, dato che andrebbero a delegittimare lo strumento principale scelto dall’Eurogruppo, che è appunto il Mes? Non pare ci sia via di scampo, rischiamo di accettare un Mes camuffato.
E’ vero che l’attivazione delle linee di credito del Mes è soggetta alla sottoposizione dello stato debitore ad una sorveglianza rafforzata?
L.U.: Si, basti solo pensare alla Grecia, tutt’ora sottoposta alla sorveglianza speciale.
GIUSTIZIA E NORME
Coronavirus, ecco perché i giudici hanno scarcerato il colonnello di Provenzano dal 41bis. Il decreto: “È anziano e malato. Bisogna anche tenere conto dell’emergenza sanitaria e del rischio di contagio”

La nota del tribunale di Sorveglianza – Un’affermazione che non corrisponde alla verità e che ha costretto il ministro della giustizia a replicare: via Arenula si è attivata per verificare la vicenda di Bonura, ma – chiarisce Alfonso Bonafede – “tutte le leggi approvate da questa maggioranza e riconducibili a questo governo sanciscono esplicitamente l’esclusione dei condannati per mafia da tutti i cosiddetti benefici penitenziari”. Persino il tribunale di Sorveglianza è dovuto intervenire con una nota per chiarire che la scarcerazione di Bonura è basata su un “provvedimento” adottato “secondo la normativa ordinaria applicabile a tutti i detenuti, anche condannati per reati gravissimi, a tutela dei diritti costituzionali alla salute e all’umanità della pena”. Il boss di Cosa nostra, continua la nota dei giudici, era “affetto da gravissime patologie” e gli rimanevano da scontare 11 mesi, 8 con la liberazione anticipata.
La nota del tribunale di Sorveglianza – Un’affermazione che non corrisponde alla verità e che ha costretto il ministro della giustizia a replicare: via Arenula si è attivata per verificare la vicenda di Bonura, ma – chiarisce Alfonso Bonafede – “tutte le leggi approvate da questa maggioranza e riconducibili a questo governo sanciscono esplicitamente l’esclusione dei condannati per mafia da tutti i cosiddetti benefici penitenziari”. Persino il tribunale di Sorveglianza è dovuto intervenire con una nota per chiarire che la scarcerazione di Bonura è basata su un “provvedimento” adottato “secondo la normativa ordinaria applicabile a tutti i detenuti, anche condannati per reati gravissimi, a tutela dei diritti costituzionali alla salute e all’umanità della pena”. Il boss di Cosa nostra, continua la nota dei giudici, era “affetto da gravissime patologie” e gli rimanevano da scontare 11 mesi, 8 con la liberazione anticipata
Il provvedimento del giudice su Bonura – Tutte informazioni contenute nel provvedimento che il 20 aprile ha concesso i domiciliari all’ex colonnello di Provenzano. In un documento di tre pagine il giudice, dopo aver spiegato che Bonura sta finendo di scontare una condanna a 18 anni e 8 mesi per associazione mafiosa ed estorsione (fine pena: 12 marzo 2021), elenca alcune patologie del detenuto, che nel 2013 è stato operato per un tumore al colon e soffre ipertensione arteriosa. I dettagli del quadro clinico del boss dell’Uditore – che il fattoquotidiano.it riporta solo dopo che sono stati diffusi dai suoi legali, gli avvocati Flavio Sinatra e Giovanni Di Benedetto – sono contenuti in una relazione sanitaria del 7 aprile 2020. “In considerazione dell’età avanzata del soggetto e della presenza di importanti problematiche di salute, con particolare riguardo alle patologie di natura oncologica e cardiaca, vi siano nell’attualità i presupposti per il differimento facoltativo dell’esecuzione della pena”, scrive il magistrato, spiegando perché sta consentendo a Bonura di tornare nella sua casa di Palermo. Poi però cita il particolare momento che sta attraversando il Paese: “Anche tenuto conto dell’attuale emergenza sanitaria e del correlato rischio di contagio, indubitamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere, che espone a conseguenze particolarmente gravi i soggetti anziani e affetti da serie patologie pregresse“. Quindi dopo aver citato l’epidemia, la giudice metteva nero su bianco: “Siffatta situazione facoltizza questo magistrato a provvedere con urgenza al differimento dell’esecuzione pena“.
Il Cura Italia e la nota del Dap – Dunque è vero che Bonura è stato scarcerato sulla base delle norme ordinarie e non grazie a leggi speciali varate dall’esecutivo per combattere il contagio nelle carceri. Ma è anche vero che il magistrato ha valutato l’emergenza come elemento fondamentale per la concessione dei domiciliari. Come mai, visto che il governo ha escluso i mafiosi da quel beneficio? Nel decreto Cura Italia l’esecutivo ha stabilito che per diminuire l’affollamento dei penitenziari i detenuti condannati per reati di minore gravità, e con meno di 18 mesi da scontare, potevano farlo agli arresti domiciliari. Una norma, dunque, che escludeva i mafiosi. Il 21 marzo del 2020, però, il Dipartimento amministrazione penitenziaria ha inviato una circolare per chiedere alle varie carceri di stilare una lista dei detenuti over 70 e con alcune patologie e di fornirla “con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza”. Che determinazioni? Quella nota ha mandato fibrillazione gli ambienti giudiziari legati alla gestione carceraria. Il motivo? Non fa distinzione fra i detenuti, e quindi include in quegli elenchi di ultrasettantenni anche i circa 75o carcerati in regime di 41 bis e le migliaia che invece stanno nei reparti ad Alta sicurezza. Cioè il carcere duro dove sono reclusi boss mafiosi e stragisti.
La precisazione del Dap e i boss che sperano – Che quella nota abbia una valenza particolare lo testimonia il fatto che sempre il Dap abbia scelto proprio il giorno della scarcerazione di Bonura per diffondere un comunicato di precisazione. Quella circolare inviata il 21 marzo (esattamente un mese fa) era “un semplice monitoraggio con informazioni per i magistrati sul numero di detenuti in determinate condizioni di salute e di età, comprensive delle eventuali relazioni inerenti la pericolosità dei soggetti, che non ha, né mai potrebbe avere, alcun automatismo in termini di scarcerazioni”. Insomma, il Dap ci tiene a specificare che gli arresti casalinghi per i boss mafiosi sono scelte che spettano solo ai magistrati. È dopo quella lettera, però, che nei penitenziari di tutta Italia i detenuti hanno cominciato a chiedere relazioni sanitarie che attestassero il proprio stato di salute. Atti che sono finiti poi sul tavolo di un giudice di Sorveglianza. È il caso di Bonura, che ha già ottenuto i domiciliari, ma adesso ambiscono alla scarcerazione anche tanti altri mafiosi di rango come Leoluca Bagarella e Nitto Santapaola, l’inventore della Nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo, il capostipite di ‘ndrangheta Umberto Bellocco. Hanno tutti più di 70 anni e sono affetti da alcune patologia: sono quindi stati tutti inclusi negli elenchi che i penitenziari hanno fornito “con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza”, come aveva ordinato il Dap. Adesso sperano di uscire finalmente di galera: non grazie a leggi speciali ma sfruttando comunque la situazione d’emergenza. Un altro virus più potente e letale del Covid-19.
FONTE:https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/22/coronavirus-ecco-perche-i-giudici-hanno-scarcerato-il-colonnello-di-provenzano-dal-41bis-il-decreto-e-anziano-e-malato-bisogna-anche-tenere-conto-dellemergenza-sanitaria-e-del-rischio-di-conta/5778696/
Boss scarcerati perché a rischio coronavirus. Il Dap smentisce: “Solo un monitoraggio”
La notizia su L’Espresso: per età e condizioni di salute pene alternative per alcuni capimafia. L’ira di Salvini: “Potrebbe uscire anche Nitto Santapaola, una vergogna”. Il ministero avvia le verifiche

ROMA – Boss mafiosi detenuti che, per la loro età e condizione di salute, sarebbero stati scarcerati in ossequio alle prescrizioni anticoronavirus che indicano di sfoltire le presenze nelle carceri facendo ricorso a pene alternative. E così, scrive il settimanale L’Espresso, il boss di Cosa nostra Francesco Bonura, di 78 anni, definito da Tommaso Buscetta “un mafioso valoroso”, e Vincenzino Iannazzo, 65 anni, ritenuto esponente della ‘ndrangheta, sono stati posti ai domiciliari per motivi di salute.
Ira del leader della Lega, Matteo Salvini: “Stanno uscendo pericolosi mafiosi. E’ una vergogna nazionale”. Ma il Dap smentisce di aver emanato qualsiasi disposizione riguardante i detenuti al 41 bis: quello che è stato fatto – afferma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – è “solo un monitoraggio”. Ma il ministero della Giustizia ha comunque avviato “tutte le opportune verifiche e approfondimenti”.
Secondo L’Espresso, i boss al 41 bis possono sfruttare l’emergenza coronavirus per tornare liberi: sarebbero 74, in particolare, quelli nelle condizioni di età e di salute di farlo. Il settimanale cita una circolare del 21 marzo scorso con cui il Dap ha invitato tutti i direttori delle carceri a “comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza”, il nominativo del detenuto, suggerendo la scarcerazione, se il suo caso rientra fra le nove patologie indicate dai sanitari dell’amministrazione penitenziaria e se si tratta di persone anziane.
Matteo Salvini – citando i casi di Bonura e Iannazzo, “ma potrebbe uscire anche Nitto Santapaola”, dice – parla di “vergogna nazionale. E’ un insulto alle vittime dei caduti della mafia. La pazienza è esaurita. Io non ci sto. Una vergogna che va fermata dentro e fuori il Parlamento”, aggiunge. E poi si appella al Colle: “Ricordo che il presidente Mattarella l’ha pagata sulla sua pelle la lotta alla mafia. Non è possibile che escano i mafiosi”.
In una nota, il Dap precisa di non aver diramato “alcuna disposizione a proposito dei detenuti appartenenti al circuito di alta sicurezza o, addirittura, sottoposti al regime previsto dall’art. 41 bis. Quella inviata il 21 marzo scorso agli istituti penitenziari è una richiesta con la quale, vista l’emergenza sanitaria in corso, si invitava a fornire all’autorità giudiziaria i nomi dei detenuti affetti da determinate patologie e con più di 70 anni di età”.
Secondo il Dap si tratta di “un semplice monitoraggio, quindi, con informazioni per i magistrati sul numero di detenuti in determinate condizioni di salute e di età, comprensive delle eventuali relazioni inerenti la pericolosità dei soggetti, che non ha, né mai potrebbe avere, alcun automatismo in termini di scarcerazioni. Le valutazioni della magistratura sullo stato di salute di quei detenuti e la loro compatibilità con la detenzione avviene ovviamente in totale autonomia e indipendenza rispetto al lavoro dell’amministrazione penitenziaria”. Il ministero della Giustizia, dal canto suo, ha “attivato gli uffici per fare le tutte le opportune verifiche e approfondimenti”.
L’avvocato Giovanni Di Benedetto, legale del boss Francesco Bonura, interviene sulla decisione del tribunale di sorveglianza di Milano e parla di una scarcerazione legata a gravi motivi di salute e non all’emergenza coronavirus.
“Ho letto e sentito sulla vicenda Bonura affermazioni improprie e strumentali che obliterano il caso concreto – dice l’avvocato Di Benedetto -. A fronte di una condanna pari a 18 anni e 8 mesi a Bonura restano da scontare, considerati i maturandi giorni di liberazione anticipata, meno di 9 mesi di carcere. Nel contesto della lunga carcerazione il Bonura ha subito un cancro al colon, è stato operato in urgenza e sottoposto a cicli di chemioterapia; di recente i marker tumorali avevano registrato una allarmante impennata. Se a tutto ciò si aggiunge, come si deve, l’età (Bonura ha 78 anni) e i rischi a cui lo stesso, vieppiù a Milano, era esposto per il coronavirus risulta palese la sussistenza di tutti i presupposti per la concessione de differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare in ossequio ai noti principi, di sponda anche comunitaria, sull’umanità che deve sottostare ad ogni trattamento carcerario”.
“Del tutto errato è altresì il riferimento al recente decreto ‘Cura Italia’ – conclude il legale – che non si applica al caso di specie e che non ha nulla a che vedere con il differimento pena disposto per comprovate ragioni di salute e sulla base della previgente normativa. Ogni vicenda va affrontata nel suo particolare altrimenti si rischia di scadere in perniciose e inopportune generalizzazioni che alterano la realtà”.
Non sono ancora noti invece i motivi della scarcerazione di un altro mafioso: Pino Sansone, anche lui imprenditore, tra i nuovi vertici della mafia del dopo Riina. Il tribunale del Riesame di Palermo non li ha ancora depositati. Nell’istanza dei suoi avvocati si faceva riferimento all’età avanzata del boss, che è in custodia cautelare e non in espiazione pena, e ai suoi problemi di salute che potrebbero aggravare i rischi che contragga il coronavirus. Ai domiciliari infine anche il mafioso monrealese Santo Porpora che ha anche beneficiato di uno sconto di pena, secondo quanto pubblica oggi il “Giornale di Sicilia”, per il “trattamento inumano” sofferto in carcere.
FONTE:https://www.lasiciliaweb.it/2020/04/22/boss-scarcerati-perche-a-rischio-covid-il-dap-smentisce-solo-un-monitoraggio/
LEGITTIMA DIFESA E “NUOVA” LEGITTIMA DIFESA DOMICILIARE
23 04 2020
PROBLEMATICHE ED ECCESSO COLPOSO DI CUI ALLA L. 36/2019
Sommario: Premessa 1. La legittima difesa “comune”: normativa, ratio e caratteristiche – 2. La legittima difesa domiciliare – 2.1. La legittima difesa domiciliare di cui alla L. 59/2006 – 2.2. La “nuova” legittima difesa domiciliare di cui alla L. 36/2019 – 3. L’eccesso colposo e la L. 36/2019 – 3.1. Breve ricostruzione dell’eccesso colposo – 3.2. Problematicità sulla legittima difesa domiciliare ed eccesso colposo di cui alla L. 36/2019
Premessa
Prima di analizzare compiutamente la nuova disciplina della “nuova” legittima difesa domiciliare operata a seguito della L. 36/2019 e le relative problematiche ad essa connesse, occorre ripercorrere la normativa, la ratio e le caratteristiche della legittima difesa c.d. comune , così da poter effettuare le dovute differenze e da comprenderne al meglio le implicazioni, sia riguardo all’eccesso colposo che alle diverse teorie dottrinali e giurisprudenziali avanzate sul tema.
1. La legittima difesa c.d. comune: normativa, ratio e caratteristiche
La legittima difesa è disciplinata all’art. 52 del c.p. , dove al co. 1 viene statuito che: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
La ratio di tale principio, trova la sua origine nel diritto romano dove secondo il brocardo “vim vi repellere licet” era consentito di respingere la violenza con la violenza. Si tratta di un residuo di autotutela che lo Stato concede al cittadino, a seguito di eccezionali situazioni in cui l’Autorità non può intervenire tempestivamente. L’ordinamento giuridico quindi, in virtù di un bilanciamento di interessi tra il soggetto aggressore e colui che deve necessariamente difendersi, attribuisce prevalenza all’interesse di quest’ultimo.
Dall’art. 52 c.p. emerge che la struttura della legittima difesa si concentra su due specifici requisiti contrapposti fra di loro: la condotta aggressiva e la reazione difensiva, che al fine di una loro migliore comprensione, appare opportuno trattare separatamente.
La condotta aggressiva, di norma deve scaturire da un comportamento umano, se invece proviene da animali o cose, è necessario che sia rinvenibile un soggetto obbligato ad esercitare su di essi una vigilanza. L’offesa può dipendere anche da una condotta omissiva, come nel caso in cui il proprietario di un cane feroce si rifiuti di richiamarlo a seguito di un’aggressione di un bambino; o può consistere in una comportamento attivo dell’aggressore che espone ad un pericolo attuale un diritto del soggetto agente o di un terzo.
La condotta aggressiva rileva altresì ai fini dell’ingiustizia dell’offesa, anche in virtù di una posizione di garanzia da cui derivano obblighi di protezione. E’ il caso del genitore che abbandona materialmente il proprio neonato rischiando di causargli la morte impedita dall’intervento anche violento del soggetto agente, quest’ultimo quindi, potrà avvalersi della causa di giustificazione della legittima difesa nei confronti della condotta offensiva, di natura omissiva, del terzo nei confronti del bambino.
La reazione difensiva all’offesa ingiusta è altresì giustificata, nei confronti del soggetto immune o non imputabile: secondo l’art. 52 c.c. l’applicabilità della legittima difesa, è di natura oggettiva e prescinde dunque dai difetti di imputabilità che sono di natura soggettiva. Recentemente si è posto il problema avuto riguardo al soggetto agente che ponga in essere la condotta difensiva per salvare un diritto del terzo dalla condotta attiva od omissiva di quest’ultimo: è il caso ad esempio del cane chiuso in auto sotto il sole che rischierebbe di morire, e di un passante che accortosi del pericolo attuale rompa il vetro della vettura per salvarlo. A tal proposito ci si è chiesti se in questi casi possa essere invocata la scriminante dello stato di necessità, dove occorre espressamente la presenza del pericolo di un danno grave alla persona di regola non estensibile analogicamente nel caso in cui il pericolo sia nei confronti di un animale. Pur non essendoci casi giurisprudenziali sul tema, è stato prospettata la possibilità, qualora siano presenti tutti i requisiti, dell’attualità del pericolo, di proporzionalità tra offesa e difesa, e di necessità tra difesa e offesa, una rilettura funzionale ed estensiva della legittima difesa di cui all’art. 52 c.p. In tal senso, non si esclude che il diritto da proteggere possa essere dello stesso autore dell’offesa e che il soggetto agente abbia agito per difendere il “diritto altrui”.
L’offesa dunque, come si è avuto modo di anticipare, deve essere necessariamente ingiusta, non potrà infatti rientrare nella scriminante della legittima difesa, salvi i casi delle scriminanti putative, qualora la condotta aggressiva al diritto proprio o altrui sia espressamente autorizzata dall’ordinamento, come per le fattispecie scriminanti di esercizio di una facoltà legittima, dell’adempimento di un dovere giuridico o dell’esercizio di una funzione pubblica.
Riguardo all’oggetto dell’aggressione deve trattarsi di un diritto proprio od altrui: l’art. 52 c.p. utilizza il termine generico “diritto”, ben potendosi trattare non solo di un diritto soggettivo in senso stretto, ma di qualsiasi interesse considerato meritevole di protezione da parte del nostro ordinamento giuridico.
Altro presupposto indefettibile della scriminante della legittima difesa è l’attualità del pericolo: il pericolo non deve essere né passato, né futuro, l’offesa infatti deve essere presente al momento del fatto, così da giustificare la reazione difensiva come l’unico mezzo per proteggere il bene.
Pertanto, allo stesso modo, non potrà essere invocata la scriminante nel caso in cui il pericolo sia venuto meno in corso d’opera, in tal caso dunque il soggetto agente sarà tenuto ad arrestare la propria condotta reattiva. Per quanto concerne l’attualità del pericolo, giova precisare che la giurisprudenza minoritaria di merito, considera la possibilità di estendere l’art. 52 c.p. ai casi in cui il pericolo seppur non attuale sia certo ed inevitabile, per esigenze che impongono un’anticipazione della difesa che in un momento successivo, risulterebbe inutile. La legittima difesa, si è evidenziato, fa infatti riferimento alla condotta tipica dell’agente ed è finalizzata a prevenire un’offesa futura e non a reagire successivamente ad un’offesa subita. Non potrà dunque essere invocata la scriminante in esame nel caso in cui si tratti di una mera vendetta del soggetto agente successiva alla condotta offensiva del terzo ormai consumata, sarà al contrario invocabile nel caso in cui il diritto risulti già offeso dalla condotta lesiva del terzo, purché il pericolo risulti ancora attuale come aggravamento delle sue conseguenze o delle sue offese, quantunque oltre che presente anche futuro.
Infine appare opportuno specificare, pur nel silenzio del legislatore, che la giurisprudenza e parte della dottrina sono inclini nel ritenere che la scriminante non possa essere invocata nel caso in cui la situazione di pericolo sia volontariamente cagionata dal soggetto reagente, in quanto verrebbe meno il requisito della costrizione.
La costrizione è un requisito autonomo rispetto alla ingiustizia dell’offesa che viene meno se la situazione di pericolo è volontariamente causata . Si tratta di un è un giudizio da valutare ex ante e basato sulla prevedibilità dello stesso. Tale conclusione appare condivisibile non solo perché, diversamente opinando, difetterebbe l’involontarietà del pericolo ma anche in ragione della ratio sottesa alla scriminante: i contendenti infatti non si trovano nell’impossibilità di invocare l’aiuto dell’Autorità, in quanto hanno creato la situazione di rischio.
Per quanto concerna la reazione difensiva, essa è giustificata in presenza di due requisiti: la necessità e la proporzionalità.
La necessità, c.d. commodus discessus, della reazione attiene alla inevitabilità della stessa, non è stato possibile cioè compiere una condotta diversa meno offensiva da quella posta in essere. Tale giudizio, di natura relativa, è rilevabile solo a posteriori, non è possibile infatti ex ante prendere in considerazione tutte le circostanze del caso.
Riguardo al requisito della necessità, da tempo sia la dottrina che la giurisprudenza hanno discusso in ordine alla possibilità di riconoscere la scriminante in esame nel caso in cui l’aggredito sia in grado di mettersi in salvo con la fuga. Come anticipato, la ratio della legittima difesa impone che il soggetto ricorra all’autotutela laddove non sia possibile fare altrimenti, e quindi non solo nel caso in cui non sia possibile ricorrere all’Autorità, ma anche laddove anche la via di fuga non sia percorribile. Dunque, per ragioni facilmente comprensibili, non si può più ritenere valido l’orientamento secondo il quale la fuga sarebbe esclusa dalle opzioni vagliate a sostegno della difesa legittima, in quanto considerata come un comportamento “vile” e disonorevole. L’auto-difesa nel nostro ordinamento è considerata come l’extrema ratio e quindi opera solo laddove non vi siano ulteriori ed efficaci possibilità. Giova specificare che il giudizio di valutazione di tale circostanza non risulta di immediata percezione, in quanto devono essere vagliate in concreto tutte le modalità della difesa e dell’offesa, nonché le effettive possibilità di fuga e le relative conseguenze sia nei confronti del soggetto agente che dei terzi.
Tuttavia le problematiche più rilevanti sorgono nei confronti del secondo requisito ovvero della proporzione tra offesa e difesa.
Secondo un primo orientamento, ormai superato, la valutazione dovrebbe essere effettuata tenendo conto dei mezzi difensivi disponibili dall’aggredito e di quelli concretamente da lui utilizzati. Tale tesi non può essere più accolta in quanto si aprirebbe alla possibilità di ammettere una reazione difensiva maggiore e proporzionata rispetto a quella ricevuta, sulla base dei soli mezzi impiegati dall’agente, senza una opportuna valutazione degli interessi in gioco.
Altro orientamento, anch’esso non più attuale, afferma che bisognerebbe considerare il valore tra i beni e gli interessi in conflitto e dunque, effettuato il giudizio di bilanciamento, ammetterebbe il requisito della proporzione laddove il diritto difeso risulti di maggiore o almeno di pari rilevanza rispetto a quello subito.
Per contro, altra dottrina ritiene invece che quest’ultimo criterio del valore giuridico non possa essere considerato valido, in quanto il relativo giudizio di bilanciamento opererebbe in astratto, occorrendo invece un giudizio che stabilisca in concreto se sussista la proporzione tra la condotta difensiva e l’offesa ingiusta, un giudizio che tenga inoltre in considerazione anche i mezzi utilizzati. Anche tale criterio legato ai mezzi di offesa e di difesa non è risultato vincente a fini del giudizio di proporzionalità: è possibile infatti che, un mezzo astrattamente più innocuo, sia nel concreto più offensivo se messo in relazione all’interesse leso e alle circostanze concrete, e viceversa.
Appare pertanto più idoneo considerare un criterio misto, che tenga conto nel concreto, non solo del giudizio di proporzionalità fra difesa e offesa, ma anche della gravità del pregiudizio arrecato e della rilevanza del bene giuridico violato, indipendentemente dal mezzi utilizzati. Occorre da ultimo specificare che il giudizio di comparazione tra i beni in gioco non deve essere considerato solo in senso “statico” ovvero basato su un mero criterio gerarchico di prevalenza fra i beni in gioco, ma anche dal punto di vista dinamico, ovvero tenendo conto dell’intensità della lesione del bene. In tal senso la valutazione sarebbe più rispondente ai requisiti non solo di proporzionalità di cui agli artt. 2 e 3 Cost., ma anche di ragionevolezza (in tal senso Cass. pen. n.20727/2003).
2. La legittima difesa domiciliare
Proprio il requisito della proporzione sopra esaminato, è stato oggetto di due recenti interventi normativi incidenti sulla legittima difesa: il primo ad opera della legge n.59/2006 che al co. 1 ha introdotto la legittima difesa domiciliare nei nuovi commi 2 e 3 dell’art. 52 c.p. ; e il secondo ancora più recente, grazie alla legge n. 36/2019 che ne ha modificato sensibilmente il contenuto.
2.1. La legittima difesa domiciliare di cui alla L. 59/2006
Riguardo la prima novella giova da subito specificare, che la ratio sottesa alla legittima difesa domiciliare risiede nello scopo voluto dal legislatore, di ampliare i presupposti della stessa ai casi in cui l’aggressione avvenga nella propria abitazione o in un luogo ad essa assimilabile, così da differenziare la legittima difesa domiciliare da quella c.d. comune.
Nello specifico, occorre analizzare i commi 2 e 3 introdotti della suesposta normativa del 2006 in relazione al requisito della proporzione in base al quale il legislatore ne ha specificato sia l’ambito operativo che i requisiti per la sua applicazione.
Il comma secondo dell’art. 52 c.p. richiama espressamente le fattispecie previste dai commi primo e secondo dell’art. 614 c.p. disciplinante il delitto di violazione di domicilio. In entrambi i casi richiamati dalla novella, la condotta si concretizza nel domicilio o in altro luogo ad esso assimilabile, contro la volontà o in difetto di conoscenza del proprietario, possessore o detentore dell’immobile. Le due condotte si distinguono a seconda che il reo si introduca o sia a già presente nel luogo di privata dimora.
Il comma 3 dell’art 52 c.p., estende le condotte di cui al comma due del medesimo articolo, ai casi in cui l’accesso o la permanenza ha ad oggetto “ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”. In relazione a quest’ultimo inciso, si sono sollevate due diverse interpretazioni della norma, l’una restrittiva, avente ad oggetto esclusivamente l’effettiva ed attuale dimora della persona offesa; l’altra ampliativa che ha esteso la tutela penale anche al bagagliaio dell’auto.
La suesposta disciplina come originariamente introdotta dalla novella del 2006, consente all’agente , che sia legittimamente presente nel suo domicilio o nel luogo di privata dimora, di utilizzare l’arma o altro mezzo idoneo nei confronti di chi si sia introdotto o trattenuto illecitamente all’interno degli stessi. Lo scopo della scriminante in esame risulta legittimo quando è finalizzato a difendere: a) la propria o l’altrui incolumità, b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
Ciò chiarito, bisogna soffermarsi sulla problematica affrontata dalla dottrina con riguardo ai rapporti tra la legittima difesa c.d. domiciliare e la legittima difesa il primo comma dell’art. 52 c.p.
Parte della dottrina considera la legittima difesa domiciliare come una scriminante autonoma e diversa rispetto a quella della difesa legittima comune, ma non ne ha individuato né i limiti e né i presupposti;
Diversamente, per altra parte della dottrina, non si tratta di una causa di giustificazione autonoma rispetto a quella comune, basata quindi su un diritto assoluto alla difesa domiciliare o su un generale diritto alla protezione della propria sfera privata, bensì essa si pone in un rapporto di genere a specie rispetto alla normativa generale alla quale deroga in relazione all’esclusivo requisito di proporzione. Laddove infatti non sussistono i presupposti specializzanti della legittima difesa domiciliare, e fatti salvi i requisiti del pericolo attuale dell’offesa ingiusta e dell’inevitabilità del pericolo, valevoli per entrambe le fattispecie, si applica la regola generale della legittima difesa comune di cui al co.1 dell’art. 52 c.p. Tale orientamento sarebbe altresì confermato dall’espresso rinvio al comma primo contenuto nel secondo comma e dalla pronuncia della Corte Suprema di Cassazione n.28802 del 2014 che. Avallando questa seconda tesi, si esprime in ordine alla non autosufficienza della legittima difesa domiciliare rispetto a quella comune.
Riguardo al mezzo utilizzato, deve trattarsi di un’arma legittimamente detenuta, sia sotto il punto di vista del relativo titolo, che delle modalità di conservazione, o di un altro mezzo idoneo alla difesa; è altresì necessario che la reazione dell’agente sia finalizzata a difendere la propria o altrui incolumità, anche nel caso in cui la reazione del terzo sia volta ad aggredire il patrimonio e non via sia desistenza e sussista il pericolo per le persone.
Per quanto concerne l’ultimo inciso riguardante la protezione dei beni propri o altrui, è necessario che l’intruso non abbia desistito e che vi sussista pericolo di aggressione. Nello specifico, prevale l’interpretazione dottrinale secondo cui la norma non autorizza ad utilizzare armi o altri mezzi per difendersi al solo fine di tutelare beni patrimoniali, ma è necessario che sussista il pericolo di aggressione all’incolumità fisica del soggetto agente. Non è considerato quindi sufficiente, anche nel caso della mancanza di desistenza, il pericolo per i propri beni o altrui a giustificare l’uso delle armi.
In presenza di tutti i descritti presupposti il requisito di proporzione tra difesa e offesa risulta soddisfatto.
In merito alle caratteristiche specializzanti della legittima difesa domiciliare, avente ad oggetto la presunzione di proporzionalità di cui al co. 2 dell’art 52 c.p., la dottrina si è divisa in due orientamenti.
Il primo, considera la presunzione in esame tra difesa ed offesa, in senso assoluto, c.d. iure et de iure, ciò comporterebbe che il giudice non solo sarebbe esentato dal suo accertamento, ma si impedirebbe l’ammissione della prova contraria. Tale tesi trova la sua ratio giustificatrice nell’esigenza di rafforzare la sicurezza dei privati anche attraverso l’autotutela.
A tal riguardo, si è criticato, che tale indirizzo contrasterebbe con i principi tutelati espressamente dall’art. 2 Cedu, che consente il ricorso alla violenza solo laddove sia assolutamente necessario, ed anche dalla nostra Carta Costituzionale che considera la salute di cui all’art. 32 Cost. un diritto fondamentale del nostro ordinamento.
Sulla base delle suesposte ragioni, si ritiene preferibile avallare un secondo orientamento, seguito anche dalla Cass. n.11610/2011, che considera la proporzione in termini relativi, così da consentire da una parte al giudice di accertare nel caso concreto l’assoluta necessità di utilizzo dell’arma da parte dell’agente per difendersi nei confronti dell’aggressione dell’intruso; e, dall’altra, alla pubblica accusa di dimostrare l’assenza della proporzione e, allo stesso modo, sollevare l’imputato dall’obbligo di allegazione.
2.2. La “nuova” legittima difesa domiciliare di cui alla L. 36/2019
La recente L.36/2019 si compone di 9 articoli ed ha apportato rilevanti novità, sia in relazione al requisito della proporzione da ultimo suesposto, sia in materia di eccesso colposo che verrà analizzato specificamente a seguire, ed anche avuto riguardo alla sospensione condizionale della pena mediante aumenti di pena per determinati reati.
Nello specifico, l’art. 1 della summenzionata legge, modifica i co. 2 e 3 dell’art. 52 c.p. in tema di legittima difesa domiciliare, ed introduce un nuovo quarto comma che, come vedremo, non ha mancato anche in questo caso di suscitare notevoli perplessità e dubbi in dottrina.
Per quanto concerne le modifiche apportate al co. 2 dell’art. 52 c.p., il legislatore ha aggiunto l’avverbio “sempre” specificando che tale presunzione di proporzionalità ha valore assoluto e sostanziale e non relativo e probatorio. Tali considerazioni hanno creato forti dubbi soprattutto in ordine alla posizione della giurisprudenza della Corte Edu, che con la nota sentenza in Causa Alikaj c. Italia, del 2011, pur pronunciatasi in riferimento alla differente ipotesi delle armi di cui all’art. 53 c.p., presenta forti analogie con la norma in esame.I Giudici di Strasburgo nella sentenza suesposta, hanno infatti affermato che il ricorso alla forza deve essere assolutamente necessario, ed è considerato tale nel caso in cui il pericolo di aggressione alla propria o altrui incolumità sia effettivo e idoneo in concreto a ledere la vita di chi si difende.
La medesima direzione è seguita dalla Corte di legittimità, nella recente sentenza n.49883/2019 che, attraverso una lettura costituzionalmente orientata della lettera b), co. 2, dell’art. 52 c.p. così come modificato dalla L. 36/2019, pone l’accento sulla congiunzione “e” presente nello stesso. Un’interpretazione quella dei giudici di legittimità conforme sia Costituzione che alla sentenza Causa Alikaj c. Italia, del 2011 , in quanto dispone che la proporzione non può essere presunta nel caso in cui sussista la necessità di tutelare solo beni di natura patrimoniale, e non per proteggere anche l’incolumità all’integrità personale.
E’ al contrario, minoritaria la tesi che considera la presunzione in esame applicabile solamente nel caso di minorata difesa o di turbamento psichico, sulla base delle condizioni limitative di cui all’art. 55 , comma 2 c.p.
Per quanto concerne l’introduzione del nuovo quarto comma dell’art. 52 c.p., esso prevede che nel caso di non precisate ipotesi di “intrusione” da respingere, la presunzione assoluta (espressamente così intesa dall’utilizzo, anche in questo caso, dell’ avverbio “sempre”) considera tutti i casi di legittima difesa di cui al primo e comma e opera nel caso di violenza o “altri mezzi di coazione fisica da parte di una o più persone”. Come già annunciato, anche tale comma non è stato esente da critiche, stante l’ampiezza del raggio d’applicazione e la vaghezza dei presupposti della norma. Il quarto comma inoltre, troverà applicazione “ anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.
Sempre in relazione al medesimo comma, giova evidenziare che un’interpretazione gerarchica del comma 4, considera che anche nel caso di intrusione, la presunzione abbia ad oggetto solo la proporzione e non la difesa che è sempre legittima stante la tutela del valore universale della sovranità domiciliare.
Infine in relazione ai requisiti spaziali, personali e reali dei commi 2 e 3 ai quali il comma quarto rinvia , autorevole dottrina afferma che nel caso di intrusione, la reazione potrebbe essere attuata da chiunque agisca per difendersi e non solo dunque dal soggetto legittimamente presente nel domicilio.
3. L’eccesso colposo e la L. 36/2019
L’ultima modifica operata dalla L. 36/2019 sull’art. 52 c.p attiene, come accennato, all’eccesso colposo di cui all’art. 55 c.p., che ha introdotto al suo interno un secondo comma secondo cui “ la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o dell’altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all’art. 61, primo comma, numero 5), ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”.
3.1. Breve ricostruzione dell’eccesso colposo
Giova premettere che il soggetto abbia dovuto colposamente eccedere nell’esercizio della legittima difesa: l’agente infatti deve aver dovuto porre in essere una condotta che supera, colposamente, il limiti entro cui il fatto possa essere giustificato, incappando nella responsabilità a titolo di colpa.
A tal proposito occorre brevemente evidenziare che la colpa del soggetto può essere causata conseguentemente a due tipologie di errore: errore giudizio ed errore materiale. Nel caso dell’errore giudizio l’agente valuta erroneamente la gravità o l’intensità dei presupposto, incorrendo in ciò che la dottrina e la giurisprudenza considerano come “eccesso nei fini”; nel secondo caso, l’errore è materiale, ed è rinvenibile nell’uso eccessivo dei mezzi o di modalità esorbitanti della propria condotta
Tanto l’errore giudizio che quello modale, devono essere commessi con colpa dal soggetto agente al fine di integrare la fattispecie di eccesso colposo in esame. Diversamente quando il superamento dei limiti della scriminante sia intenzionale e non dovuto ad un errore del reo, l’agente incorrerà nella diversa ipotesi di eccesso doloso.
3.2. Problematicità sulla legittima difesa domiciliare ed eccesso colposo di cui alla L. 36/2019
Esplicitate le dovute premesse, è possibile adesso, occuparci della nuova ipotesi di eccesso colposo introdotta dal legislatore del 2019 nel caso della “nuova” legittima difesa domiciliare e della problematiche ad essa connesse.
Si tratta di una causa di non punibilità, collegata all’art. 61 n. 5 espressamente richiamato dalla novella, cioè allo stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto, ovvero dalle condizioni di minorata difesa.
La norma in esame in deroga all’art. 90 c.p. che nega l’incidenza degli stati d’animo soggettivi, risulta una scelta discrezionale del legislatore, che in conseguenza di un reato, anche se colposo, ha previsto l’esclusione della punibilità per mere ragioni di opportunità.
Tale causa speciale di non punibilità dell’eccesso colposo ex art. 55 c.p., in caso di minorata difesa o grave turbamento psichico produce una forte anomalia politica, tecnica e strutturale, con evidenti incidenze in termini di ragionevolezza: essa infatti esclude la sanzionabilità di un fatto giuridico e colpevole dando rilevanza a stati soggettivi, ed inoltre si applica anche ai fatti pregressi in quanto legge più favorevole ex art. 2, co. 4, c.p..
Si rischiano così di estendere all’art. 55 c.p. le doglianze già suesposte in sul nuovo articolo 52 c.p. in merito di compatibilità con i principi Cedu di cui all’art. 2 della Convenzione, che tutelano il bene supremo della vita..
Giova evidenziare un’altra anomalia che ha ad oggetto l’art. 7 della novella che aggiunge all’art. 2044 c.c. il comma 2 e 3 . L’art. 2043 c.c. infatti già statuiva che “ Non è responsabile chi cagiona il danno per legittima difesa di sé o di altri”, e se si considera che le scriminanti hanno un effetto generale, privativo del carattere dell’antigiuridicità anche in materia civile, amministrativa o disciplinare, il nuovo comma secondo cui “ Nei casi di cui all’articolo 52 c.p., commi secondo, terzo e quarto, del codice penale, la responsabilità di chi ha compiuto il fatto è esclusa, appare inutile e superfluo.
Per concludere, per quanto concerne il terzo comma dell’art. 52 c.p. in esame, giova considerare che il legislatore allarga alle summenzionate ipotesi il regime previsto per lo stato di necessità, che prevede un indennizzo nel caso di condotta lecita scriminata dall’art. 54 c.p.
Sembra dunque alquanto peculiare che il legislatore abbia considerato il ristoro mediante il solo indennizzo per mere ragioni di opportunità, a fronte di un illecito aquiliano, tipico e colposo.
La causa di non punibilità in senso stretto, infatti, non preclude il risarcimento in sede civile, ma in questo caso avviene mediante la corresponsione di mero un indennizzo, con la conseguenza di soddisfare il danneggiato, a fronte di un fatto illecito, non punibile, somme di importo inferiore rispetto all’ordinario rimedio risarcitorio.
FONTE:http://www.salvisjuribus.it/legittima-difesa-e-nuova-legittima-difesa-domiciliare-problematiche-ed-eccesso-colposo-di-cui-alla-l-36-2019/
IMMIGRAZIONI
Rissa tra migranti e caos a Vicofaro, Don Biancalani: “Hanno problemi psichici”
POLITICA
Conte libera solo i partigiani
Pressing di Orlando e mezzo Pd così il premier getta la spugna. Anpi in piazza alla Liberazione. Porteranno una corona di fiori sui monumenti alla Resistenza. Cosa vietata ai figli di chi muore
Pasqua è stata negata l’Eucarestia a milioni di cattolici italiani, che hanno potuto assistere alla Santa Messa solo in tv o in diretta streaming. Domenica scorsa a Cremona la polizia ha interrotto la celebrazione della messa fermando il sacerdote che stava consacrando l’ostia perché in una chiesa molto grande erano presenti 13 persone, troppe. Un abuso di potere evidente contro cui dalla maggioranza e dal governo non si è levata una sola voce. Ma ieri è bastato uno strillo dell’Anpi per mettere in ginocchio Giuseppe Conte e concedere la partecipazione dei partigiani alle celebrazioni del 25 aprile con i loro gonfaloni il giorno del 75° anniversario della Liberazione. Siamo dunque un paese dove si può stracciare la libertà religiosa e con essa la Costituzione che la garantisce, ma guai a tenere in casa un partigiano (si fa per dire, viventi ce ne sono pochissimi) perché è un italiano un po’ più speciale degli altri murati vivi da 45 giorni.
Per approfondire leggi anche: Il 25 aprile di La Russa
A dire il vero il governo inizialmente aveva mostrato di avere un minimo di equità, visto che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, aveva inviato a tutti i prefetti una circolare per ricordare che il 25 aprile bisognava limitare la presenza alla cerimonia per la deposizione di corone di fiori ai monumenti della Resistenza in tutte le città «alla sola autorità deponente». Tradotto in pratica: che ci vada il sindaco, un assessore, un ministro, un sottosegretario, un prefetto o qualsiasi altra personalità deve andare lui da solo con la sua bella corona. Una disposizione di buon senso, fin troppo generosa visto che una corona non si è potuta deporre sulla bara di oltre 25 mila poveri italiani morti di coronavirus senza poterne celebrare nemmeno il funerale. Omaggiare i monumenti della Resistenza avendo impedito l’estremo saluto a un proprio caro è una offesa al dolore di centinaia di migliaia di italiani.
Ma a chi salta in mente quando l’unico motore della tua vita è l’ideologia sorda e cieca? Così hanno cominciato a tuonare esponenti del Pd anche importanti. Come il vicesegretario Andrea Orlando, in prima fila in una battaglia che tutto è meno che onorevole: «Credo sia giusto e doveroso che i vertici delle associazioni partigiane possano partecipare, rispettando le norme di sicurezza, alle celebrazioni del 25 aprile». Quindi chiese vuote di fedeli, bimbi murati vivi in casa, gente fermata e multata se va a trovare la nonna, ma libero partigiano in libera piazza. Pensate che ad Orlando ha risposto con garbo una signora di storica famiglia appena nominata consigliere di amministrazione dell’Eni, Ada Lucia de Cesaris per spiegare che «il sentimento è giusto, ma anche le chiese sono chiuse e dobbiamo proteggere i nostri anziani…». Beh, il vicesegretario del Pd l’ha subito zittita: «Non si può paragonare una messa a una manifestazione alla presenza di una persona. Dopodiché apprezzo molto che i nuovi vertici dell’Eni partecipino al dibattito democratico». In sostanza: «Cara Lucia, ti abbiamo appena dato una poltrona in una società statale e ti permetti di ribattermi?».
E noi dovremmo festeggiare l’idea di libertà che hanno tipini così all’Orlando? La sola libertà che hanno in testa questi qui è quella di occupare tutto il potere che vogliono in barba a qualsiasi consenso popolare (la sola cosa detta al Pd dagli italiani in ogni urna è «via da lì», ma loro si sono incollati alle poltrone), e prendendosi ogni licenza che invece vietano a tutti gli altri.
Fuori tutti i bambini dalle case a sfogarsi della lunga prigionia, dentro le chiese tutti i cattolici liberi di accostarsi all’Eucarestia, mariti e mogli subito a passeggio tenendosi per mano come fanno le mura domestiche se a un solo dirigente dell’Anpi sarà concesso di presentarsi in una piazza italiana a celebrare con qualsiasi autorità il 25 aprile. Già quella celebrazione nel momento in cui tutti gli italiani sono stati messi in carcere al massimo con l’ora d’aria in cortile, è senza senso. Ma se libertà deve essere, sia libertà per tutti.
FONTE:https://www.iltempo.it/politica/2020/04/23/news/giuseppe-conte-libera-partigiani-25-aprile-anpi-liberazione-resistenza-vieta-figli-morti-coronavirus-orlando-pd-1319522/#.XqFIRTZBVAw.whatsapp
25 APRILE: LA FESTA DEI “PRIVILEGI IDEOLOGICI”.
I soliti noti sono sempre più “Uguali” degli altri
Aprile 23, 2020 posted by Guido da Landriano
A Pasqua le chiese sono rimaste chiuse e le celebrazioni in privato. Abbiamo assistito a scene in cui i carabinieri hanno interrotto e multato delle messe sena pubblico, celebrate in chiese chiuse, roba che neanche ai tempi delle famose Persecuzioni di Diocleziano si sono viste nella storia della Chiesa. Non stiamo scherzando, visto che a Cremona un carabiniere ha multato un prete mentre celebrava in una chiesa vuota…
VIDEO QUI: https://youtu.be/Zyu9l3vAsIc
Peròin Italia, come nella Fattoria degli Animali di Orwell, esistono ptere ed amici che sono più “Uguali” degli altri. Quindi la Presidenza del Consiglio ha emesso questa comunicazione sulle celebrazioni del 25 aprile:
Con riferimento al comunicato dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia si precisa che la circolare inviata dalla Presidenza del Consiglio non esclude in alcun modo l’Anpi dalle celebrazioni del 25 aprile.
La circolare è indirizzata alle sole autorità pubbliche e, in ragione dei provvedimenti restrittivi legati al Covid-19, intende semplicemente limitare la partecipazione delle autorità ed escludere assembramenti.
Le associazioni partigiane e combattentistiche potranno quindi partecipare alle celebrazioni per il 75° anniversario della Liberazione, naturalmente in forme compatibili con l’attuale situazione di emergenza. Saranno date ulteriori indicazioni in tal senso ai Prefetti con la consapevolezza del valore che questo anniversario ricopre per l’Italia e dell’importanza di difendere la memoria democratica del Paese.
Mentre ogni celebrazione è aperta solo alle pubbliche autorità, l’ANPI è “Più uguale degli altri” e quindi può fare un po’ quello che vuole e muoversi in libertà per partecipare alle celebrazioni. Un bel privilegio che premia gli estremisti, intellettuali, pro governo. Gli altri italiani? Chiusi in casa.
FONTE:https://scenarieconomici.it/25-aprile-la-festa-dei-privilegi-ideologici-i-soliti-noti-sono-sempre-piu-uguali-degli-altri/
I traditori dell’Italia: Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano
“L’abbraccio tedesco costringerà i paesi del
continente europeo, presto o tardi, a una nuova
morsa letale!”
“Un suo insuccesso (dell’unione monetaria ndr)
comporterebbe gravi ripercussioni sul funzionamento
del sistema monetario internazionale e
sulle possibilità di avanzamento della costruzione
economica europea”
(citazioni tra il 1978 ed il 1988)
Giorgio Napolitano un uomo chiamato ‘voltafaccia’
Giorgio Napolitano, ritratto di Costantino Rover ©
Eccoci al secondo appuntamento della saga de I TRADITORI DELL’ITALIA.
Dopo il ritratto di Mario Monti, un nuovo e illustre traditore del Paese: Giorgio Napolitano
Apre con due citazioni, il ritratto di Giorgio Napolitano, l’uomo capriola, l’uomo voltafaccia, il trasformista che ha sempre vissuto di Stato, come molti altri, soprattutto della sua generazione.
Questa storia non può che cominciare da metà, cioè da quando il Napolitano comunista ha già alle spalle una lunga carriera politica e di militanza nel Partito Comunista italiano.
Partiamo da qui perché questo punto di partenza ci aiuterà ad unire i puntini di una storia che nessuno è riuscito a capire prima che fosse troppo tardi.
Solo così possiamo comprendere come l’Italia sia stata abbandonata al destino che in tempi di coronavirus si svela come il più triste.
A dire il vero tutta l’evidenza della trappola in cui l’Italia è caduta già decenni fa, era emersa con il lavoro di retrospettiva svolto dal primo movimento sovranista.
Attenzione non stiamo parlando dei partiti populisti.
Vi sto parlando di qualcosa di cui nessuno di voi ha probabilmente mai sentito parlare prima di ora.
Si tratta di un movimento spontaneo (davvero quella volta) nato dalla detonazione della MMT, vera e propria bomba assemblata in Italia, dopo averne importato pezzi dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Francia, da Paolo Barnard.
Il sovranismo di fatto in Italia è nato lì (e morto non appena entrato in contatto con la politica, compresa quella che vi raccontano essere nata dal basso).
Chiusa la partentesi: sul tema trovate tutto in rete.
Ma ciò che si trova in rete, così come nella emeroteca, è anche la storia di Giorgio Napolitano. E si trovano tutti i pezzi del puzzle, già assemblati, ora che se ne è quasi uscito di scena.
Giorgio Napolitano contro l’Euro
Anzitutto va ricordato che la circolazione dell’ Euro è iniziata il 1 gennaio 2002, ma l’Italia aveva aderito al tasso di cambio “irreversibile” con le altre monete europee già nel 1998.
Trascorsi i 3 anni di parità con le altre monete aderenti all’Euro, ha finalmente aderito al sistema di circolazione della stessa moneta.
“Si cambi rotta, poiché l’Europa a guida tedesca rischierà di farci sbattere contro gli iceberg:
o ci salviamo tutti o affonderemo insieme.”
Tuonava Giorgio Napolitano riferendosi all’ineluttabile unione monetaria europea.
I passaggi che portarono l’Italia nell’Euro
– Capitolo lungo, quello sulla moneta unica, ma fondamentale per comprendere il tradimento di Napolitano –
Bisogna dire però che l’adesione all’Euro è la conseguenza di scelte fatte in precedenza.
Queste furono: l’adesione al Sistema Monetario Europeo (SME) del 1979, l’Atto Unico Europeo del 1986 e il Trattato di Maastricht del 1992.
Nel 1972, dopo la decisione di Nixon di sganciare il dollaro dalla convertibilità con l’oro, alcuni Paesi europei (esclusa l’Inghilterra) decisero di dar vita ad un sistema di cambi semirigidi, chiamato Serpente monetario Europeo (Sme).
Ciò comportava che le valute dei paesi aderenti avrebbero oscillato entro determinati margini attorno ad una parità centrale, l’Ecu (unità di conto europea).
Questa parità veniva calcolata come un paniere delle loro monete. Insomma una cosa tipo le 1936,27 lire a cui fu il cambio con lEuro.
L’Italia aderì inizialmente a questa parità centrale, ma ne uscì due anni dopo.
Allora da noi era particolarmente forte il conflitto sociale, e non si riteneva utile ancorare la Lira alle altre valute europee. In Italia, anziché soffocare il conflitto sociale con l’adesione ad una moneta forte, si preferì realizzare una politica di compromesso e di riforme simboleggiata dalla politica del Compromesso storico.
Essa vide per la prima volta il Partito Comunista partecipare alla co-decisione politica e poi anche la partecipazione alla maggioranza di governo. Questa politica, pur per certi versi criticata, vide anche la realizzazione di molte riforme, quali l’istituzione delle Regioni (prime elezioni nel ’75), la concessione del divorzio, l’aborto, la realizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.
FONTE:https://scenarieconomici.it/i-traditori-dellitalia-giorgio-napolitano/
LETTERA A “DIE WELT”
Matteo Salvini – 9 04 2020
Gentile “die Welt”,
ho visto con stupore il vostro titolo odierno che parla di “mafia che aspetta i soldi dall’Europa”. Vorrei ricordare ai vostri lettori, che meritano un’informazione equilibrata, che l’Italia è contribuente netto dell’Unione Europea dal 1989. Da allora, gli italiani hanno versato al bilancio dell’Unione un totale di 81 miliardi di euro. L’Italia ha anche fatto la sua parte con i fondi salvastati, versando a vario titolo oltre 57 miliardi. Come documentano studi di università tedesche, fra cui l’ESMT di Berlino, in molti casi, incluso quello della Grecia, il 95% dei fondi versati da paesi come l’Italia sono stati immediatamente girati alle banche creditrici, fra cui quelle tedesche. Siamo stati in grado di contribuire al progetto europeo anche perché dal 1992 l’Italia ha sempre avuto un avanzo primario del bilancio pubblico, tranne che nei due anni più gravi della crisi. Quello che appesantisce il bilancio pubblico italiano è la spesa per interessi, e in questo senso la decisione della signora Merkel di coinvolgere nel salvataggio della Grecia gli investitori privati (Private Sector Involvement), scatenando il fenomeno dello spread, ci ha penalizzato, mentre ha permesso alla Germania di finanziarsi a tassi negativi e di attirare capitali in cerca di un porto sicuro. Il Leibniz Institut di Halle ha dimostrato che grazie a questa mossa la Germania ha beneficiato di circa 100 miliardi di afflussi di capitali, sottratti ai mercati finanziari degli altri paesi membri. Vorrei infine ricordare che dall’inizio della crisi la Germania sta violando la regola che limita al 6% il surplus estero. Il successo delle imprese esportatrici tedesche, per il quale vi facciamo i nostri complimenti, significa però che l’economia tedesca prospera sulla spesa di altri paesi, che sono suoi clienti, e che quindi converrebbe trattare con rispetto.
In sintesi: i miliardi non sono mai arrivati in Italia dall’UE, né via bilancio comunitario, né via fondi salvastati, ma hanno preso sempre e solo direzione contraria, dall’Italia verso l’Europa, e noi non abbiamo mai chiesto se andassero a finanziare la malavita tedesca. Ci rimane invece qualche curiosità su chi finanzi, e per quali motivi, le tante navi delle ONG che nel Mediterraneo traghettano immigrati clandestini. Saremmo lieti di leggere su “Die Welt” un’inchiesta su questo problema, magari basata su fatti e non su insulti, per capirne un po’ di più su un fenomeno che avviene in violazione delle leggi nazionali e comunitarie e che riguarda e danneggia tutti, a partire dagli stessi immigrati.
Cordialmente,
Matteo Salvini
FONTE:https://www.facebook.com/salviniofficial/
SCIENZE TECNOLOGIE
Un solo mondo, una sola salute
Intervista a Domenico Britti, ordinario di Clinica medica Veterinaria e co-autore della pubblicazione “Molecular basis of COVID-19 relationships in different species: a one health perspective”.
Per infosec.news abbiamo intervistato il Prof. Domenico Britti, professore ordinario di Clinica medica veterinaria e Presidente della Scuola di Farmacia e Nutraceutica presso Università Magna Graecia di Catanzaro. Britti ha tra i suoi numerosi interessi scientifici i processi che coinvolgono la sanità pubblica e lo sviluppo del concetto di One-Health, ovvero che il mondo umano e animale, condividendo lo stesso ambiente hanno una sola medicina.
Recentemente, in collaborazione con colleghi della Statale di Milano e dell’UCSC/IRCCS Gemelli di Roma, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista “Microbes and Infection” il lavoro Molecular basis of COVID-19 relationships in different species: a one health perspective.
- Professore, innanzitutto grazie per aver accettato il mio invito. Ci può dire da dove nasce questo studio?
- Grazie a lei, non siamo dei presenzialisti, ma rispondiamo volentieri ad un garbato invito come il vostro. Lo studio nasce che nel mondo della Medicina Veterinaria è molto presente il concetto di One health, ovverosia riconoscere l’intima connessione tra salute umana, degli animali e dell’ambiente. Questo è un concetto fondante nella moderna Medicina.
- Quale crede possa essere l’impatto dei coronavirus animali sulla pandemia in corso?
- È un tema molto complesso, storicamente animali e uomini hanno condiviso, o per via alimentare o per lo stretto contatto vari patogeni. Il patogeno, sia esso virale, batterico, protozoario o superiore (nematodi, platelminti etc) non ha alcun interesse ad uccidere l’ospite ma cerca una convivenza e, nel tempo, questa continuità di passaggio animale-uomo e viceversa ha attenuto la virulenza di molti patogeni.
Faccio un esempio: il virus vaiolo (malattia virale della famiglia poxvirus) ha attraversato la storia dell’uomo con focolai che si sono ripetuti in Europa mietendo centinaia di migliaia di vittime all’anno. Intorno al XVIII secolo, si aveva l’evidenza che le persone che vivevano a stretto contatto con equini e bovini prendevano la malattia in forma lieve, ad es. nei mungitori si limitava alle mani. In qualche modo, dunque, quel virus era diventato meno letale. Questo portò un medico inglese, Edward Jenner, a concepire l’idea di inoculare il materiale prelevato dalle pustole vaiolose delle mani di una mungitrice, a degli esseri umani, al fine di immunizzarli. L’intuizione funzionò, erano nati contemporaneamente il primo vaccino e la prima vaccinazione. Oggi si pensa che l’intuizione di Jenner fosse ispirata dal fatto che mercanti inglesi avevano visto e riportato questa pratica in altre aree del mondo, forse in Cina, ma in quel momento storico, l’Inghilterra era una nazione potente e gli altri Stati europei, pur essendo a volte in conflitto con essa, guardavano all’Inghilterra con ammirazione e la pratica inglese si diffuse il Europa salvando la vita a milioni di persone.
Sempre nel solco dei virus condivisi tra animali e uomo basti pensare che il virus del cimurro del cane, quello della peste bovina e quello del morbillo nell’uomo sono parenti strettissimi.
- Molti mezzi di informazione (da “Il Salvagente” fino al sito web dell’ANMVI) hanno captato solo la parte del vostro lavoro che sottolineava gli aspetti positivi del contatto con gli animali, però a me è parso che nel lavoro sottolineavate anche dei pericoli. Potrebbe aiutare i nostri lettori a comprendere meglio questo tema?
- Questo è un problema comune nella divulgazione: per poter comprendere appieno un testo scientifico non basta la semplice lettura ma è necessaria una stratigrafia di concetti e competenze.
Nel nostro articolo sosteniamo che le analogie tra alcune proteine chiave per il riconoscimento e l’infezione del virus SARS-CoV-2 e quelle che appartengono a virus simili nei nostri animali domestici potrebbero aprire ragionamenti interessanti legati alla suscettibilità e, in questo studio in particolare, alla parziale protezione dal virus. Ma questi sono dati preliminari che, comunque, andranno validati sperimentalmente. Ovviamente in un mondo spaventato dal COVID-19 non mi meraviglia che questa scheggia di scienza abbia mosso chiavi di lettura molteplici. In sintesi, l’idea di fondo e che promuovo con forza, è che l’uomo, con il mondo animale, condivide batteri, virus e parassiti ma spesso le “due medicine” umana e veterinaria, al di là di una professione di intenti (il concetto di One Health, tante volte propagandato) non riescono a condividere informazioni e obiettivi.
- La comunità scientifica si sta muovendo per studiare gli effetti del virus sugli animali diversi dall’uomo. che SARS-CoV-2 possa creare danni alla fauna selvatica e all’industria zootecnica?
- In medicina veterinaria siamo abituati da molto tempo ad avere a che fare con questo tipo di virus, ceppi di Coronavirus sono presenti da molte decine di anni in molte specie domestiche di interesse commerciale, dal bovino al pollame, e di interesse affettivo (cane e gatto), ne conosciamo già la clinica e, dove è stato possibile, sono già stati sviluppati vaccini.
- Secondo lei la comunità scientifica dei Veterinari è stata coinvolta a sufficienza nelle ricerche sulla pandemia in corso? Se no, come pensa che il Veterinario possa contribuire all’ulteriore formazione di conoscenze su questo tema?
- In questa crisi, purtroppo, ho notato uno scarso coinvolgimento dei medici veterinari nelle diverse strutture e Task-force che hanno come scopo quello di arginare questa pandemia. È un peccato, i veterinari sono abituati alla gestione e al contenimento delle epidemie, alla sorveglianza sanitaria, allo sviluppo dei vaccini.
Questo è un problema con una lunga storia, che è collegata all’abbandono delle attività agricole e alla perdita di memoria della civiltà contadina. Sempre di più le persone pensano al medico veterinario come al medico dei loro cani e dei loro gatti, dimenticando che è anche il medico che sovrintende alla sanità e igiene degli allevamenti, alla sicurezza degli alimenti che da questi provengono nell’interesse del consumatore, alla sorveglianza delle frontiere per evitare che focolai epidemici di malattie che metterebbero a rischio il patrimonio zootecnico nazionale possano colpire gli interessi della nostra Nazione.
In questi giorni a volte sono stato preoccupato dal modo in cui, a livello mondiale e nazionale, è stata affrontata la pandemia: incertezze, lungaggini, gruppi di lavoro enormi, conferenze stampa ed esposizioni mediatiche rilevanti. Io penso che i professionisti che sanno fare agiscono di conseguenza senza perdere tempo in passerelle e, soprattutto, una Nazione progredita debba già avere dei piani di intervento con strategie apposite già tracciate. Si premiano i cavalli che vincono le corse e non quelli che hanno i fiocchi più belli alla partenza.
Ringraziamo ancora una volta il Professor Britti per il suo generoso colloquio e per l’eccellente lavoro pubblicato. E, soprattutto, ringraziamo tutti i nostri lettori!
FONTE:https://www.infosec.news/2020/04/23/news/campanello-di-allarme/un-solo-mondo-una-sola-salute/
Reazioni emotive e coronavirus
Federica Francesconi 13 04 2020
Mi dispiace dirlo ma dopo due mesi di osservazione delle reazioni eccessivamente emotive che la gente ha messo in atto di fronte al pericolo del Corona Virus, sono arrivata alla seguente conclusione.
Le persone che sono cadute nella psicosi da Corona Virus sono dotate di scarsa intelligenza logica. Non mi riferisco al Quoziente Intellettivo, no, mi riferisco proprio alla capacità di un essere umano dotato in teoria di 180 miliardi di neuroni di unire i puntini, di avere una visione d’insieme di un problema, di creare nessi e di rilevare incongruenze.
Ora, anche persone apparentemente molto intelligenti, magari più intelligenti della media secondo certi parametri scientisti, sono incapaci di mettere l’emotività da parte e di concentrarsi solo sugli elementi di un problema. In parole povere, queste persone non hanno la capacità di pensare in modo critico, dove per “critico” si intende la capacità di interpretare un evento che prenda in considerazione solo i suoi elementi interni e non, come la maggior parte fa, le interpretazioni, già inquinate in partenza, provenienti all’esterno. Inquinate perché soggettive. Il potere fa leva proprio sui meccanismi dell’emotività umana per tenere in scacco le persone.
Ora dirò un’altra cosa che dispiacerà ai contatti di genere femminile che mi seguono. Purtroppo, sono proprio le donne nella maggioranza dei casi che per fattori naturali e ragioni culturali sono più succubi dell’emotività, che dimostrano meno apertura mentale e una minore capacità di ragionare in modo critico.
Le ho osservate in questi mesi in azione nei supermercati e in altri luoghi pubblici e ne ho letto sui social i ragionamenti deliranti. Mi hanno fatto una gran pena. Ragionamenti banali e conformisti, ai limiti della disabilità psichica, comportamenti da primati, cioè da scimmie in preda all’isteria, stereotipati e meccanici. Le donne da questa esperienza, lo dico da donna, ne escono molto, ma molto male. Ne escono come le principali vittime della propaganda dello Stato di polizia e come le principali propagatrici del Pensiero unico.
Sinceramente mi vergono un poco di appartenere a tale categoria umana. Non mi sono mai sentita particolarmente vicina al mondo femminile, preferendo sempre interagire di più con il mondo maschile, da cui mi sento compresa e che a mia volta comprendo. Il mondo femminile mi è estraneo. E dopo questa esperienza il solco che con gli anni si è creato tra me e il mondo femminile, a parte poche eccezioni, sarà ancora più profondo.
FONTE: https://www.facebook.com/1165264657/posts/10218959321311752/
Altri 8 esperti che mettono in discussione il panico da Coronavirus
Off-guardian.org
Il nostro terzo lotto di esperti medici che dissentono dal “consensus” mediatico/politico. [qui il primo e il secondo]
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Il dottor John Lee è un consulente istopatologo inglese presso il Rotherham General Hospital e già professore clinico di patologia alla Hull York Medical School. È particolarmente noto al grande pubblico come copresentatore (con Gunther von Hagens) di Anatomia per principianti (proiettato nel Regno Unito su Channel 4 nel 2005), Autopsia: Vita e morte (Channel 4, 2006) e Autopsia: Pronto soccorso (Channel 4, 2007).
Quello che dice:
Ma c’è un altro problema, potenzialmente ancora più grave: il modo in cui vengono registrate le morti. Se qualcuno muore a causa di un’infezione respiratoria nel Regno Unito, la causa specifica dell’infezione non viene solitamente registrata, a meno che la malattia non sia una rara “malattia da notificare”.
Quindi la stragrande maggioranza dei decessi respiratori nel Regno Unito viene registrata come broncopolmonite, polmonite, vecchiaia o una denominazione simile. In realtà non effettuiamo test per l’influenza o altre infezioni stagionali. Se il paziente ha, ad esempio, un cancro, una malattia del motoneurone o un’altra malattia grave, questa sarà registrata come causa di morte, anche se la malattia finale è stata un’infezione respiratoria. Ciò significa che le certificazioni del Regno Unito normalmente non registrano i decessi dovuti a infezioni respiratorie.
Ora guardate cosa è successo dalla nascita di Covid-19. L’elenco delle malattie da notificare è stato aggiornato. Questo elenco – oltre a contenere il vaiolo (che è estinto da molti anni) e condizioni come antrace, brucellosi, peste e rabbia (che la maggior parte dei medici del Regno Unito non vedranno mai in tutta la loro carriera) – è stato ora modificato per includere Covid-19. Ma non l’influenza. Ciò significa che ogni test positivo per la Covid-19 deve essere notificato, in modo che non sia per l’influenza o per la maggior parte delle altre infezioni.
– How deadly is the coronavirus? It’s still far from clear, The Specator, 28th March 2020
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Pochi test sono stati effettuati in pazienti con sintomi lievi. Ciò significa che il numero di test positivi sarà molto inferiore al numero di persone che hanno avuto la malattia. Sir Patrick Vallance, il principale consulente scientifico del governo, ha cercato di sottolinearlo.
Ha suggerito che la cifra reale del numero di casi potrebbe essere da 10 a 20 volte superiore a quella ufficiale. Se ha ragione, il tasso di mortalità dovuto a questo virus sarà da 10 a 20 volte inferiore a quello che risulta dalle cifre pubblicate.
[…]
La distinzione tra morire ‘con’ Covid-19 e morire ‘a causa’ di’ Covid-19 non è solo spaccare il capello in quattro. Consideriamo alcuni esempi: una donna di 87 anni con demenza in una casa di cura; un uomo di 79 anni con cancro alla vescica metastatico; un uomo di 29 anni con leucemia trattato con chemioterapia; una donna di 46 anni con malattia motoneuronica per 2 anni.
Tutti sviluppano infezioni al torace e muoiono. Tutti i test sono positivi al Covid-19. Eppure tutti erano vulnerabili alla morte per infezione toracica da qualsiasi causa infettiva (inclusa l’influenza).
– How to understand & report figures for ‘Covid deaths’, The Spectator, 29th March 2020
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Il Dr. John Oxford è un virologo inglese e professore alla Queen Mary, Università di Londra. È uno dei maggiori esperti di influenza, tra cui l’influenza aviaria, l’influenza spagnola del 1918 e l’HIV/AIDS.
Quello che dice:
Personalmente, direi che il consiglio migliore è quello di passare meno tempo a guardare i notiziari televisivi, che sono sensazionalistici e non molto buoni. Personalmente, ritengo che questo focolaio di Covid sia simile a una brutta epidemia di influenza invernale. In questo caso, l’anno scorso abbiamo avuto 8000 decessi nei gruppi “a rischio”, vale a dire oltre il 65% delle persone con malattie cardiache, ecc. Non credo che l’attuale Covid supererà questo numero. Siamo colpiti da un’epidemia mediatica!
– A VIEW FROM THE HVIVO / OPEN ORPHAN #ORPH LABORATORY”, post del blog sul sito di Novus Communications, 31 marzo 2020
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Il Prof. Knut Wittkowski è un ricercatore tedesco-americano e professore di epidemiologia. Ha lavorato per 15 anni sull’epidemiologia dell’HIV prima di dirigere per 20 anni il Dipartimento di Biostatistica, Epidemiologia e Design della ricerca presso la Rockefeller University di New York.
Quello che dice:
Con tutte le malattie respiratorie, l’unica cosa che ferma la malattia è l’immunità del gregge. Circa l’80% delle persone deve essere entrato in contatto con il virus, e la maggior parte di loro non avrà nemmeno riconosciuto di essere stata infettata, o di avere sintomi molto, molto lievi, soprattutto se si tratta di bambini. Quindi, è molto importante tenere aperte le scuole e i bambini si mescolano per diffondere il virus e ottenere l’immunità del gregge il più velocemente possibile.
[…] Stiamo sperimentando ogni sorta di conseguenze controproducenti di una politica non ben ponderata
[…] Sono un epidemiologo da 35 anni, e da 35 anni faccio il modello delle epidemie. È un piacere avere la capacità di aiutare le persone a capire, ma è una lotta per farsi ascoltare.
VIDEO QUI:https://youtu.be/lGC5sGdz4kg
Il dottor Klaus Püschel è patologo forense tedesco ed ex professore di medicina legale all’Università di Essen e attuale direttore dell’Istituto di medicina legale del Centro medico universitario di Amburgo-Eppendorf. Ha lavorato a molte autopsie degne di nota, nonché a studi archeologici forensi di alto profilo.
Contrariamente alle linee guida dell’Istituto Robert Koch, il suo ufficio di Amburgo ha iniziato a differenziare i decessi con e da coronavirus, il che ha portato a una diminuzione dei decessi di Covid19.
Quello che dice:
Questo virus influenza le nostre vite in modo del tutto eccessivo. Questo è sproporzionato rispetto al pericolo rappresentato dal virus. E i danni economici astronomici che ora vengono causati non sono commisurati al pericolo rappresentato dal virus. Sono convinto che il tasso di mortalità di Corona non si presenterà nemmeno come un picco di mortalità annuale.
Tutti quelli che abbiamo esaminato finora avevano il cancro, una malattia polmonare cronica, erano forti fumatori o gravemente obesi, soffrivano di diabete o avevano una malattia cardiovascolare. Il virus è stata l’ultima goccia che ha rotto la schiena al cammello, per così dire […] Covid-19 è una malattia mortale solo in casi eccezionali, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un’infezione virale prevalentemente innocua.
– “Der streit ums richtige Mas”, Hamburger Morgenpost, 3 aprile 2020
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In diversi casi, abbiamo anche scoperto che l’attuale infezione da corona non ha nulla a che fare con l’esito fatale, perché sono presenti altre cause di morte, ad esempio un’emorragia cerebrale o un infarto. [Covid19] non è una malattia virale particolarmente pericolosa […] Tutte le speculazioni sulle morti individuali che non sono state esaminate in modo esperto alimentano solo l’ansia.
– “Von den Toten lernen für die Lebenden”, Hamburger AbendBlatt, 2 aprile 2020
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Il dottor Alexander Kekulé è un medico e biochimico tedesco. Dal 1999 è titolare della cattedra di microbiologia e virologia medica presso l’Università Martin Luther di Halle-Wittenberg ed è attualmente direttore dell’Istituto di microbiologia medica dell’Ospedale universitario di Halle.
Cosa dice:
È impossibile aspettare un vaccino […] Il più veloce che possiamo avere un vaccino pronto è tra sei mesi. In base all’esperienza, direi che la realtà è più vicina a un anno. Non possiamo stare in isolamento per sei mesi o un anno. Se lo facessimo, la nostra società e la nostra cultura sarebbero rovinate.
[…] È molto, molto improbabile che le persone sotto i 50 anni muoiano o si ammalino gravemente a causa del coronavirus. Dobbiamo lasciare che si infettino, in modo che possano sviluppare l’immunità.
– “‘Infect the young and isolate those at risk’ – One German scientist’s plan to end the lockdown”, The Telegraph, 11 aprile 2020
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Il dottor Claus Köhnlein è un internista tedesco con sede a Kiel e coautore del libro Virus Mania
Quello che dice:
[Il test del coronavirus] è un test basato sul PCA, in cui vengono programmati i falsi positivi.
Metà dei [test positivi] potrebbero essere sbagliati. I test PCA spesso mostrano falsi positivi. Potete chiedere al professor Gigerenzer di Berlino in merito a questa area problematica. I test sono molto sensibili. Se si dispone di una sola molecola di qualcosa, il test può risultare positivo. Questo non significa che il paziente sia malato, o che abbia il coronavirus; non viene isolato, ma ci si affida completamente a questi test.
Al momento non si può dire quanto sia realmente alto il tasso di mortalità, abbiamo bisogno di molti più test e di molte più persone malate o decedute. È troppo presto.
Ma il panico che si diffonde è in gran parte fondato su notizie provenienti dall’Italia. E oggi non si sa quanto di queste sia una notizia falsa. Ho visto medici italiani online, dove ho il forte sospetto che ci sia qualcosa che non va in quello che dicono.
Sono un clinico e non vedo una nuova malattia all’orizzonte. Se togliessi il test, la vita continuerebbe come prima, non ci sarebbe niente da vedere.
VIDEO
Il dottor Gérard Krause è a capo del Dipartimento di Epidemiologia presso il Centro Helmholtz per le Infezioni di Braunschweig, direttore dell’Istituto di Epidemiologia delle Malattie Infettive di TWINCORE ad Hannover e presidente del Dottorato di Ricerca in Epidemiologia presso la Hannover Medical School. Coordina inoltre l’Epidemiologia delle infrastrutture traslazionali presso il Centro tedesco per la ricerca sulle infezioni (DZIF).
Cosa dice:
Dobbiamo mantenere queste gravi misure sociali al minimo, perché potrebbero potenzialmente causare più malattie e morti del coronavirus stesso.
Anche se la mia attenzione si concentra sulle malattie infettive, credo che sia imperativo considerare l’impatto su altri settori della salute e della società. Noi come società non dobbiamo concentrarci solo sulle vittime del virus corona.
Sappiamo che la disoccupazione, ad esempio, causa malattie e persino un aumento della mortalità. Può anche spingere le persone al suicidio. Limitare la libertà di movimento può avere un ulteriore impatto negativo sulla salute pubblica.
Non è così facile calcolare direttamente tali conseguenze, ma esse si verificano comunque e possono essere più gravi delle conseguenze delle infezioni stesse.
– Intervista per zdf.de, 29 marzo 2020
Il dottor Gerd Gigerenzer è uno psicologo tedesco, professore di psicologia e direttore del Centro Harding per l’alfabetizzazione al rischio presso il Max Planck Institute for Human Development di Berlino.
Quello che dice:
L’epidemia di influenza suina del 2009 ha ucciso centinaia di migliaia di persone, soprattutto in Africa e nel Sudest asiatico. Ma in Europa, dove la minaccia era relativamente piccola, i media hanno aggiornato quotidianamente il bilancio dei morti e il numero di casi sospetti. Nel Regno Unito, il governo ha previsto che ben 65.000 cittadini potrebbero morire a causa della malattia. Alla fine ne sono morti meno di 500.
Prevedibilmente, tale contabilità quotidiana ha scatenato paura e ha portato i politici a prendere decisioni affrettate e sconsiderate – come l’accumulo di farmaci – senza esaminare le prove. Tutti gli occhi erano concentrati sul nuovo virus sconosciuto e non sulla protezione delle persone da minacce più letali, come l’influenza stagionale, che nel 2009 ha ucciso più persone di quante ne abbia uccise l’influenza suina. E lo fa ancora – come sarebbe chiaro se i media ci bombardassero con aggiornamenti ogni ora sul numero di morti per influenza.
Allo stesso modo, milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, muoiono ogni anno di malaria e tubercolosi. E solo negli Stati Uniti, le infezioni contratte in ospedale uccidono ogni anno circa 99.000 pazienti. Eppure, queste persone sfortunate non ricevono alcuna attenzione.
Perché siamo più spaventati da ciò che ha meno probabilità di ucciderci?
[…]
L’influenza suina si è diffusa, molti governi hanno seguito i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e hanno fatto scorta di Tamiflu, un farmaco che è stato commercializzato per proteggere dalle gravi conseguenze dell’influenza. Tuttavia, molti consulenti esperti dell’OMS avevano legami finanziari con i produttori di farmaci, e non ci sono ancora prove che il Tamiflu sia efficace. Gli Stati Uniti hanno sprecato oltre 1 miliardo di dollari, e il Regno Unito oltre 400.000 sterline (522.000 dollari), per questo farmaco – denaro che invece avrebbe potuto essere investito per migliorare l’assistenza sanitaria.
– Why What Does Not Kill Us Makes Us Makes Us Makes Us Panic, Project Syndicate, 12 marzo 2020
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BONUS: Il dottor Pietro Vernazza della Svizzera è stato inserito nella nostra prima “lista di esperti”, ma da allora ha scritto altri quattro articoli su vari aspetti del coronavirus, tra cui programmi di test, maschere mediche e se la chiusura delle scuole può essere controproducente.
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Se trovate altri esempi di esperti degni di nota che si discostano dalla narrazione tradizionale, potete pubblicarli qui sotto. Come sempre, questa lista sarebbe stata impossibile da costruire senza la Swiss Propaganda Research. Seguite il loro lavoro e condividetelo ampiamente. Una risorsa indispensabile.
Fonte: https://off-guardian.org/2020/04/17/8-more-experts-questioning-the-coronavirus-panic/
FONTE:https://comedonchisciotte.org/8-altri-esperti-che-mettono-in-discussione-il-panico-da-coronavirus/
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